Le stime dell’FMI’ per il 2026 non mostrano segnali di recessione, tuttavia l’economia globale rimane in un periodo di scarsa crescita, elevato debito, inflazione persistente e bassa produttività.
Forse non ci sarà una recessione, ma i cittadini si sentono più poveri poiché i salari reali netti diminuiscono nella maggior parte delle economie, rimanendo al di sotto dei livelli pre-pandemici. Perché? Perché nella maggior parte delle economie sviluppate, la crescita del PIL è gonfiata dalla spesa pubblica, il che significa un debito elevato, seguito da un aumento delle tasse che danneggia investimenti e produttività.
L’FMI’ ha dovuto rivedere le sue stime per gli Stati Uniti, più che raddoppiandole rispetto alle aspettative per l’inizio del 2025, mentre l’Argentina’ supera nettamente sia le medie globali che quelle regionali.
La crescita del PIL globale è prevista al 3,3% nel 2026 e al 3,2% nel 2027, leggermente al di sopra delle proiezioni di ottobre 2025 e sostanzialmente in linea con i livelli del 2025.
Gli Stati Uniti superano le altre economie avanzate
La sorpresa positiva riguarda gli Stati Uniti. Si prevede che le economie avanzate cresceranno di circa l’1,8%’ nel 2026 e dell’1,7%’ nel 2027 grazie ai dati statunitensi più elevati, mentre i mercati emergenti e le economie in via di sviluppo raggiungeranno rispettivamente circa il 4,2% e il 4,1%, nonostante un rallentamento in Cina.
L’FMI’ la definisce “crescita resiliente”, dopo un anno di avvertimenti sui rischi. Ciò è sorprendente, perché molti analisti sottolineano che dovremmo preoccuparci quando suddetta istituzione inizia a dare messaggi rialzisti.
Nonostante i commenti ironici, l’FMI’ mette in guardia dai bassi livelli di sviluppo economico nelle principali economie.
I principali motori della forza economica provengono dagli investimenti legati all’intelligenza artificiale’, dalle condizioni finanziarie accomodanti e dalla flessibilità del settore privato, componenti che compensano l’impatto negativo del rischio geopolitico e dei negoziati commerciali.
L’FMI’ si è chiaramente sbagliato riguardo le stime sull’economia statunitense’ pubblicate l’anno scorso.
Ora prevede una crescita degli Stati Uniti del 2,4% nel 2026, un’altra importante revisione al rialzo rispetto alle previsioni di ottobre 2025, considerando dati più solidi del previsto e un forte impulso derivante dalla spesa in conto capitale legata all’intelligenza artificiale’ (es. data center, chip, infrastrutture digitali).
Per il 2027 si prevede che la crescita degli Stati Uniti si attesterà intorno al 2,0%, restando comunque al di sopra della media delle economie avanzate.
Gli Stati Uniti saranno l’unica economia del G7 a sfuggire alla stagnazione nel 2025-2027 e a superare tutti i principali Paesi concorrenti con una minore immigrazione, tasse più basse e una riduzione della spesa pubblica, mentre i gli altri, Germania, Giappone, Francia, Regno Unito e Canada, continuano a mascherare la recessione nel settore privato con una maggiore spesa pubblica e un’immigrazione’ in aumento.
L’FMI’ non ha ammesso il suo errore nell’ipotizzare la stagnazione e l’inflazione elevata’ a causa dei dazi e preferisce spiegare i miglioramenti evidenziando i tassi di interesse più bassi, un continuo sostegno fiscale e investimenti nel comparto tecnologico.
Non è importante. La realtà è che gli Stati Uniti hanno smentito tutti i seminatori di panico e i catastrofisti, trasformandosi in uno dei principali motori della domanda globale in questa tornata di previsioni.
Argentina: crescita superiore alle medie globali e regionali
L’FMI’ prevede che l’Argentina’ crescerà di circa il 4% sia nel 2026 che nel 2027, nettamente al di sopra del tasso mondiale del 3,3% e significativamente al di sopra delle previsioni dell’America Latina’ del 2,2% nel 2026 e del 2,7% nel 2027.
Ciò avviene dopo un’espansione stimata del 4,5% nel 2025, a seguito di una contrazione dell’1,3%’ nel 2024. Il Fondo monetario internazionale collega esplicitamente questa impressionante traiettoria alle politiche del presidente Milei e ai recenti sforzi di stabilizzazione macroeconomica.
L’Argentina’ passa da un andamento cronico delle performance al ribasso a un andamento nettamente superiore nella stima di base dell’FMI’, soprattutto alla luce delle deboli prospettive per Messico e Brasile.
Le linee di politica lato dell’offerta, l’attenzione al settore privato e l’abbandono dell’interventismo’ nel settore energetico sono tra i fattori che rendono gli Stati Uniti e l’Argentina’ le “sacche di forza” che consentono alla crescita globale di mantenersi intorno al 3,3% nonostante la stagnazione dell’area Euro e dell’America Latina’.
Bassa crescita in Europa
Per l’area Euro’ l’FMI’ indica una crescita moderata, ma in graduale miglioramento. Tuttavia gran parte di questa crescita deriva dal crescente debito della Germania.
Si prevede che il PIL reale aumenterà dell’1,3%’ nel 2026 e dell’1,4%’ nel 2027, una leggera revisione al rialzo rispetto alle previsioni di ottobre 2025 e in linea con le proiezioni della BCE stessa.
Ciononostante non possiamo dimenticare che questa crescita economica avviene nel bel mezzo del piano di stimolo Next Generation EU e dei tagli dei tassi.
Si prevede che la Germania si riprenderà dalla quasi stagnazione, raggiungendo l’1,1%’ nel 2026 e l’1,5%’ nel 2027, solo grazie a un programma di spesa pubblica e di indebitamento più che discutibile.
Si prevede che la Francia non registrerà una crescita reale, pari a circa l’1,0%’ e l’1,2%’, trainata solo dalla spesa pubblica.
Il messaggio dell’FMI’ è che, rispetto agli Stati Uniti, l’area Euro’ rimane una regione a bassa crescita, limitata da una debole produttività e da una regolamentazione e una tassazione eccessive.
Per il Regno Unito l’FMI’ mantiene una previsione ottimistica di crescita dell’1,3%’ nel 2026 e dell’1,5%’ nel 2027. Si dice che, dopo gli Stati Uniti, Regno Unito e Canada siano le economie del G7 in più rapida crescita.
Ciò ci ricorda che le linee di politica incentrate sulle emissioni zero, tasse elevate e uno stato troppo esigente sono la ricetta per la stagnazione.
Secondo l’FMI’ il Canada dovrebbe crescere solo dell’1,4%’ all’anno nel 2026 e nel 2027. Il Giappone farà registrare una crescita solo dello 0,7% nel 2026 e dello 0,6% nel 2027, nonostante anni di spesa pubblica per i cosiddetti stimoli.
In Asia l’FMI’ concentra la sua attenzione sul rallentamento cinese, compensato dalla forza dell’India’.
Si prevede che la Cina crescerà del 4,5% nel 2026 e del 4,0% nel 2027, più lentamente rispetto alla crescita al 5% nel 2025. Tuttavia resta uno dei principali motori dell’espansione globale, nonostante i continui venti contrari che il settore immobiliare deve affrontare.
L’India’ rimane la grande economia in più rapida crescita secondo le previsioni dell’FMI’, intorno al 6% sia nel 2026 che nel 2027, trainata dalla domanda interna. Secondo l’FMI’, inoltre, l’India’ è la nazione con il beta più alto in Asia.
Il Fondo monetario internazionale dovrebbe riprendere le raccomandazioni sulla sostenibilità economica e ricordare ai vari governi che le economie orientate all’offerta e al mercato, concentrate sul rafforzamento del settore privato, sono i principali motori di cui l’economia mondiale’ ha bisogno, e che la costante espansione del settore pubblico ostacola la crescita e crea debolezza finanziaria.
Potremmo non avere una recessione, ma la debolezza delle economie sviluppate ed emergenti è ingiustificata e il principale responsabile è l’interventismo statale’.
L’articolo completo è disponibile a questo link