Come cambierà il mercato dell’auto? Previsioni e sviluppi

Intervista ad Andrea Tartaglia, esperto del mercato dell’automobile, con cui abbiamo analizzato i trend e i cambiamenti in atto nel settore.

Come cambierà il mercato dell'auto? Previsioni e sviluppi

Il mercato dell’automobile sta cambiando velocemente, e questi sono anni di transizione in cui si stanno affermando nuovi tipi di mobilità, dalle motorizzazioni a zero emissioni ai trasporti condivisi, fino alle auto intelligenti che possono guidarsi da sole e che dialogano con infrastrutture e altri veicoli.

La fase di passaggio comporta previsioni sul futuro prossimo e a lunga distanza, calcoli degli investitori sulle nuove tecnologie, e nuovi attori che in poche decine di anni prendendo il posto dei vecchi colossi di ieri: nuovi carburanti, risorse rinnovabili e nuove implicazioni ambientali in cerca dell’impatto più basso.

Per analizzare meglio il particolare momento storico dell’automotive, abbiamo intervistato Andrea Tartaglia, esperto del settore e del mercato dell’automobile, titolare del blog d’informazione attento alle principali tematiche relative al mondo dell’auto.

Auto elettriche, una strada lunga

Uno dei cambiamenti più importanti è senza dubbio l’avvento delle auto elettriche, anche se in Italia più che nel resto d’Europa non hanno ancora il successo sperato.

L’auto elettrica è molto interessante, specialmente a livello tecnico, e tocca vette di estetica ed efficienza davvero lodevoli come con Tesla. Dal punto di vista dell’automobilista, ci sono delle criticità intrinseche al prodotto come l’autonomia a volte limitata e limitante psicologicamente, e l’accesso in termini economici. Può rappresentare un’alternativa per la mobilità urbana, dove ci sono più possibilità di installare colonnine di ricarica e dove un’autonomia di 150/200 km dura per diversi giorni.

Proprio nei centri urbani e nelle grandi città l’Italia dimostra di essere ancora molto indietro rispetto ad altri Paesi europei come la Norvegia: le cause sono diverse.

In Norvegia si registrano numeri distanti anche da altri Paesi europei efficienti ed elettrificati come l’Olanda: la popolazione è distribuita soprattutto a Sud, e oltre ad avere un parco circolante più ridotto, gode anche di corposi incentivi statali per passare alle auto elettriche.

L’Italia deve quindi muoversi nelle due direzioni dell’accessibilità, lanciando politiche di incentivo, e della distribuzione di una rete di ricarica capillare.

Su questo aspetto il nostro Paese sta crescendo, ci sono molte colonnine di ricarica ma è il parco circolante ad essere troppo vasto. Il rapporto colonnine e veicoli è ancora a nostro sfavore.

Spazio alle risorse rinnovabili

Nonostante non sia ancora diffusa ovunque, l’auto elettrica fa discutere per lo sfruttamento delle miniere da cui estrae minerali rari per la costruzione di batterie, come cobalto e litio, spesso localizzati in aree politicamente ed economicamente instabili, dove c’è alto rischio di sfruttamento minorile.

L’elettrico rischia di spostare il problema dallo scarico delle auto allo scarico delle centrali energetiche: in Norvegia parte degli incentivi statali è finanziata dalla vendita di petrolio del fondo sovrano, nonostante il Paese sfrutti energia pulita, idroelettrica ed eolica. In Germania la principale risorsa per creare energia elettrica è il carbone. Per ottenere batterie sempre più capienti vengono sfruttate le miniere in Africa e Sud America, che oltre a un inquinamento atmosferico sono pericolose a livello etico. Bisogna considerare l’intera filiera dell’auto elettrica, e c’è necessità di maggiori investimenti per migliorarne l’efficienza e bilanciare tutti gli aspetti in termini ambientali ed economici.

Il fenomeno del car sharing

In una recente intervista, i vertici della Saudi Aramco, compagnia numero 1 al mondo per la produzione di petrolio, hanno evidenziato che per i loro affari al momento temono il car sharing più dell’auto elettrica, che entro il 2040 sarà soltanto il 20% delle auto in circolazione.

Le previsioni mi sembrano più plausibili di quelle che calcolano entro il 2030 il 50% di auto elettriche. Non bastano 15 anni, è un traguardo irrealistico. Se pensiamo soltanto alla realtà italiana, abbiamo in giro 50 milioni di veicoli e in media hanno almeno 11 anni. Ci vorrà molto tempo per la transizione.

Per questo si fa strada il car sharing, che ha iniziato a cambiare il volto al mercato dell’automobile.

Il car sharing è un’alternativa molto valida alle auto di proprietà soprattutto in grandi città come Roma. Dalla mia esperienza personale posso dire che è comodo poter entrare nelle zone ZTL. Le nuove generazioni sono forse meno inclini ad avere un’auto di proprietà anche per scelte economiche, e quindi preferiscono affittare o condividere auto.

Il futuro del mercato dell’automobile

Come cambierà l’utilizzo e il mercato delle auto in futuro? In un momento di transizione è inevitabile porsi le domande su ciò che vedremo. Ecco come sarà lo scenario da qui a 50 anni secondo Andrea Tartaglia.

Le previsioni a lungo termine sono complicate, dobbiamo guardare ai Paesi emergenti: in Europa il mercato è saturo, prima di essere sostituite le auto vengono portate a fine vita. In Cina, invece, per far fronte alla domanda crescente vengono proposte soluzioni innovative.

L’auto del futuro sarà...

Un mix di soluzioni che vedranno un calo dell’auto di proprietà anche per noi italiani, storicamente molto affezionati alle auto. Con la tecnologia sempre più presente, i guasti avranno cifre sempre più alte e aumenteranno forme flessibili di noleggio a lungo termine.

E forse non dovremo guidare.

Ci sarà la guida autonoma, oggi un’utopia in Italia, tra segnaletica poco chiara e strade dissestate. Probabilmente tra 50 anni ci saranno le giuste infrastrutture che consentiranno ad alcune auto di guidarsi da sole. Le auto sportive rimarranno la chicca per riprovare l’ebbrezza della guida la domenica, mentre le auto di tutti i giorni saranno perlopiù elettriche, alcune autonome, ma non saranno comprate, soltanto prese in affitto o condivise con car sharing.

I venditori si adegueranno alle esigenze dei consumatori, che a loro volta si adegueranno ad uno stile di vita sempre meno attaccato all’automobile.

Lo dimostra la crisi del settore che dal 2007 ha chiuso oltre il 40% dei concessionari. Servono nuovi approcci e le case automobilistiche sanno di dover vendere il servizio oltre che il prodotto: il noleggio a lungo termine tutela il cliente, che paga qualcosa di più rispetto all’acquisto ma è più tranquillo sulla manutenzione e le garanzie. Il modo automotive può ancora molto migliorare in termini di customer satisfaction, sull’esempio di Amazon.

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