Quei tamponi a tempo di record mostrano il rischioso «Lodo Kiev» del nostro governo

Mauro Bottarelli

30 Dicembre 2022 - 08:57

Solo l’Italia ha imposto limitazioni ai cinesi in arrivo. Come gli Usa. E, contemporaneamente, cementa il suo asse con Kiev, a fronte di una freddezza tattica europea. In missione per conto di Biden?

Quei tamponi a tempo di record mostrano il rischioso «Lodo Kiev» del nostro governo

Il Qatargate, come prevedibile, è ormai ridotto a materia per feticisti. Più o meno l’equivalente delle scorrerie dei cinghiali per le vie di Roma. E la cosa non stupisce: l’inconsistenza dell’affaire sta tutta nel numero di partecipanti al presunto complotto corruttivo. La famosa cupola di almeno 60 fra parlamentari e funzionari Ue fatta filtrare dalle autorità belghe ancora non ha fatto capolino. I protagonisti della spy-story - che per qualcuno dimostrerebbe addirittura l’intenzione di Doha di islamizzare l’Occidente - sono sempre cinque. Fra cui due totalmente estranee all’Europarlamento e coinvolte solo per vincolo parentale.

Persino la stampa più manettara e assetata di sangue politico pare aver desistito, conscia dell’ormai inarrivabile innalzamento dell’asticella del ridicolo. In compenso, se è l’argomento lobbystico e affaristico che vi interessa, l’intreccio fra politica, warfare e finanza, ecco a voi tre notizie in rapida successione emerse nelle ultime 48 ore.

Che dire, c’è un po’ più ciccia - (quantomeno potenziale) - che nella Tangentopoli in sedicesimi di Bruxelles? L’intreccio, infatti, è di quelli che possono lasciar indifferente e privo di sospetti soltanto il famoso marziano di Ennio Flaiano.

Mentre Joe Biden mette la sua firma su un budget federale che contempla altri 47 miliardi per l’Ucraina, ecco che BlackRock - di fatto, l’altra metà del vero governo Usa insieme a JP Morgan - decide che ricostruire l’Ucraina è più interessante che speculare sugli MBS. E, casualmente, ecco che l’uomo sospettato di operare da clearing fra dollari e cripto sulla tratta Washington-Kiev e che fra pochi giorni apparirà di fronte alla Corte di Lower Manhattan per la truffa FTX, si scopre essere stato un habitué della Casa Bianca proprio a ridosso dell’esplosione dello scandalo.

Coincidenze. Ovviamente. Ma quei miliardi di dollari che sbarcano in Ucraina sotto forma di stanziamento federale e, di fatto, ritornano sotto forma di investimento che vede BlackRock in prima fila nella ricostruzione del Paese, dicono molto della natura del rapporto fra i due Paesi. E delle dinamiche in atto. Certo, manca quel sapore misto fra operetta e film di Mel Brooks del Qatargate. Perché qui in ballo ci sono davvero miliardi e miliardi. Non quattro mazzette e due vacanze pagate in un resort da cinepanettone dei Vanzina. Casualmente, in un caso la stampa ha accesso i riflettori come per una partita di calcio in notturna e con la nebbia, mentre nell’altro sembra seguire il consiglio suicida di Lucio Battisti: viaggia a fari spenti nella notte.

E l’Italia? Attivissima. Giorgia Meloni ha invitato Volodymir Zelensky a Roma e ha confermato che prima del 24 febbraio - anniversario del conflitto - sarà a Kiev. Inoltre, il nostro Paese non solo ha riaffermato il proprio ruolo di alleato fedele nei confronti dell’Ucraina ma sta già discutendo in ambito governativo rispetto a un’escalation nelle forniture belliche. Basta con mezzi obsoleti e degni di una guerriglia Tupamaros, è ora di passare ai sistemi missilistici. Esattamente come gli Usa invieranno i Patriot. Esiste forse un Lodo Kiev su cui Giorgia Meloni sta poggiando l’equilibrio del proprio esecutivo, un rapporto di partnership privilegiata, parallela e ignota al Parlamento con Washington che avrebbe visto la luce nel lungo colloquio al G20 con Joe Biden?

Pare proprio di sì. Perché né la Germania, né la Francia hanno più degnato Zelensky di una parola, né di un pensiero. Né tantomeno di un’arma. E, non a caso, la Russia ha mostrato il ramoscello d’ulivo della riapertura della pipeline Yamal-Europe attraverso la Polonia, oltretutto fissando a febbraio l’inizio dell’embargo petrolifero verso i Paesi che adottano il price cap. Come dire, c’è tempo, trattiamo. Il ruolo dell’Italia è forse quello di far saltare preventivamente ogni tavolo in sede europea, per caso? Se così fosse, il titolare del mandato avrebbe un nome e un cognome abbastanza scontato. E noi un carico di rischio con pochi precedenti.

E attenzione alle ultime mosse. Perché il fatto che l’Italia abbia immediatamente ripristinato tamponi e quarantene obbligatorie per i cittadini cinesi in arrivo nei nostri aeroporti, suscitando non solo l’ira di Pechino ma anche lo sconcerto dell’Autorità sanitaria europea, la quale ha definito la decisione ingiustificata, sembra stagliare all’orizzonte un profilo di agente provocatore a tutto tondo per il nostro Paese.

In Europa nessuno ha dato vita a misure di controllo o restrizione verso i cittadini cinesi. Solo l’Italia. E in contemporanea e con medesime modalità, gli Stati Uniti. Esiste quindi un Lodo Kiev, in base al quale gli USA ci tuteleranno ma in cambio richiedono il nostro ruolo di sabotatore verso ogni possibile dialogo con Mosca e Pechino? Se sì, bel colpo. Ma rischioso. In maniera devastante. Chiedere agli afghani per referenze al riguardo. O, in alternativa, ai peshmerga curdi. Certo, se Citadel si facesse garante del nostro debito nel 2023, stante quasi 500 miliardi di BTP a medio e lungo termine da rinnovare...