Trump parla, i mercati non crollano. Coincidenza o segnale? C’è qualcosa nel prezzo del petrolio e nelle sue parole che il mercato ha già letto. Ed ora di capirlo prima che sia troppo tardi.
Le parole di Donald Trump sul suo social Truth non lasciano spazio a interpretazioni ambigue: «Un’intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà.» Eppure i mercati non hanno tremato. Infatti, poco dopo è arrivata una tregua. Una tregua che ha fatto esplodere i mercati. Una tregua che però è stata infranta e che comunque non sembra far paura ai mercati.
Forse i mercati sanno qualcosa che noi non sappiamo? Per capire la reazione, o meglio, la non-reazione, dei mercati, è necessario uscire dalla singola dichiarazione e osservare la sequenza. Trump lancia l’allarme apocalittico. Poi arriva la tregua con l’Iran: due settimane, annunciata con la stessa enfasi con cui erano state pronunciate le minacce. Poi le bombe israeliane tornano a cadere sul Libano, «scaramucce», precisa Trump, «non incluse nella tregua». Nel frattempo, i negoziati di Islamabad vacillano, Teheran valuta la chiusura dello Stretto di Hormuz: «Così non ha senso trattare», dichiarano le fonti iraniane.
Apri, chiudi. Minaccia, tregua. Escalation, de-escalation. È un ritmo che i mercati hanno già imparato a memoria. E che, proprio per questo, hanno smesso di temere. [...]
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