Venezuela, Groenlandia e chissà che altro. Le mire di Trump non si fermano e potrebbero concentrarsi su questa isola europea.
L’attacco degli Stati Uniti al Venezuela va ben oltre i due Stati coinvolti e, come le continue minacce alla Groenlandia confermano, ben oltre l’America Latina stessa. Questa rinnovata politica estera di controllo dell’amministrazione Trump è molto più chiara di quanto non si vorrebbe credere. Temere ingerenze in altri territori strategici è del tutto comprensibile in quest’ottica, per quanto allarmistico possa suonare. E c’è in particolare un’altra isola europea che potrebbe finire nel mirino di Washington, secondo la ricostruzione di vari esperti e di alcuni politici portoghesi.
Si tratta infatti delle Isole Azzorre, un arcipelago nell’Atlantico che è regione autonoma del Portogallo, per cui gli Stati Uniti hanno da tempo mostrato interesse, sebbene con toni ben più miti di quelli riservati alla Groenlandia. Considerando l’ubicazione funzionale delle Isole Azzorre e la già abbondante presenza militare americana è opportuno almeno riconoscere un potenziale pericolo. Di fatto, l’amministrazione Trump non ha fatto davvero mistero (neanche nel primo mandato) di una visione geopolitica ben precisa, che passa anche dal controllo delle isole strategiche come leva di potere globale.
Le isole di questo tipo, spesso percepite come periferiche e secondarie rispetto alle dinamiche internazionali, possono infatti rivelarsi determinanti nei giochi di potere tra le nazioni. Oggi che la geografia torna a contare anche un’isola nel mezzo dell’Atlantico può diventare oggetto di desiderio delle grandi potenze. Secondo analisti e diplomatici le Isole Azzorre potrebbero essere il prossimo oggetto di contesa, per quanto nessuno possa davvero anticipare la prossima mossa del tycoon, al momento concentrato sulla Groenlandia.
Le Isole Azzorre nel mirino degli Stati Uniti?
Le Isole Azzorre sono fra i tanti territori che ospitano basi militari statunitensi, un pretesto che sembra leggero per ipotizzare pretese di controllo di Washington, ma solo se si dimentica di osservare il quadro generale. La presenza americana nell’arcipelago è comunque ben radicata, cominciata già durante la Seconda guerra mondiale e poi rivelatasi fondamentale per lo svolgimento delle operazioni Nato.
È peraltro innegabile che gli sforzi statunitensi per includere il Portogallo proprio nella creazione dell’Alleanza siano stati condizionati dalla posizione strategica dell’arcipelago, che era e rimane un nodo cruciale per il controllo delle rotte atlantiche. Grazie all’accordo bilaterale, comunque, l’Isola di Terceira ospita la base militare statunitense di Lajes Field, infrastruttura essenziale per numerose operazioni Nato, ma pure di logistica militare e intelligence. Ci sono quindi circa 165 unità dell’Aeronautica militare Usa di stanza a Terceira, che non è poi così singolare.
Se però Trump volesse estendere le mire imperialistiche alle Isole Azzorre, non accontentandosi dell’uso concordato (come sembra temere la politica portoghese), il problema sarebbe condiviso dall’intero Occidente. Non è così difficile immaginarlo, visto che le Isole Azzorre permetterebbero a Trump di consolidare il controllo delle rotte, della sicurezza e delle comunicazioni in un Atlantico tornato terreno di competizione globale.
Come la storia insegna, l’arcipelago si trova in una posizione ideale tra Nord America, Europa e Africa. Un maggiore controllo, che sia operativo, politico o legato alla presenza militare, permetterebbe di rafforzare i legami con l’Europa mantenendo al contempo un monitoraggio difensivo da Cina e Russia. Senza contare che nei prossimi anni l’arcipelago potrebbe rivelarsi determinante nei prossimi 10 anni, con il territorio esposto fortemente al cambiamento climatico e quindi più vulnerabile, ma pure essenziale per nuove rotte commerciali.
Insomma, un caso molto simile a quello della Groenlandia. Mentre quella delle Isole Azzorre è una mera teoria, tuttavia, l’ombra statunitense sulla Groenlandia è osservabile. La Casa Bianca è stata cristallina sul punto, dichiarandosi pronta a un accordo che taglia fuori la Danimarca (che intanto protesta per l’ingerenza) ma anche all’uso della forza qualora necessario.
L’isola è fondamentale per la sicurezza nazionale, secondo Washington, poiché cruciale per ostacolare i “nemici” nell’Artico. Operazione che l’Ue invita a eseguire nel modo corretto e democratico, ossia nell’ambito Nato. Lo stesso potrebbero dire Russia e Cina, ma questo è un altro problema ancora. In ogni caso, non sembra che l’intervento di Bruxelles sia una mediazione efficace, visto che l’amministrazione Usa ostenta le sue capacità militari e non ha paura di usarle per forzare la mano in “accordi” di dubbio vantaggio.
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