Domanda semplice quanto provocatoria: e se il miglior “trader” del 2025 fosse stato lo Stato italiano? Provocazione? Chiamala come vuoi, ma basta osservare il comportamento delle principali partecipazioni statali quotate a Piazza Affari per lasciarsi andare a una riflessione: alcune di queste hanno quasi raddoppiato il loro valore in dodici mesi.
E poi c’è il prodotto finanziario più italiano di tutti, il BTP, che da anni ci ricorda serate davanti ai telegiornali e il timore di uno spread sopra 200 punti. Oggi siamo sotto 80. Una compressione che qualunque hedge fund sognerebbe di azzeccare. Se qualcuno avesse “copiato” le mosse dello Stato, si ritroverebbe con un portafoglio di tutto rispetto. Vediamo perché.
Le partecipazioni statali: quando la politica e il mercato si allineano
Parliamo di nomi importanti: Enel, Eni, Leonardo, Fincantieri, Monte dei Paschi di Siena, STMicroelectronics, Poste Italiane, Terna, Tim. Un piccolo listino dentro il listino, a rappresentare settori strategici: energia, infrastrutture, difesa, tecnologia, servizi essenziali. Non esattamente titoli speculativi, ma aziende sistemiche con piani industriali pesanti, accountability pubblica e un focus crescente sulla capital discipline, cioè sulla capacità di allocare capitale con logica finanziaria, non politica.
Come hanno performato? Bene. Molto bene. In alcuni casi, straordinariamente bene.
Enel:
case study dell’energy transition e della rotazione verso business più regolati. Riduzione del debito, exit da Paesi non strategici e piano industriale più selettivo. Il mercato ha premiato la stabilità e la rinnovata redditività, con flussi di cassa più prevedibili e payout interessanti.
Eni:
spinta dal petrolio resiliente, margini robusti e strategia duale gas rinnovabili + oil. Il mercato ha visto Eni come un titolo value con optionalità sulla transizione energetica. Il buyback massiccio ha fatto il resto.
Leonardo:
benefica di uno dei megatrend più chiari degli ultimi anni, la riarmo economy. Conflitti globali, aumento dei budget NATO e focus su cyber e difesa integrata. La capacità di generare ordini e la visibilità sul backlog hanno portato il titolo a nuovi equilibri, rafforzati da una ristrutturazione interna concreta.
Fincantieri:
turnaround industriale e narrativa positiva sugli ordini militari e crocieristici. Nonostante un business ciclico e a leva operativa elevata, il sentiment è migliorato grazie a pipeline ordini e nuovi accordi strategici.
Monte dei Paschi:
qui serviva coraggio. Dal “caso disperato” a uno dei migliori recovery trade del listino. Ricapitalizzazione, taglio dei costi, ritorno all’utile e rendimento sul capitale tornato competitivo. Il mercato ha rivalutato il rischio sistemico e premiato l’esecuzione operativa.
STMicroelectronics:
leadership tecnologica europea in un mondo assetato di semiconduttori. Il ciclo è volatile, ma la narrativa sulla crescita secolare e sulla domanda per automotive e power chips ha sostenuto il titolo.
Poste Italiane:
modello ibrido unico tra servizi postali, bancassicurazione e pagamenti digitali. Cash flow solido, payout consistente e piano industriale efficiente. La componente di wealth management ha fatto da cuscinetto ai trend strutturali.
Terna:
infrastruttura strategica e regolata, rendimento basso ma costante. Beneficia della transizione energetica e dell’esigenza di potenziare la rete elettrica. Una proxy obbligazionaria con elementi di crescita moderata e rischio contenuto.
TIM:
qui il trade è stato quasi filosofico. Anni di declino, debito ingombrante, concorrenza feroce. Ma il mercato ama una good story di separazione asset e monetizzazione delle infrastrutture. Il progetto NetCo e l’avvicinamento a una struttura più leggera hanno rilanciato il titolo, che ha finalmente rotto la lunga spirale ribassista.
In sintesi? Portafoglio diversificato, settori difensivi, focus su flussi di cassa e ristrutturazioni. Se un private equity lo avesse costruito, l’avremmo chiamato “strategic value fund”.
Il BTP: il trade perfetto...da debitore
Non solo equity. Il vero capolavoro di gestione potrebbe essere arrivato dal mercato del debito. Il credit spread dell’Italia sul Bund è sceso da oltre 200 punti base a circa 80, avvicinandosi ai livelli francesi. Questo significa che il Paese oggi prende in prestito quasi come la Francia, pagando molto meno rispetto al passato. E gli investitori? Hanno comprato. Eccome se hanno comprato. I BTP Valore hanno fatto sold out, con domanda robusta e crescente retail appetite.
Perché è un ottimo “trade” per il Tesoro? Semplice: quando i rendimenti reali diventano ridotti ma l’emittente continua a raccogliere, significa che il debitore sta ottimizzando il costo del capitale. In un contesto dove l’inflazione modera ma rimane positiva, e i rendimenti nominali si comprimono, lo Stato raccoglie finanziamento a costo reale contenuto, sfruttando un clima di fiducia, narrativa politica stabile e un quadro europeo ancora favorevole, grazie anche al supporto implicito della BCE e alla domanda retail. In finanza pubblica, ottenere funding abbondante a tassi bassi mentre i fondamentali macro sono ancora in valutazione è una forma di alpha.
E ricordiamoci una regola basica: ogni debitore sogna costi bassi e domanda alta. L’Italia, dopo anni di spread drammatici, oggi incassa e ringrazia.
Leggiamo i dati
Non sappiamo cosa accadrà. Nessuno ha la sfera di cristallo, e parlare di Stato come trader non deve creare euforia. Le aziende citate hanno beneficiato di condizioni favorevoli, ristrutturazioni efficaci e narrativa di mercato positiva. I BTP hanno cavalcato un contesto di fiducia rinnovata e domanda retail sostenuta.
Ma ora arriva la parte difficile. Il PIL dovrà giustificare le aspettative. I bilanci delle partecipate dovranno continuare a migliorare. Gli investitori non resteranno compratori “a prescindere”. La storia premia chi sa leggere il ciclo, non chi si lascia travolgere dall’ultimo rally. Guardiamo ai numeri, monitoriamo i driver, e ricordiamo che la finanza non è magia ma processo, disciplina e interpretazione del rischio.
Perché sì, nel 2025 lo Stato italiano è sembrato un ottimo trader. Ma la partita vera si gioca nel tempo.