Banche: se il debito è basso scatta il risarcimento per l’azienda. Una sentenza della Corte di Cassazione che pone un freno alle segnalazioni automatiche da parte delle banche.
In quali casi la banca deve risarcire per aver segnalato un cliente alla Centrale dei Rischi come cattivo pagatore? Con l’ordinanza n. 5593 del 12 marzo 2026 la Corte di Cassazione pone un freno alle segnalazioni automatiche alla Centrale dei Rischi da parte della banca.
Una segnalazione, infatti, può incidere molto sulla sopravvivenza di un’impresa, compromettendo l’accesso al credito. Proprio per questo la Suprema Corte ribadisce che non basta un solo debito per segnalare il cliente.
Segnalazione automatica alla Centrale dei Rischi
L’ordinanza degli Ermellini trae origine dal ricorso presentato da due società contro un istituto di credito che è sfociato nella richiesta di risarcimento milionaria. La banca, infatti, aveva effettuato una segnalazione alla Centrale dei Rischi considerata illegittima. In primo grado e in appello la richiesta delle due imprese era stata rigettata per poi approdare alla Corte di Cassazione.
Il contenzioso nasceva da un rapporto di leasing per l’acquisto di alcuni macchinari che aveva esposto una delle due imprese a un debito di 41.800 euro per non aver corrisposto il dovuto per il 2003 e 2004. Inizialmente, impresa e banca avevano tentato di arrivare a una definizione transattiva, senza però che fosse estinto il debito.
La banca aveva segnalato l’impresa alla Centrale dei Rischi impedendo l’accesso al credito anche all’altra impresa, ritenuta collegata. A questo punto le due società aveva avviato un ricorso verso la banca chiedendo un risarcimento di 2,5 milioni di euro per danni patrimoniali e non patrimoniali. Ritenendo il danno non provato in primo grado la richiesta era stata rigettata. In appello era stata confermata la decisione.
La pronuncia della Corte di Cassazione, però, pone l’attenzione sulla nozione di sofferenza rilevante necessaria per la segnalazione alla Centrale dei Rischi.
Non basta un inadempimento per avviare la segnalazione ma è necessario valutare complessivamente la situazione economica e patrimoniale del debitore. Se il soggetto versa in uno stato di insolvenza a causa di difficoltà economiche che non siano soltanto temporanee, la segnalazione è legittima. Nel caso, invece, non siano state svolte indagini sulla situazione economico-patrimoniale si configura un illecito civile, soprattutto se la segnalazione è effettuata con superficialità.
Un debito non basta per essere segnalati
Rilevare soltanto la presenza di un debito, senza valutare la reale consistenza patrimoniale arreca un danno ingiusto alle imprese, mettendo a rischio la loro capacità di riuscire a stare sul mercato. La segnalazione, infatti, comporta la preclusione all’accesso a nuovi finanziamenti con revoca delle linee di credito in essere.
Prima della segnalazione alla Centrale dei Rischi la banca deve provvedere ad accertare la situazione patrimoniale, altrimenti si espone a una responsabilità risarcitoria immediata.
La Corte di Cassazione, quindi, accertato che la situazione economico-patrimoniale delle imprese non era in deficit, rinvia la quantificazione del danno patrimoniale e non patrimoniale subito dalle imprese al giudice di merito che dovrà stabilire il danno emergente, valutando i costi vivi sostenuti, e il danno di lucro cessante, valutando le opportunità di affari perdute a causa della segnalazione che ha portato a un declassamento del rating (per un’azienda essere considerata cattiva pagatrice è un danno al marchio e alla credibilità verso fornitori e partner, non solo verso le banche).
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