Migranti positivi al Covid in Italia: una bomba pronta a esplodere?

In Italia torna l’emergenza migranti, aggravata dallo sbarco di richiedenti asilo positivi al coronavirus. Sicilia e Calabria sono le regioni più minacciate dal nuovo allarme. Come gestire questa bomba sanitaria pronta a esplodere?

Migranti positivi al Covid in Italia: una bomba pronta a esplodere?

Aumenta l’allarme per i migranti positivi in Italia. Gli ultimi giorni sono stati infuocati sul fronte sbarchi, con l’arrivo sulle nostre coste di centinaia di richiedenti asilo, molti dei quali contagiati dal coronavirus.

Il problema è reale e richiede una risposta urgente da parte del Governo, soprattutto per evitare problemi sanitari. Calabria e Sicilia sono sul piede di guerra, con la governatrice Santelli che ha mandato un indignato ultimatum a Conte sulla necessità di controllare gli arrivi di extracomunitari.

Il bilancio delle ultime ore su sbarchi e positività non è rassicurante: su circa 800 migranti approdati, anche con barche di fortuna e in spiagge fuori controllo, almeno 80 sono risultati positivi.

La questione dei migranti in Italia è una bomba pronta a esplodere?

Italia, sbarchi in aumento: rischio nuovi focolai

I dati del Viminale offrono un quadro oggettivo sulla situazione sbarchi in Italia a luglio. I numeri parlano di oltre 1.000 migranti giunti sulle nostre coste fino al 10 luglio, con un picco proprio nell’ultima settimana.

Rispetto al 2019, gli arrivi sono quasi triplicati. Nel 2020, infatti, il ministero degli Interni ha quantificato 8.087 sbarchi contro i 3.165 dell’anno precedente.

Questo significa che si continua a fuggire da Paesi del mondo colpiti da guerre, povertà, violazioni gravi di diritti umani. E, probabilmente, gli arrivi non si fermeranno per tutto il periodo estivo.

L’intelligence ha già stimato che nelle prossime settimane altri 10.000 migranti potrebbero arrivare dall’Africa.

Ad aggravare un’emergenza che si presenta ogni anno, soprattutto per le regioni costiere italiane quali Sicilia e Calabria, c’è oggi l’epidemia. Un dettaglio non affatto secondario, se si considera che una parte non trascurabile dei migranti sbarcati in Italia è risultata positiva al coronavirus.

Attualmente, sarebbero circa 80 i richiedenti asilo contagiati sul nostro territorio. Altri, però, potrebbero essere sfuggiti ai controlli nei porti poiché approdati in insenature e spiagge nascoste con imbarcazioni piccole e di fortuna.

Come gestirli per evitare il diffondersi del virus e l’accendersi di nuovi focolai?

La questione è al vaglio del Governo, anche in seguito alle proteste scoppiate domenica 12 luglio in Calabria dopo l’accertamento di 28 migranti positivi arrivati via mare (è ancora poco chiaro se si tratta di pakistani o bengalesi).

Da sottolineare che, stando ai dati del Viminale, dal Bangladesh sono sbarcati negli ultimi 10 giorni 1.383 migranti, posizionando la nazionalità al secondo posto dopo la Tunisia. I bengalesi sono nel mirino di controlli serrati in Italia proprio per l’alta probabilità che siano contagiati nel loro Paese.

Navi e caserme per gli stranieri positivi al Covid-19

Il Governo sta valutando diverse opzioni per intervenire prontamente e gestire i migranti risultati positivi.

In Sicilia, a Porto Empedocle, la nave quarantena Moby Zazà ospita ancora 17 stranieri contagiati. Una soluzione dello stesso genere potrebbe scattare anche in Calabria, con la messa a disposizione di imbarcazioni ad hoc per isolare i migranti risultati positivi ancora prima che approdino sulla terraferma.

Tuttavia, i ministri dell’Interno e delle Infrastrutture, stanno valutando anche un piano di ricovero per quarantena dei richiedenti asilo in strutture militari a Roma.

Nello specifico, si pensa al policlinico militare del Celio o al centro olimpico della Cecchignola, che già hanno ospitato pazienti affetti dal coronavirus con ottimi risultati in termini di guarigione e sicurezza sanitaria.

Il problema dei migranti positivi in arrivo in Italia è reale e una strategia del Governo deve arrivare quanto prima, proprio per evitare che questa “bomba” sociale e sanitaria esploda.

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