Nike rischia il crollo nel secondo mercato più grande dopo gli USA

Giorgia Paccione

30 Marzo 2026 - 10:34

Il rallentamento economico e la concorrenza dei brand locali mettono sotto pressione Nike in Cina, mercato chiave per il gruppo e snodo decisivo per il rilancio globale.

Nike rischia il crollo nel secondo mercato più grande dopo gli USA

Il mercato cinese, da anni pilastro della crescita globale di Nike, si sta trasformando in una delle principali fonti di preoccupazione per il colosso dello sportswear.

La regione della Greater China rappresenta circa il 15% del fatturato complessivo ed è il secondo mercato dopo il Nord America, ma oggi è anche il punto più critico del percorso di rilancio dell’azienda.

Negli ultimi trimestri, infatti, il gruppo ha registrato una serie consecutiva di cali delle vendite, segnale evidente di un contesto diventato più complesso e meno favorevole.

Nike rallenta in Cina: i motivi dell crisi

Alla base delle difficoltà c’è innanzitutto il rallentamento dell’economia cinese, aggravato dalla crisi immobiliare che sta comprimendo la capacità di spesa dei consumatori. In questo scenario, i marchi premium come Nike faticano a giustificare prezzi elevati, soprattutto quando alternative più economiche e sempre più competitive sono facilmente disponibili.

I brand locali come Anta e Li Ning stanno guadagnando quote di mercato grazie a catene di approvvigionamento più snelle e a una presenza capillare sul territorio. Queste aziende riescono a reagire più rapidamente ai cambiamenti della domanda, offrendo prodotti in linea con le preferenze dei consumatori e a prezzi più accessibili.

Non si tratta, quindi, solo di una questione di nazionalismo economico, ma di una competizione sempre più basata su efficienza operativa e capacità di interpretare il mercato.

Come ha sottolineato Yaling Jiang, fondatrice della società ApertureChina: “I marchi globali che faticano in Cina […] non stanno perdendo terreno solo perché i consumatori cinesi non vogliono acquistare brand stranieri. Faticano perché vendono a prezzi premium senza fornire alle persone una valida ragione per cui dovrebbero pagare un sovrapprezzo”.

Errori strategici e problemi interni

Oltre ai fattori macroeconomici, emergono criticità interne legate all’esecuzione della strategia. Negli ultimi anni Nike avrebbe mostrato una minore reattività alle esigenze locali, anche a causa di un modello decisionale troppo centralizzato. Questo ha rallentato l’adattamento dell’offerta, rendendo il brand meno competitivo rispetto ai rivali.

Un altro nodo cruciale riguarda la gestione dell’inventario. L’accumulo di scorte ha costretto l’azienda a ricorrere frequentemente a sconti, con effetti negativi sia sulla percezione del marchio sia sui rapporti con i partner commerciali. Allo stesso tempo, il posizionamento premium si è progressivamente indebolito, rendendo più difficile distinguersi in un mercato sempre più affollato.

Per invertire la rotta, Nike ha recentemente nominato Cathy Sparks alla guida della Greater China, con il compito di rafforzare le relazioni con il retail, migliorare la gestione delle scorte e accelerare lo sviluppo digitale. L’amministratore delegato Elliott Hill ha definito la Cina la “strada più lunga” nel processo di turnaround globale, ammettendo la necessità di un vero e proprio “reset” strategico.

Il confronto con Adidas e i segnali di possibile ripresa

Il confronto con i concorrenti evidenzia ulteriormente le difficoltà di Nike. Alcuni marchi internazionali stanno infatti continuando a crescere in Cina, mentre Adidas è riuscita a rilanciarsi dopo un periodo negativo. La chiave del recupero è stata una maggiore localizzazione dell’offerta, con prodotti progettati specificamente per il mercato cinese e cicli di sviluppo più rapidi.

Oggi una quota significativa della gamma Adidas in Cina è sviluppata localmente, un cambiamento che ha permesso al brand di riallinearsi alle preferenze dei consumatori. Secondo alcuni operatori del settore, Nike invece si sarebbe limitata a modifiche superficiali dei prodotti, senza un vero adattamento culturale e funzionale.

Nonostante le difficoltà, una ripresa non è esclusa. Alcuni segnali indicano che l’azienda sta iniziando a ricalibrare il proprio approccio, anche sul piano del marketing, con campagne più vicine alla sensibilità locale. Tuttavia, il percorso resta complesso: tra pressione sui margini, domanda debole e concorrenza aggressiva, la sfida cinese si conferma decisiva per il futuro del gruppo.

Argomenti

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.