Maternità: cosa succede se scade il contratto di lavoro?

Il diritto al congedo di maternità non si estingue con la cessazione del contratto di lavoro, vediamo perché.

Maternità: cosa succede se scade il contratto di lavoro?

Congedo di maternità: cosa succede alla lavoratrice dipendente il cui contratto di lavoro scade nel corso del periodo di fruizione?

Il congedo di maternità, ossia il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro pagato dall’INPS tramite il riconoscimento di un’indennità sostitutiva pari all’80% dell’ultima retribuzione percepita, tutela la lavoratrice anche in caso di scadenza del contratto.

Potrebbe succedere, infatti, che una lavoratrice abbia un contratto a tempo determinato con scadenza fissata all’interno del periodo di astensione obbligatoria. Va detto, infatti, che per il datore di lavoro vi è il divieto di licenziare una lavoratrice in gravidanza; allo stesso tempo, però, non vi è l’obbligo di rinnovare un contratto in scadenza.

Non è raro, quindi, che una lavoratrice in gravidanza non veda rinnovare il suo contratto in scadenza; tuttavia, sia quando il rapporto di lavoro si interrompe durante il periodo del congedo di maternità, come pure quando l’interruzione scatta prima dell’inizio di questo periodo, ci sono delle forme di tutela per la lavoratrice; vediamo di quali si tratta.

Contratto scaduto durante il congedo di maternità: quali conseguenze?

Come noto, il congedo di maternità ha una durata di cinque mesi. Durante questo periodo la lavoratrice percepisce un’indennità pari all’80% dell’ultima retribuzione; questa è finanziata dall’INPS ma anticipata dal datore di lavoro.

Ma cosa succede nel caso in cui il datore di lavoro venga meno causa interruzione del rapporto di lavoro? A rispondere a questa domanda è il “Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità” (D.lgs 151/2001) che all’articolo 24, comma 1, precisa che “l’indennità di maternità è corrisposta anche nei casi di risoluzione del rapporto di lavoro che si verifichino durante i periodi di congedo di maternità”.

E aggiunge il secondo comma:

Le lavoratrici gestanti che si trovino, all’inizio del periodo di congedo di maternità, sospese, assenti dal lavoro senza retribuzione, ovvero, disoccupate, sono ammesse al godimento dell’indennità giornaliera di maternità purché tra l’inizio della sospensione, dell’assenza o della disoccupazione e quello di detto periodo non siano decorsi più di sessanta giorni.

Quindi, la lavoratrice non deve temere per la cessazione del contratto durante il periodo di maternità, poiché in ogni caso continua a fruire dell’indennità sostitutiva.

Tuttavia, mentre nei mesi di congedo in cui questa è ancora sotto contratto sarà il datore di lavoro a riconoscere in busta paga i compensi dovuti (con l’INPS poi che lo rimborsa per il costo sostenuto per il pagamento dell’indennità), per il periodo successivo sarà l’INPS a corrispondere direttamente quanto spetta alla lavoratrice.

Questa potrà scegliere di ricevere l’indennità di maternità tramite bonifico domiciliato in posta, come anche in favore dell’accredito diretto su conto corrente.

Attenzione: in tal caso andrà prodotta una doppia domanda per il congedo di maternità. La prima domanda dovrà essere presentata per il periodo di valenza del contratto; la seconda va fatta alla scadenza dello stesso, indicando i giorni di congedo che rimangono in cui dovrà essere l’INPS a pagare direttamente il compenso.

Contratto scaduto prima dell’inizio del congedo: cosa succede?

Vi è però una tutela anche per la lavoratrice il cui rapporto di lavoro è cessato prima dell’inizio del congedo. In questo caso spetta comunque l’indennità di maternità - che viene pagata interamente dall’INPS - nei casi in cui viene soddisfatta una delle seguenti condizioni:

  • dalla cessazione del rapporto di lavoro e l’inizio del congedo non siano trascorsi più di 60 giorni. Quindi considerando che il congedo di maternità scatta con due mesi di anticipo dalla data presunta del parto, ne hanno diritto coloro che perdono il lavoro ad almeno 5 mesi di gravidanza;
  • il congedo di maternità ha inizio dopo il suddetto termine, ma la ex lavoratrice risulta titolare dell’indennità di disoccupazione Naspi. In questo caso la maternità prende il posto della Naspi, la quale tornerà ad essere corrisposta al termine del congedo;
  • il congedo di maternità ha inizio dopo il suddetto termine ma comunque entro 180 giorni, ma solo se negli ultimi due anni la lavoratrice ha almeno 26 contributi settimanali versati.

Questi i tre casi in cui la lavoratrice che perde il lavoro prima dell’inizio del congedo può comunque avere diritto all’indennità sostitutiva che - ricordiamo - sarà calcolato all’80% della retribuzione precedentemente percepita.

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