Il processo tra Elon Musk e Sam Altman è molto più di una battaglia tra miliardari. È una contesa che potrebbe cambiare il corso dell’intelligenza artificiale.
In questi giorni stiamo assistendo a un processo talmente insolito che nemmeno l’intelligenza artificiale riuscirebbe a inventarlo.
Lunedì 27 aprile, in un tribunale federale di Oakland, in California, è iniziata la selezione della giuria per un processo civile che vede un miliardario del settore tecnologico, Elon Musk, citare in giudizio un altro, Sam Altman. Il caso è in parte una controversia commerciale e in parte una resa dei conti prettamente personale. E potrebbe determinare il futuro della startup di grande successo OpenAI e della sua app di punta, ChatGPT.
I due uomini sono simili sotto alcuni aspetti. Sono entrambi miliardari con un forte interesse per l’intelligenza artificiale che hanno costruito aziende colossali nella Bay Area. Condividono la passione per i post su X e sono diventati nomi familiari grazie al loro successo imprenditoriale e alla loro visibilità mediatica.
Ma presentano anche notevoli differenze. Musk, 54 anni, è di quasi una generazione più vecchio di Altman, 41 anni.
Musk è anche di gran lunga più ricco, con un patrimonio netto di 645 miliardi di dollari. Con la prevista quotazione in Borsa di SpaceX entro la fine dell’anno, Musk potrebbe diventare il primo trilionario della storia.
Il processo Musk-Altman è quindi ben più di una semplice battaglia tra miliardari. Si tratta di una contesa che potrebbe cambiare il corso dell’intelligenza artificiale.
Il conflitto al centro del caso Musk-Altman
Il processo dovrebbe durare quattro settimane, e vedrà la testimonianza di una schiera di importanti dirigenti del settore. Tra i testimoni dovrebbero figurare non solo Musk, CEO di Tesla e SpaceX, e Altman, CEO di OpenAI, ma forse anche Satya Nadella, amministratore delegato di Microsoft, membri attuali ed ex membri del consiglio di amministrazione di OpenAI, oltre a eminenti ricercatori nel campo dell’intelligenza artificiale. Quindi, per citare la giudice Yvonne Gonzalez Rogers, che presiede il caso, “miliardari contro miliardari”.
Al cuore del processo c’è la trasformazione di OpenAI - di cui Altman e Musk sono stati i co-presidenti fondatori - da centro di ricerca senza scopo di lucro fondato nel 2015 a colosso a scopo di lucro, che ora conta miliardi di dollari di investimenti esterni.
Musk, che ora possiede una startup rivale nel campo dell’intelligenza artificiale, xAI, ritiene che l’abbandono dello status di organizzazione senza scopo di lucro sia stato un tradimento. Sostiene di aver donato a OpenAI 38 milioni di dollari nei suoi primi anni di attività, ovvero, secondo lui, il 60% del capitale iniziale dell’organizzazione no profit, e che Altman e altri abbiano accettato il suo denaro, i suoi consigli e il suo tempo con il pretesto di creare un’impresa di utilità pubblica, solo per consentire in seguito alle persone di trarne profitto. Nel 2024 Musk ha citato in giudizio Altman e una lunga lista di altri coimputati, chiedendo un risarcimento di 134 miliardi di dollari.
Inoltre, ritiene che OpenAI abbia voltato le spalle alla propria missione umanitaria, concentrandosi invece sul profitto. Musk, Altman e altri hanno fondato OpenAI nel 2015 come laboratorio di intelligenza artificiale senza scopo di lucro e ora Musk afferma di essere stato indotto in errore dalle affermazioni iniziali di Altman.
“Altman ha assicurato a Musk che la struttura senza scopo di lucro [di OpenAI] garantiva neutralità e un’attenzione particolare alla sicurezza e alla trasparenza a beneficio dell’umanità, non al valore per gli azionisti”, si legge nella denuncia. “Ma a quanto pare, si è trattato solo di filantropia a parole: l’esca per la truffa a lungo termine di Altman”.
La difesa di Altman ha risposto che Musk sta cambiando le carte in tavola, affermando che Musk fosse d’accordo con loro sulla necessità di convertire OpenAI in una società a scopo di lucro per raccogliere capitali. Solo che, secondo loro, Musk voleva OpenAI per sé e sosteneva di incorporarla nella sua casa automobilistica, Tesla.
La difesa probabilmente sosterrà che l’indignazione di Musk sia una messinscena, argomentando che egli era a conoscenza da anni del fatto che l’azienda non intendeva rimanere senza scopo di lucro e che ostacolare OpenAI andrebbe a vantaggio del progetto di IA di Musk, xAI, di proprietà di SpaceX.
Entrambe le parti hanno commentato il caso sulla piattaforma social X: “Non vedo l’ora che inizi il processo. Le prove e le testimonianze vi lasceranno a bocca aperta”, ha postato Musk a gennaio su X, di cui è proprietario; mentre Altman, a febbraio, ha scritto: “Sono davvero entusiasta di far deporre Elon sotto giuramento tra pochi mesi, sarà come un Natale ad aprile!”
Cosa accadrà ora?
Il processo potrebbe sconvolgere radicalmente OpenAI se la giuria e il giudice dovessero dare ragione a Musk. In un documento presentato in tribunale a gennaio, Musk ha dichiarato di voler chiedere 134 miliardi di dollari a OpenAI e Microsoft, che è uno dei principali finanziatori di OpenAI e co-imputato nel processo. Musk ha modificato tale richiesta in un secondo documento presentato questo mese, affermando invece che eventuali fondi recuperati da OpenAI e dai suoi dirigenti dovrebbero andare alla parte senza scopo di lucro di OpenAI.
La startup, infatti, presenta una struttura complessa, con una divisione a scopo di lucro e una senza scopo di lucro. L’azienda sostiene che ciò sia dovuto al fatto che lo sviluppo dell’IA è costoso, rendendo necessari questi sistemi ibridi. Le aziende partner investono, quindi, nell’unità a scopo di lucro della società.
Musk ha anche detto che avrebbe chiesto al giudice di ordinare il licenziamento di Altman e del co-fondatore di OpenAI Greg Brockman: “Il ricorrente chiederà un’ordinanza che rimuova Altman dalla carica di amministratore del consiglio di amministrazione dell’organizzazione no profit OpenAI e che rimuova sia Altman che Brockman dalle cariche dirigenziali della società a scopo di lucro OpenAI”, si legge nell’atto depositato in tribunale l’8 aprile da Musk e il suo team di avvocati, in cui hanno chiarito quali sono le loro intenzioni nel caso in cui il proprietario di Tesla vincesse la causa.
Inoltre, ha chiesto al tribunale di obbligare OpenAI a tornare alle sue origini come “un ente di beneficenza pubblico in buona fede che opera come l’organizzazione senza scopo di lucro che era destinata a essere, in linea con il suo statuto e la sua missione fondanti”.
Il settore tecnologico sta aspettando con trepidazione l’imminente processo, non solo per le possibili ripercussioni su OpenAI, ma anche per i pettegolezzi che ne sono scaturiti. Tra i documenti resi pubblici nell’ambito del caso figurano gli appunti personali di Brockman, nei quali rifletteva sul suo desiderio di diventare miliardario. In un’e-mail del 2016 emersa nel corso del caso, Musk ha scritto ad Altman dicendo che OpenAI avrebbe dovuto collaborare con Microsoft come fornitore di cloud computing invece che con Amazon, poiché Musk considerava il fondatore di Amazon, Jeff Bezos, “un po’ uno zimbello”.
Venerdì scorso, dopo settimane di oscillazioni volatili dei prezzi, gli operatori del sito di mercati predittivi Polymarket attribuivano a Musk una probabilità di successo del 32%.
Quale futuro per l’intelligenza artificiale?
Per certi versi, questa è davvero una battaglia per il futuro dell’IA. OpenAI, pur avendo numerosi concorrenti agguerriti, è leader nel mondo dell’intelligenza artificiale, ed è sulla buona strada per quella che potrebbe essere la più grande quotazione in Borsa di tutti i tempi, prevista per la fine dell’anno.
Se vincesse Musk, ciò potrebbe rappresentare un duro colpo per il suo percorso (e probabilmente significherebbe la fine della quotazione). Una vittoria di Musk darebbe inoltre il via a una corsa sfrenata tra le altre aziende di IA (inclusa la propria) per occupare la posizione di leadership.
Se invece vincesse Altman, ciò rafforzerebbe il suo potere già significativo nel settore dell’IA e consentirebbe all’azienda di superare i concorrenti. E il suo piano di investire centinaia di miliardi di dollari in data center andrebbe sicuramente avanti.
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