La Cassazione ribadisce che per l’erede che accetta l’eredità con beneficio di inventario non possono essere irrogate sanzioni e notificate cartelle esattoriali per l’imposta di successione.
Gestire l’eredità di una persona cara scomparsa da poco non sempre è facile. In alcuni casi il caro defunto lascia, oltre a beni e importi da suddividere tra gli eredi, anche debiti da pagare e creditori che attendono di essere soddisfatti.
In molti casi gli eredi, per non trovarsi a pagare i debiti del defunto anche con i propri beni, accettano l’eredità con beneficio di inventario. Può capitare, però, che prima che la procedura si concluda l’Agenzia delle Entrate presenti il conto, con una cartella esattoriale, dell’imposta di successione. A questo punto come deve comportarsi l’erede? A chiarire i dubbi ci pensa una recente ordinanza della Corte di Cassazione.
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Niente cartelle esattoriali con accettazione con beneficio di inventario
L’ordinanza numero 9916 del 17 aprile 2026 della Corte di Cassazione stabilisce che l’Agenzia delle Entrate non può richiedere il pagamento dell’imposta di successione se l’erede ha accettato l’eredità con beneficio di inventario fino a quando i debiti ereditati non siano stati liquidati. Accettare l’eredità con beneficio di inventario, infatti, consente all’erede di rispondere dei debiti del defunto solo nei limiti del patrimonio ereditato, senza che vengano coinvolti nella liquidazione i propri beni personali.
La sentenza trae origine dalla vicenda di una donna che ha accettato l’eredità di un familiare con beneficio di inventario. L’Agenzia delle Entrate le notifica, però, un avviso con cui chiede la liquidazione dell’imposta di successione per oltre 37.000 euro. Con una revisione in autotutela la contribuente riesce a ridurre l’importo a 35.000 euro, ma non impugna tempestivamente l’avviso che viene iscritto a ruolo. La cartella esattoriale notificata in seguito chiede il pagamento di 54.000 euro, l’imposta di successione maggiorata dalle sanzioni.
La contribuente impugna la cartella, ma i giudici danno ragione al Fisco ribadendo che l’accettazione con beneficio di inventario non vieta al Fisco di pretendere il pagamento dell’imposta. La donna ricorre, quindi, in Cassazione dove i giudici ribaltano la sentenza.
Beneficio di inventario e imposta
I Giudici della Cassazione danno ragione alla contribuente distinguendo tra accertamento e riscossione. Con l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario, infatti, il Fisco può accertare se sussiste l’obbligo dell’imposta di successione e può anche quantificarne l’importo. Ma il Fisco non ha il potere di riscuotere il tributo prima che si concluda la liquidazione dei debiti.
La Cassazione, come aveva già stabilito con una precedente sentenza del 2025, ribadisce che il valore netto dei beni effettivamente ereditati si può avere solo una volta conclusa la liquidazione dei creditori. Solo a pratica conclusa, quindi, si potrà quantificare realmente l’importo dovuto e pretenderlo.
Il Fisco, quindi, prima che la pratica sia conclusa non solo non può quantificare l’imposta e pretenderne il pagamento, ma non può nemmeno irrogare sanzioni prima di quantificare il reale valore dei beni ereditati.
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