La corsa all’intelligenza artificiale sarà anche una sfida energetica e la Cina sta facendo di tutto per compensare la supremazia americana sulle tecnologie abilitanti (Gpu e, con Google, Tpu, chip di ultima generazione e così via) garantendo una crescente agilità alle forniture di corrente elettrica ai data center e agli elaboratori di potenza di calcolo delle major di Pechino.
I sussidi energetici ai produttori, la pesante modernizzazione della rete elettrica, l’integrazione di tecnologie abilitanti per il controllo efficiente dei flussi di corrente vanno tutti nella direzione di rendere senza ostacoli la corsa di Pechino. E in questo calcolo rientra anche la crescita della Cina nella generazione nucleare.
La Cina ha una capacità installata di poco meno di 60 GW e ha prodotto negli ultimi anni il 5% della sua energia, ancora fortemente dipendente dal carbone (circa il 60%) con la fissione. Intende nei prossimi anni aumentare la quota del nucleare fino a portarla al 2050 e secondo la Commissione Nazionale di Riforma e Sviluppo, l’ente di Pechino abilitato a promuovere e approvare i grandi progetti infrastrutturali, ottenere questo obiettivo costerà l’equivalente di 1.300 miliardi di dollari nei prossimi 25 anni.
Una sfida-chiave per consolidare la rincorsa cinese all’IA, in un contesto in cui come ricorda l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) “l’atomo e l’algoritmo” vanno di pari passo e “i data center consumano oltre 400 TWh di elettricità ogni anno” e nei prossimi anni, “con la crescita senza precedenti del loro numero, dal 20 al 30%, si prevede che il loro consumo energetico totale più che raddoppierà, raggiungendo quasi 1000 TWh all’anno” alla fine del decennio. Questo impone una netta accelerazione delle tipologie di fornitura energetica e una diversificazione delle fonti. La Cina sta investendo sull’intera filiera rinnovabile e anche sul nucleare ha grandi ambizioni.
Il Critical Technology Tracker 2025 dell’Australian Strategic Policy Institute ha inserito il connubio IA-nucleare nel paniere di tecnologie critiche in cui la Cina domina su scala internazionale per la ricerca scientifica e l’innovazione industriale. Come riporta il Chosun Daily, quotidiano sudcoreano (Seul osserva con attenzione, da esportatrice di ottime tecnologie nucleari) in particolare «le classifiche della ricerca sono un indicatore importante della futura commercializzazione, ciò suggerisce che la Cina sta rapidamente espandendo il suo dominio globale nei settori tecnologici strategici».
Con 37 su 70, ricorda il New York Times, il numero di reattori in costruzione in Cina è superiore a quello del resto del mondo messo assieme, in un contesto in cui Nature nota che dal 2000 ad oggi i costi degli impianti si sono dimezzati mediamente. Una catena di produttori finanziata dallo Stato, facilitata da aziende pubbliche e prestiti a basso tasso d’interesse, un’ampia capacità organizzativa e il controllo delle filiere, secondo l’Information Technology & Innovation Foundation è 10-15 anni avanti gli Usa sull’applicazione e la maturazione del nucleare di quarta generazione e dei piccoli reattori modulari (SMR) e «sulla buona strada per superare gli Stati Uniti come nazione con la maggiore capacità di generazione di energia nucleare entro il 2030. Nel complesso, la Cina ha quasi triplicato la sua capacità nucleare negli ultimi 10 anni; gli Stati Uniti hanno impiegato quasi 40 anni per aggiungere la stessa capacità di energia nucleare aggiunta dalla Cina nell’ultimo decennio».
Tutto questo può consentire a Pechino un triplice obiettivo: ampliare la sua presa sul nucleare globale, consolidare la propria presenza nel mercato delle soluzioni tecnologiche volte a questo tipo di generazione e, soprattutto, ibridare la crescente capacità di generazione a una spinta all’alimentazione dei data center, realizzando l’obiettivo spesso agognato dagli Usa col sostegno di molti Paesi partner, soprattutto i partner arabi. Se la Cina riuscirà a conquistare questo vantaggio strategico, la corsa all’IA potrebbe essere condizionata: Washington vince sulle tecnologie, per ora, ma è indietro sulla capacità di rete, sulla gestione dei flussi energetici e sul mix generativo. Le economie di scala del nucleare cinese non sono alla portata dell’Occidente e Trump e i suoi questo lo devono sapere. Si possono costruire i migliori e più potenti data center del mondo, ma non andranno da nessuna parte se l’approvvigionamento energetico sarà farraginoso e costoso. Un dato di fatto che forse a Pechino hanno capito più che a Washington.