Made in Italy: ecco come Amazon aiuta le Pmi a esportare

Nel 2017 le imprese che usano la piattaforma hanno esportato prodotti italiani per un valore complessivo di 350 milioni di euro. Il colosso dell’e-commerce prevede nuovi investimenti in Italia

Made in Italy: ecco come Amazon aiuta le Pmi a esportare

Amazon può essere un ottimo veicolo per esportare i prodotti italiani nel mondo. Ne è convinto Russel Grandinetti, senior Vice president international retail del colosso americano dell’e-commerce, che in una intervista al Sole 24 Ore spiega l’importante contributo che l’azienda di Jeff Bezos può dare e ha dato al sistema imprenditoriale del Made in Italy.

Amazon aiuta a esportare

Intervistato dal prestigioso quotidiano finanziario, Grandinetti si affida innanzitutto ai numeri. Nel 2017, stando ai dati sciovinati dal manager italo-americano, Amazon ha dato una grossa mano alle Pmi che usano la piattaforma contribuendo all’esportazione di prodotti italiani per un valore complessivo di 350 milioni di euro.

Una cifra di tutto rispetto e che sarebbe destinata a lievitare, visto che le aziende del Belpaese che si affidano alla logistica di Amazon sono quasi raddoppiate tra il 2015 e il 2017, attestandosi a 10 mila unità.

“Se la crescita continuerà a questi ritmi entro il 2020 potremmo potenzialmente arrivare a 1 miliardo di esportazioni di beni italiani”

ha annunciato.

Una vetrina per il Made in Italy

La tendenza, tra l’altro, è destinata a continuare anche grazie al costante interesse che i consumatori di tutto il mondo nutrono per i prodotti Made in Italy, sia nel settore alimentare che in quello della moda, e Amazon offre un vero e proprio spazio espositivo di dimensioni globali per l’autentica eccellenza italiana.

Creata da poco, la vetrina online dedicata al Made in Italy ha già trovato apprezzamento da parte di “700 aziende artigianali Toscana, Sardegna, Calabria, Piemonte e Sicilia oltre che delle province di Bergamo e Vicenza” che si sono registrate sulla piattaforma.

“Noi non vogliamo fare l’aceto balsamico di Modena o la ’nduja calabrese. Ma possiamo fare in modo che questi prodotti raggiungano in poco tempo Londra, Amburgo o Houston”

ha proseguito.

Investimenti in Italia

Grandinetti tiene a sottolineare come il gruppo di Seattle stia riservando una attenzione sempre maggiore verso l’Italia dove dal 2010 sono stati investiti oltre 1,6 miliardi, contribuendo anche alla creazione di nuovi posti di lavoro.

Attualmente la rete Amazon in Italia conta 4 poli di distribuzione e 11 depositi di smistamento, e impiega 3500 dipendenti assunti a tempo indeterminato, che si prevede aumentino a 5200 unità lavorative entro la fine di quest’anno.

“In autunno apriremo il nuovo centro di distribuzione a Casirate vicino Bergamo e poi entro il prossimo anno un altro centro di distribuzione a Torrazza Piemonte per 150 milioni di euro complessivi di investimento e 1600 posti a tempo indeterminato”

ha specificato Grandinetti.

Più complessivamente, entro il 2018, Amazon prevede di creare 18mila nuovi posti di lavoro in Europa portando i dipendenti a tempo indeterminato in quest’area a quota 83mila.

Amazon affossa il commercio e i posti di lavoro?

Eppure, le critiche sul modello di business e di rapporti con i lavoratori non si sono risparmiate, anche di recente. Ma Grandinetti non ci sta a far passare Amazon come il gigante che uccide le piccole attività commerciali: l’azienda di Jeff Bezos, a suo dire, sta solo innovando un settore contribuendo anche sul fronte occupazionale.

Questo, non solo attraverso la creazione di nuove opportunità lavorative all’interno di Amazon.

“Grazie alla crescita della loro domanda su Amazon le imprese europee hanno creato 200mila posti in più e solo in Italia i posti aggiuntivi sono oltre 10mila. Senza contare l’effetto positivo degli accordi che abbiamo fatto con chi distribuisce i nostri pacchi come Poste italiane”

ha ribadito.

Rispedite infine al mittente le critiche sia sulle condizioni di lavoro degli addetti - “assicuriamo loro qualità e supporto” – sia sull’utilizzo dei robot al posto di lavoratori in carne e ossa, che “aiutano solo ad aumentare la produttività”.

I più scettici, conclude Grandinetti, sono invitati a partecipare a uno dei tanti tour che Amazon organizza periodicamente in tutti i suoi centri nel mondo.

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