Mutui: cosa cambia con il rialzo di 75 pb dei tassi Bce

Violetta Silvestri

27/10/2022

27/10/2022 - 19:24

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Quale impatto sui mutui con un ulteriore rialzo dello 0,75% dei tassi di interesse Bce? Con la riunione del 27 ottobre, il tasso è al 2% e il rischio per rate sempre più alte cresce. Cosa aspettarsi?

Mutui: cosa cambia con il rialzo di 75 pb dei tassi Bce

Cosa sta per accadere ai mutui con l’avvenuto aumento dei tassi Bce dello 0,75? Il quesito è di stretta attualità considerano che nell’incontro del 27 ottobre, a Francoforte Lagarde e il Consiglio hanno annunciato un altro intervento shock sul costo di finanziamento in Eurozona, il terzo consecutivo. Ora i tassi di interesse sono arrivati al 2,0%.

L’inasprimento di politica monetaria senza precedenti della Banca centrale europea sta scuotendo, seppure in modo indiretto, anche il settore mutui, appesantendo le rate soprattutto di chi ha stipulato contratti a tassi variabili.

Cosa significa un nuovo rialzo dei tassi Bce di 75 punti base per i mutui fissi e variabili? Alcuni esempi e considerazioni.

Mutui e rialzo tassi Bce: cosa succede ora

La Bce ha aumentato i tassi di interesse di un altro 0,75% nella riunione di giovedì 27 ottobre, portando il tasso a un totale 2,0%, ovvero un livello molto elevato e cresciuto in tempi rapidissimi. Inoltre, non sono stati esclusi ulteriori interventi sul costo del denaro nei prossimi meeting.

Quali effetti si innescheranno sui mutui? La previsione è di rate più pesanti per chi ha stipulato, o si accinge a farlo, un mutuo, specialmente se a tasso variabile.

Bisogna innanzitutto ricordare che gli indici europei sui quali viene calcolato il tasso di interesse sono due: l’Eurirs, parametro di riferimento per fissare la quota di interessi che si paga con un mutuo a tasso fisso (stabilita, quindi, alla stipulazione del contratto). E poi l’Euribor, indice impiegato per i mutui a tasso variabile, che è il tasso medio delle transazioni finanziarie in euro tra le principali banche europee.

Di conseguenza, proprio l’Euribor, dal quale si calcola il tasso di interesse di un mutuo variabile, è collegato alla politica monetaria Bce, nel senso che aumenta con un rialzo dei tassi della banca centrale. Il ragionamento alla base è il seguente: quando la Banca centrale interviene incrementando il suo tasso di riferimento, a crescere è anche il valore che le banche europee devono pagare quando prendono del denaro in prestito dalla Bce. Di conseguenza, le banche aumenteranno anche il costo per cittadini e imprese che chiedono prestiti e mutui.

Quello che può succedere dopo le decisioni di Lagarde e dei suoi funzionari, quindi, è che le rate dei mutui a tasso variabile continuino a crescere, prospettando anche altri aumenti dei tassi Bce in futuro.

Chi ha, invece, optato per un mutuo a tasso fisso e lo ha già stipulato, non vedrà cambiamenti nei pagamenti delle rate. Più attenzione, invece, dovrà prestare chi vuole accedere a un mutuo, poiché lo storico degli indici Euribor e Euris mostra chiaramente un balzo di entrami i tassi, fisso e variabile.

Mutui in corsa da inizio anno: cosa osservare

Per fare qualche esempio, da gennaio a ottobre 2022, il tasso fisso a 10 anni è balzato dallo 0,39% al 3,19% e lo stesso tasso a 20 anni è passato dallo 0,6% al 2,99%. Tutti gli indici Euris sono comunque schizzati ben oltre il 2% dai valori inferiori all’1% di fine 2021.

Il tasso Euribor a 6 mesi (per i mutui a tasso variabile) si è impennato dal valore negativo di -0,53% a gennaio 2022 al +1,97% di ottobre. Quello a 3 mesi vale 1,58% dallo 0,04% di inizio luglio (prima dell’intervento Bce) e dal valore negativo di gennaio.

Questo significa che le valutazioni da fare sul peso nel bilancio familiare delle rate del mutuo sono diverse. Da considerare, per esempio, la durata residua del piano di rimborso e la quantità di debito ancora da restituire, sul quale vengono calcolati gli interessi. Poi anche la capacità di ammortizzare, a livello di finanza personale, l’aumento delle rate del mutuo farà la differenza e questo dipende esclusivamente dalla disponibilità economica di ogni mutuatario.

In ogni caso, valutando che si prevedono ancora tassi in aumento da parte della Bce, sarà bene per chi ha un mutuo rivolgersi alla propria banca per trovare le migliori soluzioni, tra le quali una surroga.

Rialzo tassi Bce al 2%: quanto aumenta la rata del mutuo? I calcoli

Con l’avvenuto aumento dei tassi Bce dello 0,75%, è interessante calcolare, tramite degli esempi, l’importo aggiuntivo che ne può scaturire per un mutuo a tasso variabile.

La simulazione è degli esperti di Facile.it. Si parte da uno scenario in cui si richiede un mutuo di 126.000 euro in 25 anni con sottoscrizione a gennaio 2022: dopo gli aumenti dei tassi Bce (+0,50% a luglio e +0,75% a settembre) l’Euribor si è impennato e a ottobre 2022 la rata mensile è arrivata a circa 556 euro.

Con un rialzo di 75 punti base del tasso di interesse il 27 ottobre, ipotizzando che l’Euribor cresca in modo analogo, la rata del mutuatario può salire di a 604 euro, con 50 euro in più al mese, rispetto a quella di ottobre. Dalla data di stipulazione del mutuo, la rata risulterà maggiorata di 150 euro. A conti fatti, in 9 mesi il rincaro della rata è stato di 58 euro, che può arrivare a 104 euro nel più generico caso di un ulteriore aumento dei tassi dello 0,75% nel quarto trimestre dell’anno.

L’allerta resta elevata per tutto l’anno. Secondo le osservazioni degli esperti sui Futures sugli Euribor, che misurano l’aspettativa degli operatori sull’andamento dell’indice nei prossimi anni, a fine 2022 l’indice Euribor a 3 mesi può toccare il 2,24%. Tradotto: una rata mensile del mutuo illustrato a inizio paragrafo di 630 euro,in rialzo di 174 euro da gennaio.

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