Auto elettriche e mercato dei minerali: cosa c’è dietro?

La corsa alla mobilità completamente elettrica sta cambiando gli scenari nel settore minerario: i colossi dell’automobile sono a caccia di materie prime come cobalto, litio e nichel.

Auto elettriche e mercato dei minerali: cosa c'è dietro?

Cosa lega la produzione di auto elettriche alla corsa per i minerali rari come litio e cobalto?

Le auto elettriche sono il futuro, e se il progresso tecnologico verso una mobilità a zero emissioni rischia di compromettere il lavoro di migliaia di persone, studi di settore indicano come invece per l’Italia varrà 300 miliardi di euro entro il 2030.

Il nostro Paese si aggiunge lista delle grandi nazioni già a lavoro per togliere dalle strade le auto a benzina e diesel: questa corsa - si parla di intere produzioni convertite all’elettrico entro il 2030, e di emissioni ridotte oltre il 70% entro il 2025 - sta costringendo i grandi costruttori ad accaparrarsi le materie prime con cui produrre le batterie dei veicoli elettrici e gli strumenti per limitare le emissioni dei motori termici tradizionali.

La conseguenza è il rincaro dei minerali rari come nichel, litio e cobalto.

Auto elettriche: è caccia ai minerali

Con l’aumento della produzione di auto elettriche in tutto il mondo, sta crescendo il bisogno di materie prime e sta salendo vertiginosamente il prezzo dei minerali.

Litio

È stato stimato che il giro di affari attorno alle batterie al litio passerà dai 30 miliardi di dollari del 2015 ai 75 miliardi nel 2024, e in Australia - il maggiore produttore mondiale - è iniziata la gara a chi si aggiudica le miniere. Al momento la zona è in mano alla compagnia cinese Great Wall, e sempre in Cina viene prodotto il 55% del totale mondiale di batterie agli ioni di litio, anche per la destinazione non automobilistica.

Cobalto

Il 60% del cobalto presente al mondo proviene dalla Repubblica democratica del Congo, e a settembre Volkswagen ha aperto una gara per aggiudicarsi la fornitura necessaria a 10 anni di produzione d’auto elettriche a partire dal 2019, una quantità stimata tra i 24 e i 26 milioni di kg ogni anno. L’offerta del colosso tedesco è stata rifiutata, e i concorrenti Tesla Motors e BMW rimangono pronti a colonizzare le miniere africane attualmente a disposizione di Glencore e China Molybdenum.

Nichel

Un’altra materia prima fondamentale per queste tecnologie è il nichel: il rincaro dei prezzi, che ha raggiunto il picco massimo, è sintomatico di una domanda in crescita che secondo Ubs potrebbe portare il nichel ad essere una delle materie prime più importanti da qui a cinque anni, visto l’aumento inevitabile delle auto elettriche che lo impiegano nelle batterie ricaricabili.

Minerali: le auto elettriche sono davvero “green”?

I carburanti e i motori termici sono dannosi non solo per l’inquinamento in fase di utilizzo, ma anche durante la fase di estrazione presso i giacimenti di petrolio. La mobilità elettrica è invece dipinta come un cambiamento che metterà fine allo sfruttamento della Terra, visto che la produzione, la ricarica e lo smaltimento delle batterie sono pratiche meno inquinanti rispetto agli equivalenti legati ai combustibili.

Ma quanto è davvero “green” la mobilità elettrica? Perché è vero che da una parte azzera le emissioni dei veicoli, ma è anche vero che sfrutta le miniere per l’estrazione dei minerali utili alla costruzione delle batterie, la maggior parte delle quali si trova in Paesi molto poveri e instabili a livello politico.

Quindi è fondamentale che i grandi produttori continuino a porre come condizione essenziale che l’estrazione dei minerali non avvenga tramite lavoratori sfruttati, né bambini né adulti, e che al contempo vengano elaborate delle soluzioni alternative, come si sta facendo per i carburanti sintetici. Infatti la domanda delle case automobilistiche raggiungerà il picco dal 2025 e i giacimenti potrebbero non essere più abbastanza, creando una crisi di mercato.

Secondo i dati Unicef del 2014, erano oltre 40.000 i bambini sfruttati nelle miniere di a sud del Congo, specialmente nell’estrazione di cobalto.

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