Questo lavoratore è stato in malattia per oltre 15 anni con uno stipendio da più di 5.000 euro al mese. Il tribunale gli ha negato l’aumento.
Le cause di lavoro sono raramente confinate al caso che regolano, finendo spesso per sollevare temi di rilevanza giuridica e sociale condivisa. È sicuramente quanto accaduto nel Regno Unito, con una vicenda controversa a cui ha appena messo un punto il tribunale del lavoro di Reading, nel Berkshire. Un lavoratore ha percepito una media di 5.000 euro al mese di stipendio per 15 anni, senza lavorare perché in congedo di malattia, per una situazione particolare che approfondiremo di seguito.
Nonostante ciò, ha presentato un ricorso pretendendo un aumento dello stipendio dal datore di lavoro, ritenendo di essere stato ingiustamente penalizzato rispetto al resto del personale. Il giudice che si è pronunciato sulla questione gli ha negato questo diritto, ma non è stata affatto una decisione scontata come erroneamente si potrebbe pensare. Al contrario, ci sono numerosi aspetti di questa storia che meritano riflessioni profonde, soprattutto per quanto riguarda il bilanciamento tra l’uguaglianza da garantire e la sostenibilità economica degli strumenti necessari a tal fine.
15 anni di malattia con stipendio, il giudice nega l’aumento
La vicenda di questo lavoratore ha inizio nel 2008, quando è cominciato il congedo di malattia a causa della sua salute mentale. Questo congedo non è mai stato seguito dalla ripresa dell’attività lavorativa, poiché il dipendente si è poi ammalato di leucemia nel 2012. In questi anni ha ricevuto regolarmente lo stipendio, senza però il pagamento di aumenti o ferie. In ogni caso, dal 2013 è stato collocato in una sorta di pensionamento anticipato, trovando un accordo con il datore di lavoro che possiamo definire piuttosto soddisfacente.
Secondo quanto è stato riportato dalle testate britanniche, l’uomo ha continuato ad avere un regolare contratto di lavoro attivo, senza obbligo di svolgere alcuna mansione in virtù di uno specifico piano sanitario per i dipendenti con disabilità. Grazie a questo piano i lavoratori disabili hanno diritto al pagamento di tre quarti dello stipendio annuo previsto contrattualmente. Di conseguenza, è stato pattuito che il dipendente avesse diritto a una retribuzione annua di 54.028 sterline britanniche fino al compimento di 65 anni, cioè poco più di 5.000 euro al mese per quasi 30 anni. L’uomo ha effettivamente continuato a ricevere lo stipendio senza problemi, sempre nell’importo fisso pattuito nel 2013.
Ed è proprio questo che il lavoratore ha contestato al datore (un’azienda statunitense di rilievo nel settore tecnologico), ritenendo di aver diritto a un aumento. Il dipendente ha chiarito di “non essere avido”, specificando che si trattasse di una ragione di equità. Gli altri dipendenti dell’azienda hanno continuato a percepire spesso degli aumenti dello stipendio, anche semplicemente dovuti all’anzianità e ad alcune rivalutazioni periodiche. Nel frattempo, inoltre, l’inflazione crescente ha ridotto notevolmente il valore effettivo dello stipendio ricevuto.
Il lavoratore ritiene pertanto di essere stato penalizzato a causa della sua disabilità, sostenendo che lo scopo dell’accordo sanitario di tutelare la sicurezza dei dipendenti impossibilitati a lavorare per ragioni di salute non fosse stato raggiunto, a causa della mancata rivalutazione. Così si arriva alla causa contro il datore di lavoro, che ha peraltro impoverito il lavoratore gravemente malato dei risparmi nel tempo accumulati.
Come anticipato, il tribunale non ha riconosciuto le ragioni addotte del dipendente, sostenendo chiaramente che poteva beneficiare di un accordo molto generoso, da considerare positivo anche nel caso in cui il valore reale si fosse dimezzato nel tempo. Una soluzione che ha scatenato un acceso dibattito, ma che ad oggi non potrebbe trovare altre strade da percorrere. Bisogna separare ciò che appartiene, almeno al momento, a una dimensione ideale e utopistica a quanto effettivamente e oggettivamente realizzabile. Sembra impossibile pretendere l’aumento dello stipendio in un caso simile, soprattutto vista la generosità delle condizioni economiche. Ciò non toglie tuttavia una sensazione di amaro per gli ostacoli che ancora si pongono dinanzi all’uguaglianza.
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