Ci sono segnali di un crollo del mercato?

Malgrado le prospettive in prevalenza serene, segnali di un prossimo crollo del mercato sono sempre più forti secondo alcuni esperti.

Ci sono segnali di un crollo del mercato?

I segnali relativi ad un prossimo crollo del mercato sono sempre più forti.

È quanto dichiarato di recente da alcuni assett manager: malgrado le prospettive economiche generalmente serene derivanti da forti utili, dalla ripresa globale e da bassi livelli di disoccupazione nei mercati sviluppati, i problemi potrebbero essere in agguato.

Prima o poi si andrà incontro a un crollo del mercato anche secondo il chief executive di Fasanara Capital, Francesco Filia, che aveva già previsto con precisione la drammatica correzione del mercato verificatasi all’inizio di febbraio:

“I segnali di un potenziale crollo del mercato sono sempre più forti.”

Secondo Filia, i massimi toccati dal VIX a febbraio, il drammatico calo della lira turca negli ultimi mesi e le oscillazioni dell’obbligazionario italiano, potrebbero essere considerati come precoci campanelli d’allarme in grado di evidenziare l’instabilità del sistema finanziario:

“Se questo punto di vista è giusto si profila un passaggio critico e un momento di rottura per i mercati”.

Un’analisi, quella citata, che potrebbe sembrare contraddittoria vista la buona stagione degli utili e vista la crescita economica globale, elementi che hanno permesso ai mercati di rimbalzare.

Ma il report del fondo ha rilevato che i peggiori crolli sono stati spesso preceduti da una volatilità inferiore alla media e da guadagni superiori alla media, da crescita del PIL e del sentiment rialzista - tutti elementi visibili nel 1929, 1987, 2000 e 2007.

Gli avvertimenti contenuti nella nota sono preoccupanti e contraddicono molte altre prospettive ben più rosee, ma va sottolineato come il fondo con sede a Londra sia stato capace di annunciare - settimane prima che accadesse - la correzione del mercato di febbraio. Filia dichiarò a fine gennaio che le valutazioni azionarie erano in territorio bitcoin, ovvero “totalmente disconnesse dai fondamentali economici”, e che i mercati erano “sull’orlo del caos”.

Più o meno due settimane dopo gli indici statunitensi sono crollati di oltre il 10% e tutti i principali indici europei hanno seguito il trend ribassista. Il Dow Jones ha perso più di 3.200 punti in due settimane, con un rimbalzo solo parziale nel corso del mese.

Crollo mercato: i problemi ci sono ma non si vedono?

Diversi campanelli d’allarme hanno forma politica e geopolitica secondo Filia: il crescente populismo in Europa, le tensioni mediorientali e asiatiche. Ma più di ogni altra cosa è la minor liquidità - certificata dall’inversione di tendenza delle banche centrali per la prima volta in un decennio - il primo vero crash test per lo slancio e per la volatilità, così come l’aumento dei tassi di interesse.

Il debito arrivato a livelli storici rappresenta probabilmente un altro pericolo, perché in questo momento alcuni dei maggiori Paesi del G-10 hanno i più elevati rapporti debito/PIL degli ultimi decenni.

Ma Fasanara potrebbe essere tra gli osservatori più pessimisti del mercato. Gli strategist di Credit Suisse e LPL Financial, tra gli altri, sostengono infatti che questo mercato rialzista avrà ancora molto spazio davanti a sé.

Secondo Kevin Mahn, CIO di Hennion & Walsh, piuttosto che essere guidato delle banche centrali come prima, il mercato rialzista di oggi è sostenuto da fondamentali più forti come l’espansione economica e gli utili, e questo porterà l’azionario sempre più in alto.

Ma Filia non abbandona la sua prospettiva allarmante, e vede insidie dove altri esperti vedono promesse. Insidie che rappresentano ben più di un elefante nella stanza:

“Più che una stanza, i mercati finanziari sembrano un negozio di porcellana, data la loro fragilità, e io ci vedo diversi elefanti in quel negozio”.

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