Mercato delle obbligazioni sotto pressione: i motivi

Violetta Silvestri

23 Marzo 2022 - 13:05

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Mercati obbligazionari globali sotto pressione: con le banche centrali, come la Fed, che cercano di rafforzare la politica per combattere l’aumento dell’inflazione i bond soffrono. Cosa succede?

Mercato delle obbligazioni sotto pressione: i motivi

Il mercato delle obbligazioni è nel mirino di investitori e analisti in queste settimane.

Ci sono, infatti, palesi segnali di stress negli acquisti e vendite dei titoli di Stato, con i Treasury USA in primo piano poiché da sempre i più importanti e indicativi.

Per esempio, Il mercato dei bond statunitensi sta vivendo il suo mese peggiore da quando Donald Trump è stato eletto presidente nel 2016, poiché l’inflazione elevata spinge la Federal Reserve a ritirare in modo aggressivo lo stimolo monetario dall’economia.

In generale, la crescente pressione inflazionistica in tutto il mondo sta risvegliando le preoccupazioni sulla capacità dell’economia globale di resistere a qualsiasi periodo prolungato di costi di finanziamento più elevati, mentre la pandemia si trascina in molti luoghi e la guerra aggrava le prospettive.

Cosa sta succedendo, quindi, al mercato delle obbligazioni?

Mercato dei bond in sofferenza: il caso USA e le sue implicazioni

Analisti e investitori osservano attentamente l’andamento del mercato dei bond e della curva dei rendimenti.

In focus ci sono alcune tendenze non proprio rassicuranti.

Il calo dei prezzi delle obbligazioni ha alzato il rendimento del Tesoro USA decennale a marzo di 0,48 punti percentuali al 2,3%, il livello più alto da maggio 2019. Un aumento dei rendimenti di tale portata è stato registrato l’ultima volta a novembre 2016.

Quindi, i rendimenti dei Treasury sono cresciuti sulla scia delle aspettative di una maggiore crescita economica degli Stati Uniti. Ora, però, il fattore scatenante sono le letture dell’inflazione persistentemente forti, alimentate nell’ultimo mese dall’invasione russa dell’Ucraina e dal suo potenziale di limitare l’offerta di petrolio e altre materie prime chiave.

L’aumento dei prezzi di beni e servizi ha spinto la Fed la scorsa settimana ad attuare il primo incremento dei tassi dal 2018 e i trader ora scommettono che la banca centrale alzerà i tassi di interesse oltre il 2% entro dicembre, da quasi zero all’inizio di questo anno.

“C’è molto disagio nel mercato obbligazionario riguardo a quanto lontano si spingerà la Fed e quanto sia grave la tendenza inflazionistica”, ha affermato Alan McKnight, chief investment officer di Regions Bank.

Cosa significa? I trader credono che alcune delle forze che guidano l’inflazione al rialzo questo mese siano fuori dal controllo della Fed, in particolare l’aumento dei prezzi delle materie prime derivante dall’invasione dell’Ucraina.

Intanto, l’indicatore più affidabile del mercato obbligazionario delle prospettive economiche statunitensi per l’ultimo mezzo secolo sta precipitando verso l’inversione a un ritmo più rapido rispetto agli ultimi decenni.

Il differenziale tra il rendimento del titolo a 2 e a 10 anni si è ridotto a soli 13 punti base martedì, un giorno dopo che il presidente della Fed Jerome Powell ha aperto le porte all’aumento dei tassi di interesse di riferimento di oltre un quarto di punto percentuale.

Lo spread è sceso dai 130 punti base dello scorso ottobre.

Gli investitori prestano molta attenzione alla curva dei rendimenti dei Treasury, o pendenza dei rendimenti basati sul mercato su tutte le scadenze, a causa della sua forza predittiva. Un’inversione della curva tra titoli a 2 e a 10 ha segnalato ogni recessione nell’ultimo mezzo secolo.

“La curva dei rendimenti ha il miglior track record all’interno dei mercati finanziari nella previsione delle recessioni”, ha affermato Ben Emons, amministratore delegato della strategia macro globale presso Medley Global Advisors a New York. “Ma la psicologia alla base è altrettanto importante: le persone iniziano a tenere conto dei tassi di interesse che sono forse troppo restrittivi per l’economia e che potrebbero portare a una flessione.”

Da sapere che, di solito, la curva è inclinata verso l’alto quando gli investitori sono ottimisti sulle prospettive di crescita economica e inflazione perché gli acquirenti di titoli di Stato in genere richiedono rendimenti più elevati per prestare i propri soldi per periodi di tempo più lunghi.

Vale il contrario quando si tratta di una curva appiattita o invertita: i rendimenti a 10 e 30 anni tendono a scendere, o aumentare a un ritmo più lento, rispetto a scadenze più brevi quando gli investitori si aspettano che la crescita si raffreddi. Ciò porta a una contrazione degli spread lungo la curva, che può quindi portare a un calo dei differenziali sotto lo zero in quella che è nota come inversione.

L’osservazione degli analisti è che la curva dei rendimenti è attualmente al livello più piatto da marzo 2020.

Cosa succede al mercato globale dei bond

L’indice Bloomberg Global Aggregate, un benchmark per i rendimenti totali del debito pubblico e societario, è sceso dell’11% dal massimo di gennaio 2021.

Questo è il calo più grande da un picco di dati che risale al 1990, superando un calo del 10,8% durante la crisi finanziaria nel 2008. Equivale a una diminuzione del valore di mercato dell’indice di circa $2,6 trilioni, peggiore di circa $ 2 trilioni nel 2008.

Il mix di inflazione, pandemia, guerra sta gettando nell’incertezza gli investitori.

L’aumento degli oneri finanziari rischia di smorzare ulteriormente il rendimento del debito, eroso dal ritmo di aumento dei prezzi al consumo più rapido degli ultimi decenni.

L’impennata delle materie prime dopo l’invasione russa dell’Ucraina può peggiorare le prospettive. Le obbligazioni societarie sono particolarmente vulnerabili alle crescenti minacce di stagflazione, poiché il rallentamento della crescita economica aumenta anche i rischi di credito.

Per l’Asia emergente, la minaccia di una crescita stagnante e di un’accelerazione dell’inflazione si aggiunge al rischio al rialzo per i rendimenti, secondo Australia & New Zealand Banking Group Ltd.

“È probabile che continueremo a vedere pressioni al rialzo sui rendimenti poiché prevediamo l’inizio della stretta monetaria in un certo numero di economie asiatiche nella seconda metà dell’anno”, ha affermato Jennifer Kusuma, senior stratega dei tassi asiatici presso la banca.

L’inflazione rimane, quindi, il nodo più difficile da sciogliere, in grado di influenzare anche gli acquisti e le vendite di bond.

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