MPS, novità: il piano di uscita del Governo non c’è. I dettagli

MPS: le ultime novità sul salvataggio della banca senese parlano di un piano di uscita del Governo che ancora non c’è. I dettagli

MPS, novità: il piano di uscita del Governo non c'è. I dettagli

MPS: stando alle novità dell’ultima ora, il piano di uscita del Ministero del Tesoro da presentare all’UE non è ancora pronto.

La complessa vicenda della banca senese, dunque, appare sempre più delicata. I tempi stabiliti inizialmente per offrire all’Unione Europea un prospetto chiaro sul salvataggio non sono stati rispettati.

Tutta la questione dell’istituto di credito toscano, quindi, è slittata al 2020, che si preannuncia un anno caldo per il Governo sul fronte dei dossier finanziari (con la crisi della Popolare di Bari a dominare la scena in questo finale 2019).

Per MPS, quindi, novità importanti su cessione, salvataggio e ristrutturazione arriveranno, probabilmente, solo nel corso del 2020.

MPS, novità: cosa aspettarsi dal Governo nel 2020

Il nuovo anno che sta per arrivare sarà importante per chiarire il destino del Monte dei Paschi di Siena. Nello specifico, il Ministero dell’Economia ha annunciato che entro la fine del 2019 non ci sarà la presentazione del piano di cessione dalla partecipazione all’istituto di credito.

La nota diffusa dal Tesoro ieri sera - domenica 29 dicembre - ha chiarito che:

“I servizi della Commissione europea e del Ministero dell’Economia e delle Finanze, su richiesta delle autorità italiane, hanno concordato di posticipare all’inizio del 2020 la presentazione del piano di dismissione della partecipazione del Ministero nella Banca Monte dei Paschi, alla luce e in linea con l’interlocuzione in corso in merito a un’operazione di derisking della banca.”

L’interlocuzione tra esecutivo e Unione Europea è stretta e delicata. Stando a quanto stabilito nel 2017, infatti, la Commissione dovrà valutare la strategia di salvataggio prevista dal Governo. Nel mirino dei controlli c’è soprattutto la cessione dei crediti deteriorati alla società Amco, che gestisce le sofferenze bancarie ed è controllata dallo stesso Ministero del Tesoro.

L’operazione ha un valore nominale superiore ai 10 miliardi di euro, ma rischia di cadere negli aiuti di Stato considerati illegittimi a Bruxelles. Prima di avviare una strategia concreta di privatizzazione e di uscita dalla partecipazione in MPS (il MEF detiene attualmente il 70% delle azioni bancarie), quindi, il Tesoro dovrà attendere il via libera della Commissione.

Il concordato slittamento dei tempi per la presentazione del piano di uscita, quindi, si inserisce in questo contesto di non facile soluzione. La trattativa, infatti, appare ancora in corsa, specialmente per definire un progetto concreto di eliminazione di sofferenze e incagli senza violare le norme UE sulla concorrenza.

MPS attende il 2020 per conoscere più in dettaglio novità sul suo destino e soluzioni per l’atteso salvataggio.

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