Mercenari ed estremisti islamici: il caos ucraino e i rischi per la sicurezza

Roberto Vivaldelli

28/03/2024

L’estremismo islamico si alimenta grazie al caos geopolitico: contro i russi combattono non solo mercenari ma anche ex miliziani dell’Isis.

Mercenari ed estremisti islamici: il caos ucraino e i rischi per la sicurezza

Nella narrazione del Cremlino, l’Ucraina è legata direttamente o indirettamente all’attentato terroristico del Crocus City Hall di Mosca, il cui bilancio è 139 vittime tra cui tre bambini, oltre a 180 feriti. La responsabilità della strage di Mosca è attribuita - anche dall’intelligence Usa - al ramo afghano dell’ISIL, noto anche come Stato Islamico nella Provincia di Khorasan, ISKP (ISIS-K), operante in Pakistan, Afghanistan, Iran e Tagikistan.

L’organizzazione terroristica prende il suo nome da un antico califfato della regione che un tempo comprendeva aree dell’Afghanistan, dell’Iran, del Pakistan e del Turkmenistan: sui canali social legati al gruppo islamista - nato nell’Afghanistan orientale alla fine del 2014 e formato da ex miliziani talebani che hanno giurato fedeltà al defunto leader dell’ISIL, Abu Bakr al-Baghdadi - l’attentato terroristico è stato celebrato. È il segnale, secondo gli esperti, di come l’ex Stato Islamico si sia ripreso dopo essere stato sconfitto in Siria e in Iraq, e di come l’Afghanistan sia terreno fertile per l’estremismo jihadista.

Cosa c’entra l’Ucraina con l’estremismo islamico?

Ma allora cosa c’entra Kiev con tutto questo? Da una parte c’è la propaganda di Mosca, che evidentemente ha anche degli interessi politici a collegare la strage alla guerra in corso in Ucraina, anche per legittimare una dura risposta che scoraggi l’occidente a inviare le truppe nel Paese. La tesi del Cremlino - avvallata anche dal presidente bielorusso Lukashenko - è che gli attentatori di nazionalità tagika arrestati dai servizi di sicurezza (Fsb) abbiano prima tentato di varcare il confine bielorusso e poi si siano diretti verso quello ucraino. Il presidente Vladimir Putin ha dichiarato in un discorso televisivo che, secondo le prime informazioni, la parte ucraina ha preparato «una finestra» sul confine per consentire ai terroristi di passare inosservati. Mosca ha anche accusato Stati Uniti e Regno Unito di essere coinvolti nell’attentato, minacciando una dura rappresaglia.

Al momento, le invettive russe su una presunta responsabilità di Kiev non trovano riscontri, così come sono totalmente infondate le accuse della controparte ucraina secondo cui le stesse autorità russe avrebbe organizzato l’attentato in casa proprio. C’è però una verità, di cui pochi parlano. La presenza di ex miliziani dello Stato Islamico in Ucraina, che combattono contro i russi, insieme a foreign fighters provenienti da tutto il mondo. Il che rappresenta una minaccia per la sicurezza non solo della Russia, ma anche dell’Occidente. Questo supporta la tesi di Mosca di un possibile coinvolgimento di Kiev? No. Però è un elemento da tenere in considerazione per avere un’idea generale.

All’inizio del 2023, le immagini di un soldato ucraino al fronte che indossa quello che sembra essere uno stemma dell’Isis sul braccio hanno fatto il giro del web. Alcuni utenti e media sostengono che si tratti di una prova dei legami tra il gruppo terroristico e l’Ucraina, anche se il soldato ha smentito questa tesi. Ma la presenza di affiliati dello Stato Islamico in Ucraina risale a molto prima. Il 7 luglio 2015, il New York Times riferiva della presenza di una forza di volontari ceceni composta da simpatizzanti dell’Isis nei territori contesi dai separatisti russi e dalle truppe ucraine. Tali miliziani si sono schierati con Kiev nel tentativo di indebolire la Russia e costringerla a concentrare le sue forze in Ucraina, sottraendo risorse ad altri fronti su cui si scontra con vari gruppi terroristici islamisti. Non solo Isis.

Secondo un rapporto del marzo 2022, decine di combattenti estremisti si sono diretti dal governatorato settentrionale di Idlib in Ucraina per combattere contro le truppe russe. Almeno 87 ex membri dell’ISIS sarebbero stati trasferiti dal confine turco-siriano il 26 marzo sotto la diretta supervisione del leader del gruppo armato Hayat Tahrir al-Sham (HTS), Abu Mohammad al-Julani. Il rapporto indica che la maggior parte dei combattenti è di nazionalità irachena, cecena, tunisina e francese. L’8 marzo 2022, 450 militanti di HTS sono arrivati in Ucraina per unirsi alla lotta contro l’esercito russo.

I foreign fighters in Ucraina

Nel marzo 2022, a poche settimane dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, Kiev annunciava che più di 20.000 volontari stranieri intendevano unirsi all’unità speciale per combattere contro Mosca, provenienti da 50 paesi. Nella guerra di propaganda -e di numeri - secondo le stime di Mosca, dei 13.000 stranieri che hanno combattuto per Kiev, almeno 6.000 sarebbero deceduti, sebbene queste cifre sono difficilmente verificabili in maniera indipendente. La maggior parte arriverebbe dalla Polonia - 2.960 mercenari, di cui 1.497 morti in combattimento - seguiti da Stati Uniti (1.113 mercenari complessivi, di cui 491 morti); a seguire troviamo Romania, Regno Unito e anche cittadini francesi. Le forze russe, secondo Analisi Difesa, avrebbero ucciso 5.962 “mercenari” stranieri sui 13.287 arrivati in Ucraina, inclusi 147 dei 356 francesi e 33 dei 90 italiani secondo i dati diffusi su Telegram dal ministero.

Ma come nota Responsabile Statecraft, a fianco di Kiev non ci sono solo mercenari provenienti dai Paesi della Nato e dal Medio Oriente, spesso con un passato oscuro alle spalle: secondo i documenti del Dipartimento della Difesa trapelati nel marzo 2023, ci sono almeno 97 forze speciali della NATO in Ucraina: 50 britanniche, 17 lettoni, 15 francesi, 14 americane e 1 olandese. All’epoca, il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale John Kirby si rifiutò di confermare il numero ma confermò “una piccola presenza militare statunitense” nel Paese.

Quando Macron annuncia di voler inviare truppe francesi in Ucraina a fare non si sa bene cosa, dimentica di dire che forze speciali dell’Alleanza Atlantica ci sono già da tempo (la CIA, come riportato recentemente dal New York Times, è addirittura presente dal 2014). In tutto questo caos, il vero vincitore è l’estremismo islamico, che approfitta della situazione per acquisire nuova forza, mentre le grandi potenze mondiali sono impegnate a farsi la guerra. Mosca e Washington dovrebbero infatti rivedere le rispettive priorità e concentrarsi sulla lotta comune all’Islam radicale.

[(0|non)

Sblocca questo contenuto Premium

Offerta estiva a tempo limitato
30% di sconto su
Money.it Premium
+ Libro in omaggio
Accedi a tutti i contenuti
Vantaggi esclusivi
Senza pubblicità
Disdici quando vuoi
Offerta estiva a tempo limitato
30% di sconto su
Money.it Premium
+ Libro in omaggio
​ ​
]

Argomenti

# Russia
# Isis