Meglio il BTP a tasso fisso al 4,30% o il BTP cedola 4,65% con stessa durata in origine?

Stefano Vozza

5 Settembre 2025 - 15:38

Prodotti simili per emittente e valuta e quasi simili su durata residua e duration, ma con una sostanziale differenza di fondo

Meglio il BTP a tasso fisso al 4,30% o il BTP cedola 4,65% con stessa durata in origine?

Da pochi giorni il panorama delle obbligazioni sovrane di casa MEF si è arricchita di un nuovo trentennale emesso insieme al neo BTP a 7 anni. Per la dual tranche si è proceduto mediante collocamento sindacato affidato a Banco Bilbao, J.P. Morgan, Citibank, Nomura, Deutsche Bank, Morgan Stanley.

Il lancio dei due BTP benchmark anticipano, annullandole, le aste del bond a 7 anni e dei BTP con durata over 10 anni previste per giorno 11, che pertanto non si terranno più. Soffermiamoci ora sul trentennale e chiediamoci: meglio il BTP a tasso fisso al 4,30% o il BTP cedola 4,65% con stessa durata in origine?

Il BTP Fx 4,3% Oct54

Un annetto fa come adesso il Dipartimento del Tesoro lanciava la prima tranche del BTP Fx 4.3% Oct54 con matricola ISIN IT0005611741. Da allora sono giunti altri slot che sono andati ad ingrossare il flottante portandolo all’attuale 14,5 mld di €. Nel frattempo ha perso quasi un anno di vita utile dato che residuano “solo” 29,06 anni prima della scadenza e rimborso finale del prestito.

La cedola nominale annua in teoria non sarebbe male letta con gli occhi dei tempi moderni, ma neanche così elevata vista la durata. Ogni 6 mesi, e precisamente il 1° ottobre e 1° aprile di ogni anno, il titolare del BTP Fx 4.3% incassa il 2,15% lordo sul valore nominale del prestito sottoscritto.

In 12 mesi i corsi sono oscillati sopra e sotto la parità segnando un minimo e massimo storico pari, nell’ordine, a 93,66 il 09/04/2025 e a 109,13 il 06/12/2024. Il prezzo di chiusura di giovedì 4, in particolare, è stato a 96,46 a beneficio dello yield a scadenza salito al 4,57% lordo.

Il nuovo benchmark BTP 1° ottobre 2055

I risultati del collocamento sindacato di martedì 2 del nuovo BTP a 30 anni sono stati un successo in termini di domanda di mercato. A fronte di soli 5 miliardi di € “no grow” offerti dal Tesoro nella 1° tranche, la richiesta degli operatori è stata di ben 107,8 mld di euro. L’obbligazione ha matricola ISIN IT0005668238, data emissione e regolamento martedì 9 e scadenza al 1° ottobre 2055. In sostanza è nata, vivrà e scadrà con uno scarto di 1 anno rispetto al trentennale di cui sopra.

Ora, se emittente, valuta di denominazione, grado di rischio e durata sono identici o comunque molto simili, a variare è la cedola. Il BTP Fx 4.65% Oct55 paga lo 0,35% lordo annuo in più rispetto all’ex trentennale, che sulla distanza a 30 anni fanno uno scarto del 10% circa di ritorno complessivo.

Non solo, ma se teniamo conto del prezzo di aggiudicazione a 99,56, sotto la parità, ne deriva un rendimento esitato dell’Oct55 del 4,732% lordo a scadenza (dati: MEF). A questi prezzi, e da principio alla fine, il ritorno complessivo è di poco oltre il 142% lordo inclusa la prima cedola corta di soli 22 giorni dello 0,279508% in pagamento tra 25 giorni.

Il rischio mercato del BTP a 30 anni e cedola al 4,65%

Dunque, lo strumento è completamente privo di rischio e adatto a ogni profilo di investitore? No, ovviamente, almeno per un parametro che è al contempo il suo punto di forza e di debolezza: la durata complessiva.

Oggi quest’ultima è particolarmente avversa dal mercato che acquista soprattutto le scadenze medio-corte. In più Stati c’è che i debiti pubblici sono a livelli sostenuti e che i loro programmi di spesa non accennano a invertire trend, anzi. A cascata gli operatori temono il futuro riesplodere dell’inflazione con conseguente rialzo dei tassi di riferimento. Pertanto per evitare di restare “incastrati” nel crollo delle quotazioni dei bond lunghi causa l’esplosione dei rendimenti, stornano gli acquisti sulle scadenze ravvicinate.

Ecco il grande pericolo di simili obbligazioni, il rischio di mercato che può portare le quotazioni a sprofondare di tanto nel corso della vita di maturazione. Ad esempio il BTP Tf2,15% Mz72 è nato con una cedola debole in rapporto alla durata di 50 anni in origine. Difatti oggi prezza 57,31. in calo di oltre il 40% rispetto al valore 100 di rimborso finale.

Meglio il BTP a tasso fisso al 4,30% o il BTP cedola 4,65% con stessa durata in origine?

Vista al contrario, la lunga scadenza e la buona cedola sono due parametri chiave per sfruttare le potenzialità dei corsi di mercato. Laddove dovesse tornare il sereno sul comparto obbligazionario è evidente che gli acquisti sosterranno i titoli lunghi. Il “quando e di quanto?” è la grande incognita per tutti, esperti e non di mercati finanziari.

Ad esempio i corsi del BTP Fx5% St40, un ex bond trentennale, negli anni d’oro si è spinto anche oltre quota 160. La doppia brutta notizia è che oggi mancano tutte le premesse per rivedere simili trend, e dall’altro c’è che i macro contesti economici sono radicalmente mutati. Gli stock di bond sono esplosi, il costo del denaro non è più nullo e le Banche Centrali riescono a influenzare solo il tratto corto e medio della yield curve e stop.

Insomma, da lunedì 9 settembre il titolo potrà dare o togliere tantissimo e di certo non deluderà le attese. L’approccio al BTP Fx 4.65% Oct55 presuppone quindi un’adeguata propensione al rischio malgrado si tratti di uno strumento del reddito fisso. Ancora, servirà uno studio accurato anche dei tempi di ingresso e/o uscita dal titolo oltre che del contesto di fondo del mercato obbligazionario.