Migranti: in Italia mai vita tanto difficile come nel 2019

Il Centro Astalli fotografa un 2019 di scarsa protezione umanitaria, respingimenti e restrizioni di ogni tipo per i migranti. Il report

Migranti: in Italia mai vita tanto difficile come nel 2019

“Politiche migratorie restrittive, di chiusura, se non addirittura discriminatorie, hanno caratterizzato il 2019”. È questo il compendio tutt’altro che felice stilato dal Centro Astalli - servizio dei Gesuiti per i rifugiati - nel descrivere il 2019 dei migranti in Italia.

Il report realizzato dall’organizzazione, guidata da Camillo Ripamonti, ha avuto come base primaria della ricerca le più di 20mila persone alle quali il centro ha offerto soccorso l’anno passato.

Il 2019 - ha fatto notare Ripamonti - non ha solo ridotto in misura massiccia gli arrivi sul suolo italiano, ma ha notevolmente complicato la permanenza dei migranti già sul territorio.

Per loro il centro ha parlato di “abolizione della protezione umanitaria” e di una burocrazia che ha reso sempre più difficile la richiesta e l’ottenimento dei diritti, con un tasso d’esclusione sempre più alto.

Migranti: in Italia mai così poca protezione come nel 2019

Il report realizzato dal Centro Astalli non inquadra il solo panorama italiano, ma effettua diversi paralleli con alcuni scenari esteri.

I dati analizzati - relativi al 2019 - sono ovviamente da riferire al periodo del decreto sicurezza e della politica dei respingimenti portata avanti dal governo gialloverde, con Matteo Salvini ministro degli Esteri.

È stata quindi in primis la politica - nota il Centro - a instaurare barriere d’entrata e a complicare richiesta e ottenimento di protezione e diritti anche per chi era già in Italia. Aspetto, quest’ultimo, che ha aumentato la precarietà e reso la vita dei singoli migranti ancora più difficile:

“Le politiche migratorie, restrittive, di chiusura - se non addirittura discriminatorie - che hanno caratterizzato l’ultimo anno, acuiscono precarietà di vita, esclusione e irregolarità. Il quadro che ne emerge racconta quanto oggi sia alto il prezzo da pagare in termini di sicurezza sociale per non aver investito in protezione, accoglienza e integrazione dei migranti”,

si legge all’interno del report.

Italia ed Europa poco solidali

Dando uno sguardo ai numeri in mano al Centro Astalli, emerge come delle 20mila persone assistite nel 2019, 11mila fossero a Roma. A prevalere, tra le richieste, i cosiddetti “servizi di bassa soglia”, ovvero mensa, servizi igienici, vestiario, cure mediche primarie.

Questo soprattutto in ragione della perdita per molti dell’accoglienza assistita a seguito dei decreti sicurezza, che hanno ridotto protezione e garanzie, oltre ovviamente agli arrivi.

Padre Camillo Ripamonti, direttore del Centro, non ha dubbi sulle decisioni alla base delle chiusure del 2019 e le loro conseguenze, e non punta il dito solo contro lo scenario italiano bensì contro un’intera Europa “poco solidale”:

“In Italia nel 2019 sono sbarcate poco più di 11mila persone. Nonostante la pandemia ci abbia dimostrato che i confini non esistono, nel 2019 abbiamo chiuso con arroganza i porti, costringendo donne, uomini e bambini in centri di detenzione in Libia. Alla deriva in barche inadeguate e fuori dai porti, in attesa che si giocasse la partita del vinca il più forte, in un’Europa poco solidale”.

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