La Germania ha inflitto un duro colpo alle azioni della difesa europee, cambiando l’ordine navale. Ecco cos’è successo e perché.
Le azioni delle aziende europee nel settore della difesa sono crollate mercoledì, proprio quando si è saputo che Berlino intende abbandonare l’ordine di sei fregate classe F126 in favore dell’acquisto di otto navi da guerra Meko A-200, più piccole. Si va dall’Italia, con Leonardo (-3,5%) alla Svezia con Saab (-2,6%), passando per il Regno Unito con la Bae Systems (-1,6%) e infine la stessa Germania con Hensoldt (-2,9%) e Renk (-4%). Contestualmente, l’Euro Stoxx 600 ha perso lo 0,1%. Il danno peggiore va però a Rheinmetall, le cui azioni sono scese addirittura del 14%.
Non dovrebbe stupire, visto che si trattava del più grande ordine navale europeo dai tempi della Seconda guerra mondiale. Questo aspetto è stato evidenziato anche da Andrea Caldato, Portfolio Manager di AcomeA ad AdnKronos:
Pare opportuno segnalare come il settore della difesa sia stato fortemente penalizzato, dopo che la Germania sembra essere in procinto di rivedere alcune scelte strategiche sugli investimenti nelle fregate militari.
Un duro colpo per un settore già fortemente provato dalle vicissitudini degli ultimi tempi. Dopo la brusca impennata dell’anno scorso permessa dagli ambiziosi progetti di riarmo, infatti, la difesa europea non ha tenuto il passo e ha cominciato a fare dietrofront.
Il mercato della Difesa europea è in calo, colpa anche della Germania
A marzo, complice la crisi in Medio Oriente, le azioni della difesa europee sono crollate dell’11%, un record mensile che non si vedeva dalla pandemia. Secondo gli analisti di Morningstar ciò è dovuto anche al cambiamento di strategia da parte degli investitori, che hanno un approccio più selettivo, privilegiando poche aziende specifiche con prospettive solide piuttosto che il settore complessivo. Allo stesso tempo, questi anni di instabilità geopolitica hanno più volte lasciato spazio a forti intenzioni di ripresa da parte dei governi europei, ed è ormai evidente che non sempre si traducono in ricavi.
Per quanto riguarda la Germania, l’unica a salire è Tkms Ag, principale concorrente di Rheinmetall e destinataria del nuovo contratto navale di Berlino. Rheinmetall, al contrario, ha perso guadagni di almeno 12 miliardi di euro secondo le stime degli analisti con l’inversione sul programma F126, del quale avrebbe dovuto essere il principale appaltatore. Secondo gli analisti, comunque, è assai probabile una ripresa del gruppo nel secondo semestre del 2026.
Cosa sta facendo la Germania?
Indipendentemente dagli effetti sul mercato della difesa europeo, la scelta di Berlino deve essere analizzata anche in un’ottica tecnica e strategica. Le fregate F126 e le Meko A-200 sono completamente diverse fra loro, senza contare che la Germania è stata quasi obbligata dalle circostanze a cambiare rotta. Per la classe F126 si può contare su dimensioni massicce, intorno a 166 metri di lunghezza e 10.000 tonnellate di dislocamento, con resistenza in alto mare fino a 2 anni, ma per gli armamenti si è pressoché limitati ai missili da difesa aerea SeaSparrow. Oltretutto, il progetto ha subito continui ritardi e frequenti posticipazioni, per la Germania non è più un ordine utile da portare a termine, soprattutto con le dinamiche belliche stravolte dalla guerra in Ucraina.
L’alternativa Meko A-200, invece, promette una nave più piccola del 40% capace di trasportare il doppio degli armamenti, adatta per bersagli di superficie, subacquei, aerei o terrestri con una versatilità che comprende missili Umkhonto, Mica NG, RIM-116, Harpoon, RBS-15 e Exocet. Soprattutto, però, la ThyssenKrupp Marine Systems (Tkms) ha già messo in produzione il progetto, con navi già consegnate in Algeria. Così Berlino può acquistare navi migliori, anche dal punto di vista della velocità e dell’impronta radar, e più velocemente, sacrificando l’ampiezza delle operazioni. Le Meko A-200 sono adatte al Mar Atlantico del Nord e al Mar Baltico, non certo alle operazioni globali per cui era stata progettata l’F-126.