Non solo petrolio e gas, adesso è crisi di minerali

Alessandro Nuzzo

25 Aprile 2026 - 15:00

Con la guerra in Iran e il blocco dello stretto di Hormuz, i problemi di approvvigionamento iniziano a non riguardare solo petrolio e gas ma anche i minerali.

Non solo petrolio e gas, adesso è crisi di minerali

C’è una conseguenza importante legata alla guerra in Iran, scoppiata il 28 febbraio con i bombardamenti di Israele e Stati Uniti sul Paese mediorientale, e riguarda l’approvvigionamento energetico. Come molti sanno, l’Iran, in risposta a quegli attacchi, ha bloccato lo stretto di Hormuz, un passaggio strategico che controlla direttamente e che riveste un’importanza cruciale: ogni giorno vi transitavano decine di navi cariche di petrolio, gas e altre materie prime provenienti dai Paesi del Golfo Persico e dirette verso l’Occidente.

La conseguenza più immediata si sta già riflettendo sul mercato energetico, con il prezzo del petrolio che è salito drasticamente nell’ultimo mese. Si tratta dell’effetto diretto di una riduzione dell’offerta a fronte di una domanda che resta elevata. Le scorte iniziano a diminuire e in Occidente cresce la preoccupazione. Gli Stati stanno cercando fonti alternative di approvvigionamento, ma se lo stretto dovesse restare chiuso ancora a lungo, si rischierebbe una vera e propria carenza di risorse.

Le conseguenze, però, non si limiteranno al solo mercato energetico. Attraverso lo stretto transitano anche numerosi minerali fondamentali per la produzione industriale, tra cui quelli necessari per i semiconduttori. Il blocco potrebbe quindi avere ripercussioni molto più ampie sull’intero sistema produttivo globale.

Prezzi in aumento e scorte in diminuzione non solo per petrolio e gas

Il risultato sarà innanzitutto un aumento dei prezzi sui mercati delle materie prime e, in prospettiva, una possibile riorganizzazione delle filiere produttive verso aree del mondo considerate più stabili dal punto di vista geopolitico. L’Iran, oltre a essere ricco di petrolio e gas, possiede anche importanti giacimenti di terre rare, soprattutto nelle regioni centrali. Questi materiali sono oggi essenziali per numerosi settori industriali e il blocco dello stretto, con il conseguente rallentamento delle esportazioni, rischia di compromettere l’intera catena di approvvigionamento.

Inoltre, gli effetti della crisi non riguarderanno solo le materie prime principali, ma anche i sottoprodotti della raffinazione del petrolio, come zolfo, elio e nafta. Si tratta di elementi utilizzati in molteplici applicazioni industriali: dai fertilizzanti agli insetticidi, dalla produzione di plastica fino ai semiconduttori. La riduzione della disponibilità di queste risorse porterà inevitabilmente a un aumento dei costi, con un impatto diretto sui prezzi dei prodotti finali. Come spesso accade, il peso maggiore ricadrà sui consumatori.

Se la situazione dovesse protrarsi, la carenza di minerali diventerebbe sempre più evidente, costringendo le industrie a rallentare la produzione. Attualmente, molte aziende stanno utilizzando le scorte accumulate oppure stanno cercando fornitori alternativi in altri Paesi. Tuttavia, in alcune aree dell’Asia meridionale e del Sud-Est asiatico si iniziano già a registrare segnali di difficoltà nell’approvvigionamento di queste materie.

Infine, non va sottovalutato l’impatto sul settore delle energie rinnovabili. Molti dei minerali coinvolti sono infatti indispensabili per la produzione di tecnologie verdi. Una loro carenza potrebbe rallentare la transizione energetica, con effetti anche sulla produzione di pannelli solari e altre infrastrutture legate alle fonti rinnovabili.

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