Le migliori opzioni per anticipare la pensione: la classifica

Come noto, in Italia l’età pensionabile è pari a 66 anni e 7 mesi. Tuttavia andare in pensione prima di questa età è possibile; vediamo come fare.

Le migliori opzioni per anticipare la pensione: la classifica

Andare in pensione prima del raggiungimento dell’età pensionabile (66 anni e 7 mesi per il 2018, 67 anni dal 2019) è possibile, l’importante è soddisfare determinati requisiti anagrafici e contributivi.

Ci sono delle opzioni per il pensionamento, infatti, che consentono al lavoratore di ritirarsi molti anni prima del compimento dei 66 anni e 7 mesi d’età, ossia l’età necessaria per accedere alla pensione di vecchiaia Inps.

Tutto dipende dalla tipologia e dalla quantità dei contributi previdenziali che avete maturato nel corso della vostra carriera. Ad esempio, se avete contributi maturati già prima del compimento dei 19 anni di età potrete anticipare l’accesso alla pensione ricorrendo alle agevolazioni riconosciute ai lavoratori precoci, così da smettere di lavorare con soli 41 anni di contributi.

Chi invece ha lavorato per molti anni - precisamente per 42 anni e 10 mesi nel caso degli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne - può andare in pensione indipendentemente dalla propria età anagrafica.

Se invece avete il primo accredito contributivo risalente al periodo successivo al 1° gennaio 1996, potrete accedere alle opzioni contributive della pensione di vecchiaia e di quella anticipata; solamente con quest’ultima, però, potrete andare in pensione con qualche anno di anticipo rispetto ai 66 anni e 7 mesi (che dal 2019 diventeranno 67). Con l’opzione contributiva della pensione di vecchiaia, invece, il lavoratore ha il vantaggio di poter andare in pensione con soli 5 anni di contribuzione; tuttavia, per farlo, dovrà attendere i 70 anni e 7 mesi d’età.

In base ai contributi richiesti, quindi, è possibile stilare una classifica delle tipologie di pensioni più veloci con le quali si può smettere di lavorare prima; vediamo quindi a quanti anni - più o meno - si può andare in pensione qualora si abbia avuto una carriera continua.

Clicca qui per la classifica delle pensioni più veloci

5) Pensione di vecchiaia contributiva

Pensate, il trattamento previdenziale con il quale si va in pensione più tardi è quello per il quale è richiesto un requisito contributivo minimo; per questa tipologia, alla quale come si può facilmente capire dal nome vi possono accedere solo coloro che rientrano interamente nel calcolo contributivo (e quindi hanno maturato contributi a partire dal 1996), infatti sono sufficienti 5 anni di contributi.

Tuttavia, anche se si può smettere di lavorare dopo appena 5 anni, per farlo bisogna aver compiuto 70 anni e 7 mesi di età (71 dal 2019); ecco perché la pensione di vecchiaia contributiva si posiziona all’ultimo posto della nostra classifica.

4) Pensione di vecchiaia

In penultima posizione troviamo la pensione di vecchiaia tradizionale, per la quale oggi è possibile andare in pensione dopo aver maturato 20 anni di contributi.

Anche in questo caso, però, c’è da considerare il requisito anagrafico che fa sì che l’età pensionabile aumenti notevolmente: una volta raggiunti i 20 anni di lavoro, infatti, bisogna attendere il compimento dei 66 anni e 7 mesi (67 anni dal 2019) per andare in pensione.

3) Pensione anticipata contributiva

C’è poi un altro trattamento previdenziale riconosciuto a coloro che hanno cominciato a maturare contributi nel periodo successivo al 1° gennaio 1996: la pensione anticipata contributiva.

Altro requisito da rispettare, però, è quello per cui l’importo della pensione non deve essere inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale, ovvero deve essere superiore a 1.268,40€.

Anche in questo caso il requisito contributivo è pari a 20 anni, tuttavia rispetto alla pensione di vecchiaia si può smettere di lavorare al compimento dei 63 anni e 7 mesi (64 dal 1° gennaio prossimo).

2) Pensione anticipata

Arriviamo dunque ai trattamenti previdenziali per i quali non è richiesto il requisito anagrafico. Il primo è la pensione anticipata, la quale prevede dei requisiti differenti a seconda del sesso del lavoratore.

Le donne, infatti, possono andare in pensione dopo aver lavorato per 41 anni e 10 mesi. Prendiamo come esempio una donna che ha cominciato a lavorare all’età di 20 anni ed ha avuto una carriera continua (quindi senza vuoti contributivi): questa potrà andare in pensione all’età di 61 anni e 10 mesi.

Nel caso degli uomini, invece, il requisito contributivo si incrementa di un anno, poiché sono necessari 42 anni e 10 mesi. Quindi, un lavoratore in attività dall’età di 20 anni e con una carriera continua, andrà in pensione all’età di 62 anni e 10 mesi.

In entrambi i casi il requisito contributivo sarà incrementato di 5 mesi dal 1° gennaio 2019, complice l’adeguamento con le aspettative di vita Istat.

1) Pensione con Quota 41

Chi ha iniziato a lavorare con largo anticipo potrà andare in pensione molto prima rispetto agli altri. Nel dettaglio, stiamo parlando di coloro che si possono definire lavoratori precoci, ovvero di chi ha lavorato per almeno 12 mesi (anche non continuativi) prima del compimento dei 19 anni.

In questo caso, infatti, si può accedere alla Quota 41 e andare in pensione con soli 41 anni di contributi.

Per capire il vantaggio di questo strumento prendiamo come esempio un lavoratore che dall’età di 15 anni ha lavorato per 3 mesi ogni estate, maturando così 12 mesi di contributi prima dei 19 anni.

Se poi questo è riuscito ad ottenere un lavoro stabile una volta compiuti i 19 anni - e nel corso della carriera non ci sono state interruzioni - potrà andare in pensione all’età di 59 anni. Ed è per questo che la Quota 41 (che dal 1° gennaio 2019 sarà incrementata di 5 mesi) è ad oggi lo strumento con il quale si può andare prima in pensione.

Prepensionamento

Fuori dalla classifica, invece, troviamo le varie tipologie di prepensionamento, ovvero quegli strumenti che permettono di smettere di lavorare percependo un’indennità sostitutiva della pensione.

Sicuramente le forme di prepensionamento oggi più conosciute sono quelle dell’Ape Volontario e dell’Ape Sociale: per il primo sono richiesti 20 anni di contributi e 63 anni di età (“3 anni e 7 mesi dalla pensione di vecchiaia”), mentre per il secondo il requisito contributivo sale a 30 anni (36 per i lavoratori gravosi) a fronte di 63 anni di età.

Tra le forme di prepensionamento, però, quella che consente di smettere di lavorare in anticipo è l’isopensione; con questa, infatti, il lavoratore cessa il servizio con 7 anni di anticipo (quindi all’età di 59 anni e 7 mesi), ma solo se l’azienda in cui è impiegato decide di agevolare l’uscita dal lavoro pagando all’INPS i contributi mancanti predisponendo poi una fideiussione bancaria come garanzia del debito.

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