Lavoro nel Recovery Plan, salta il salario minimo: ecco tutte le misure

Teresa Maddonni

26 Aprile 2021 - 13:56

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Le politiche per il lavoro trovano spazio nel Recovery Plan approvato sabato dal Consiglio dei Ministri, ma nell’ultima versione salta il salario minimo. Dall’occupazione dei giovani all’imprenditoria femminile alla formazione: vediamo quali sono tutte le misure previste.

Lavoro nel Recovery Plan, salta il salario minimo: ecco tutte le misure

Il lavoro nel Recovery Plan con diverse misure, tra le quali però non compare più il salario minimo, che salta rispetto all’ultima versione del PNRR.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) è stato approvato sabato dal Consiglio dei Ministri e ora si prepara ad approdare in Parlamento. Oggi il premier Draghi lo presenterà alla Camera e poi al Senato in vista dell’invio a Bruxelles entro il 30 aprile in modo da ottenere le risorse del Recovery Fund.

Uno dei pilastri fondamentali del Recovery Plan è rappresentato dalle misure per il lavoro e nel dettaglio dal rilancio dell’occupazione.

In totale le risorse per il Recovery Plan dovrebbero corrispondere a circa 222 miliardi e di questi 22,4 miliardi dovrebbero essere indirizzati infatti proprio al lavoro, e nel dettaglio del testo alla quinta missioneInclusione e Coesione”, di cui 19,8 miliardi arriverebbero dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 2,6 miliardi dal Fondo complementare finanziato attraverso lo scostamento pluriennale di bilancio approvato nel Consiglio dei ministri del 15 aprile.

Se il salario minimo sembra sparito dal Recovery Plan, resta tuttavia per il lavoro la già annunciata riforma degli ammortizzatori sociali, complementare al piano, di cui il titolare di via Veneto Andrea Orlando si sta già occupando.

Lavoro nel Recovery Plan: salta nella missione il salario minimo

Nella missione sul lavoro del Recovery Plan salta il salario minimo nell’ultima versione. Al lavoro è dedicata la missione 5 del PNRR - il piano si divide in 6 missioni cui corrispondono obiettivi fondamentali, risorse e riforme - “Inclusione e Coesione”.

Come si legge nel comunicato del governo:

“Il suo obiettivo è facilitare la partecipazione al mercato del lavoro, anche attraverso la formazione, rafforzare le politiche attive del lavoro e favorire l’inclusione sociale. Il governo investe nello sviluppo dei centri per l’impiego e nell’imprenditorialità femminile, con la creazione di un nuovo Fondo Impresa Donna.”

E aggiunge:

“Si rafforzano i servizi sociali e gli interventi per le vulnerabilità, ad esempio con interventi dei Comuni per favorire una vita autonoma alle persone con disabilità. Sono previsti investimenti infrastrutturali per le Zone Economiche Speciali e interventi di rigenerazione urbana per le periferie delle città metropolitane.”

Il salario minimo appariva nell’ultima versione del Recovery Plan come salario minimo legale da destinare ai lavoratori non coperti dalla contrattazione collettiva, “a garanzia di una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto e idonea ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa”, elemento questo poi totalmente eliminato nel testo approvato.

Eppure è di qualche mese fa la proposta di direttiva sul salario minimo della Commissione UE cui tutti gli Stati membri potrebbero doversi adeguare.

Il ministro Orlando non aveva escluso nelle scorse settimane, in attesa della direttiva, che si potesse intervenire in merito al salario minimo, prospettiva che potrebbe essere sfumata perdendo l’occasione di inserire la misura nel Recovery Plan.

Lavoro: tutte le misure nel Recovery Plan

In particolare, andando al testo del Recovery Plan disponibile alla missione “Inclusione e coesione” vengono qui indicati gli obiettivi generali della stessa e nel dettaglio:

  • rafforzare le politiche attive del lavoro e della formazione di occupati e disoccupati;
  • aumentare l’occupazione giovanile di qualità attraverso il rafforzamento del sistema duale;
  • sostenere l’imprenditoria femminile come strumento di autonomia economica;
  • potenziare il servizio civile universale stabilizzando i posti annui disponibili;
  • rafforzare il ruolo dei servizi sociali locali come strumento di resilienza mirando alla definizione di modelli personalizzati per la cura delle famiglie, dei minori e degli adolescenti;
  • migliorare il sistema di protezione e le azioni di inclusione a favore di persone in condizioni di estrema emarginazione (es. persone senza dimora) e di deprivazione abitativa attraverso una più ampia offerta di strutture e servizi anche temporanei;
  • integrare politiche e investimenti nazionali per garantire un approccio multiplo che riguardi sia la disponibilità di case pubbliche e private più accessibili, sia la rigenerazione urbana e territoriale;
  • riconoscere il ruolo dello sport nell’inclusione e integrazione sociale;
  • realizzare interventi speciali per la Coesione territoriale mirati alla riduzione dell’impatto della crisi e alla creazione delle condizioni per uno sviluppo equo e resiliente in ambiti territoriali specifici (Aree Interne, Mezzogiorno).

Per quanto riguarda le risorse, per la missione 5, le stesse sono così divise:

  • 6,6 miliardi per le politiche per il lavoro;
  • 11,17 miliardi per infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore;
  • 1,98 miliardi per interventi speciali per la coesione territoriale.

Salario minimo o meno, tra le riforme e investimenti su cui punta per il lavoro il Recovery Plan troviamo:

  • sostegno all’imprenditoria femminile;
  • riforma delle politiche attive;
  • potenziamento dei centri per l’impiego.

Tra le altre riforme che accompagnano il Piano, come abbiamo anticipato, la già annunciata riforma degli ammortizzatori sociali che sta prendendo forma.

l PNRR infatti parla di un tipo di riforme che “sebbene non ricomprese nel perimetro del Piano, devono considerarsi concorrenti alla realizzazione degli obiettivi generali del PNRR. Sono le riforme di accompagnamento alla realizzazione del Piano, tra le quali devono includersi gli interventi programmati dal governo per la razionalizzazione e l’equità del sistema fiscale e per l’estensione e il potenziamento del sistema di ammortizzatori sociali.”

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