Oro ai massimi da 6 anni. Cosa aspettarsi dopo G20?

Le quotazioni del prezioso tornano ai massimi da 6 anni. Complici il deprezzamento del dollaro Usa e dell’incertezza dovuta dalle tensioni commerciali e geopolitiche. Cosa aspettarsi? Ne abbiamo parlato con uno dei massimi esperti del settore: Carlo Alberto De Casa, Capo analista di ActivTrades

Oro ai massimi da 6 anni. Cosa aspettarsi dopo G20?

Il prezzo dell’oro continua a far parlare di sé, superando la soglia dei 1.400 dollari l’oncia, registrando il nuovo massimo da sei anni a questa parte.

L’apprezzamento del metallo giallo non è che il culmine di un rally che va avanti da diversi mesi e che, nelle ultime ottave, ha fatto registrare una sostanziale accelerazione dovuta ai deprezzamenti del dollaro statunitense e dalle tensioni commerciali e geopolitiche.

L’oro è da sempre utilizzato come «porto sicuro» nelle fasi di incertezza/tensione sui mercati finanziari. Di fondo, a contribuire alla crescita non solo del metallo giallo, ma anche degli altri metalli preziosi, sono le sterzate espansive di politica monetaria mostrate dalla Fed e BCE.

Ma non finisce qui. Anche i forti acquisti che da mesi stanno portando avanti alcune Banche centrali, hanno provocato il balzo al rialzo del bene rifugio per eccellenza, come emerso dai resoconti del World Gold Council. Ne abbiamo parlato con Carlo Alberto De Casa, Capo analista di ActivTrades.

Il parere di Carlo Alberto De Casa, Capo analista di ActivTrades

«Rally impressionante quello dell’oro che arrivato a 1.440 dollari l’oncia grazie alle ultime sei sedute positive consecutive, con le quali il metallo prezioso ha messo a segno un rialzo di circa 100 dollari.

Si è parlato molto di quelle che sono le ragioni che hanno spinto il rialzo del metallo prezioso diciamo che il tema centrale, piuttosto che l’incertezza che caratterizza l’attuale scenario geopolitico, è il fatto che la Banca centrale Usa sia pronta a ridurre i tassi di interesse un paio di volte nei prossimi mesi.

Questa è stata la principale ragione che ha determinato il balzo dell’oro. Basti pensare che nel giro di un mese da 1.270 dollari è arrivato a 1.440 dollari l’oncia. A livello tecnico il balzo del prezioso è stato favorito dal superamento dell’importante resistenza posta tra 1.350 – 1.370 dollari l’oncia. Infatti, a seguito della violazione di tale livello i prezzi del bene rifugio hanno accelerato al rialzo.

Questo è successo per due ragioni: ai livelli menzionati prima ci sono state l’apertura di posizioni rialziste e dall’altro lato la chiusura di posizioni short di lunghissimo periodo. Per quanto riguarda la correzione che abbiamo visto nelle ultime sedute, ossia il ritorno ai 1.400 dollari, non mi spaventa più di tanto, la considero una correzione fisiologica dovuta anche alla leggera ripartenza del dollaro statunitense in un quadro sostanzialmente ancora positivo per il gold.

Da sottolineare anche come l’oro stia performando meglio rispetto all’argento, non solo in queste settimane, ma già da parecchio tempo. Se non vi fosse un accordo tra Stati Uniti e Cina lo scenario sarebbe di un possibile rallentamento economico globale che avrebbe un impatto nettamente superiore sull’argento: circa il 50% della domanda dell’argento deriva dal settore industriale, mentre l’impatto sarebbe nettamente più modesto per quanto riguarda l’oro».

Riserve oro Italia: Lega 1, BCE 0

Insieme al rialzo dell’oro torna in evidenza anche la questione delle riserve di metallo giallo detenute da Banca d’Italia. In una opinione ufficiale firmata dal Presidente della BCE Mario Draghi, l’Eurotower ha affermato che i trattati europei non prevedono il concetto di proprietà per quanto riguarda le riserve di oro, ma parlano di «detenzione e gestione esclusiva». Inoltre è stato sottolineato che «bisogna rispettare l’indipendenza di Bankitalia».

La questione è stata a lungo dibattuta perché, secondo il partito guidato da Matteo Salvini, il tesoro di Via Nazionale non appartiene a quest’ultima, ma allo Stato.

L’istituto guidato dal governatore Ignazio Visco detiene la quarta riserva d’oro più grande del mondo dopo Stati Uniti, Germania e Fondo Monetario Internazionale. Ha quasi 2.500 tonnellate di oro, per un valore di oltre 90 miliardi di euro, un tesoro che i vari governatori hanno accumulato soprattutto durante il boom economico del dopo-guerra.

Il tema è un cavallo di battaglia di Claudio Borghi, Consigliere economico del Carroccio, il cui testo di legge sul tema è stato aspramente criticato dai partiti di opposizione nei mesi scorsi, i quali sostengono che le reali intenzioni della Lega sono quelle di vendere l’oro di Banca d’Italia per fare cassa e ridurre così il debito pubblico, disinnescando le temute clausole di salvaguardia.

Borghi si è difeso dicendo che in realtà lui vuole combattere contro una questione di principio per allineare la situazione italiana quella degli altri Stati dell’UE. Quanto comunicato oggi dalla BCE è un punto a suo favore.

Tuttavia, Francoforte ha chiesto di togliere dal testo di Borghi il riferimento al fatto che la Banca d’Italia detiene l’oro «a solo titolo di deposito», perché questo passaggio potrebbe essere letto come una limitazione al potere della Banca d’Italia di decidere in modo indipendente sulla gestione delle sue riserve ufficiali che è necessaria per svolgere i suoi compiti previsti dai trattati.

Inoltre, la BCE ha specificato che i trattati affermano che le riserve d’oro non debbano essere trasferite dal bilancio della Banca d’Italia a quello dello Stato.

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