Meno Ferrari elettriche e più carburante, la rivolta di Salvini contro l’UE. “Pronti a fare da soli”

Sabrina Celi

28 Maggio 2026 - 16:53

Matteo Salvini attacca le direttive green Ue mentre Ferrari corre sull’elettrico ma crolla in Borsa.

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In un momento storico in cui l’Unione Europea insiste su rigide direttive ecologiche, il governo italiano lancia un avvertimento per tutelare le imprese e l’economia reale. Durante il convegno annuale 2026 del dipartimento di Economia della Lega, infatti, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha delineato una visione diametralmente opposta a quella di Bruxelles.

«Occorre mettere carburante nella macchina: non nella Ferrari elettrica [...], ma nei furgoni dei nostri artigiani, nelle macchine ibride, a benzina o diesel, dei nostri agenti di commercio, e nelle taniche dei nostri camion [...]».

Con queste parole, il leader leghista ha esposto la sua prospettiva, criticando duramente la rincorsa al green proprio mentre la Ferrari stessa registra un tonfo in Borsa in occasione della presentazione del suo nuovo modello elettrico.

Cortocircuito Ue, tra vincoli di spesa e rincari energetici

L’intervento si è concentrato su una severa critica alle attuali politiche comunitarie, accusate di imporre vincoli slegati dalla realtà. Nel dettaglio, Salvini ha definito il Patto di stabilità e crescita un vero e proprio ossimoro, poiché non garantirebbe né la stabilità né tantomeno la crescita.

Il cortocircuito europeo, secondo il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, è palese: da un lato la Banca Centrale Europea invita i Paesi membri a limitare la spesa pubblica per fronteggiare il caro energia, e dall’altro viene mantenuta l’ETS, una tassa definita «pseudo green» che arriva a pesare per oltre il 10% sulle bollette energetiche di famiglie e imprese. A questo si aggiunge un conto salatissimo, con gli shock geopolitici che costano al sistema delle imprese europee ben 15 miliardi di euro al mese in maggiori oneri.

A complicare il quadro, si uniscono profonde contraddizioni internazionali. Mentre all’Italia si impongono sacrifici, il leader della Lega ha denunciato come la Germania produca ancora elettricità con il 20% di carbone e fonti fossili. Inoltre, pur preparando nuovi pacchetti di sanzioni, ha fatto notare il ministro, Paesi come Francia e Spagna continuano ad acquistare forniture energetiche dalla Russia per centinaia di milioni di euro.

L’impatto sull’economia reale e gli stipendi bloccati

Queste rigidità si ripercuotono pesantemente sulla gestione quotidiana del Paese.

Il Vicepremier ha ricordato come, a fronte di un fabbisogno di 6 miliardi di euro per la manutenzione delle strade, dei ponti e delle gallerie gestite da Anas, a bilancio ci sia appena poco più di un miliardo e mezzo a causa delle regole europee. Un limite che impedisce persino di adeguare i salari: al ministero, ha sottolineato Salvini, “i nuovi ingegneri assunti percepiscono appena 1.600 euro al mese” proprio perché i vincoli non consentono margini di spesa.

La “fase due” del Governo e la sfida a Bruxelles

Guardando ai prossimi mesi, l’attenzione si è spostata sulla cosiddetta «fase due» dell’azione di governo.

Dopo aver ricordato i traguardi rivendicati dalla maggioranza, come lo stop al Mes e il no a nuove tasse sulla casa, Salvini ha indicato come priorità il ritorno a una solida crescita strutturale.

Un percorso che, potendo contare su uno spread sotto quota cento e una Borsa ai massimi storici, dovrà concentrarsi sull’economia reale e sul supporto ai 1.300 cantieri ferroviari aperti nel Paese. Sul fronte dei rapporti con Bruxelles, la posizione delineata è netta: qualora non venissero concesse deroghe sui vincoli di spesa, l’esecutivo si dice pronto a procedere in totale autonomia pur di non fermare il sistema industriale italiano.