Nike taglierà 1.400 posti di lavoro. Ecco le posizioni più a rischio

P. F.

24 Aprile 2026 - 18:01

Nike annuncia il taglio di 1.400 posti di lavoro tra Nord America, Asia ed Europa: il settore tecnologico sarà il più colpito dal piano di ristrutturazione del colosso dell’abbigliamento.

Nike taglierà 1.400 posti di lavoro. Ecco le posizioni più a rischio

Nike ha annunciato un nuovo piano di tagli che interesserà circa 1.400 dipendenti a livello globale, con l’obiettivo di snellire i processi operativi e razionalizzare la struttura organizzativa. Il colosso dell’abbigliamento sportivo continua a fare i conti con un prolungato rallentamento delle vendite, in un contesto di mercato sempre più competitivo. Secondo quanto riportato da Reuters, il Chief Operating Officer del gruppo Venkatesh Alagirisamy ha confermato che i licenziamenti riguarderanno principalmente il comparto tecnologico in Nord America, Asia ed Europa.

Si tratta dell’ennesimo intervento di ridimensionamento dell’organico deciso dalla multinazionale statunitense, dopo la riduzione di 775 posizioni avvenuta lo scorso gennaio nell’ambito di un più ampio piano di accelerazione dell’automazione aziendale. Nel frattempo il titolo continua a soffrire in Borsa: nell’ultimo triennio le azioni del marchio hanno perso oltre la metà del loro valore, mentre concorrenti più dinamici come On, Hoka e Anta hanno conquistato crescenti spazi sugli scaffali dei rivenditori internazionali.

Nike taglia il personale: i settori più colpiti dal piano di ristrutturazione

La nuova tornata di licenziamenti annunciata da Nike si concentrerà in modo particolare sulle operazioni globali del gruppo, con un impatto significativo soprattutto sulle divisioni tecnologiche dislocate nei principali mercati. Il management ha spiegato che la decisione consentirà all’azienda di integrare meglio le catene di approvvigionamento relative a materiali, calzature e abbigliamento, concentrando al contempo le attività tecnologiche in due poli principali: la sede centrale in Oregon e il Nike India Technology Center.

Già nel mese di marzo la società aveva segnalato alla Security Exchange Commission (SEC) la possibilità di ulteriori correzioni nell’organico, anticipando di fatto le misure rese ufficiali in queste ore. L’annuncio, dai toni decisi, non ha sorpreso gli osservatori del settore, che lo considerano in linea con le dinamiche già emerse negli ultimi mesi. Più critica invece un’altra interpretazione, secondo cui i tagli potrebbero indicare difficoltà più profonde rispetto a quanto inizialmente previsto. In questa lettura, la precedente gestione avrebbe inoltre sovradimensionato l’organico, soprattutto nelle aree tecnologiche, nel tentativo di affrontare le criticità aziendali puntando sull’aumento delle risorse umane, piuttosto che su un intervento strutturale sui processi.

Crollo delle vendite e pressione sui margini: la sfida di Elliott Hill

A pesare sulla decisione di procedere con i tagli è il quadro economico particolarmente complicato che Nike sta attraversando. Il CEO Elliott Hill, che ha assunto la guida del gruppo nel 2024, ha promesso di riposizionare il marchio sulle aree di corsa e calcio, portando rapidamente sul mercato modelli innovativi di calzature sportive. Tuttavia, i risultati di questa strategia tuttavia tardano ad arrivare.

I margini del colosso dell’Oregon restano sotto pressione a causa del ricorso a forti sconti necessari per smaltire le rimanenze di magazzino. Gli sforzi per rilanciare la identità del brand attraverso nuove sneaker iconiche hanno prodotto risultati altalenanti. L’unica eccezione significativa è rappresentata dal modello Vomero 18, lanciato lo scorso anno, che ha raggiunto vendite per 100 milioni di dollari (circa 85 milioni di euro) in appena tre mesi. Lo stesso Hill aveva dichiarato che il rilancio di Nike sarebbe dipeso dalla capacità di offrire qualcosa di nuovo al consumatore con cadenza settimanale.

Le proiezioni per il trimestre in corso non sono incoraggianti: il gruppo prevede un calo delle vendite compreso tra il 2% e il 4%, con la Cina che rappresenta il principale punto critico e potrebbe registrare una flessione fino al 20%.

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