Limite di età per la terapia intensiva: coronavirus mette a dura prova l’etica medica

Con l’aggravarsi dell’emergenza coronavirus in Italia sorgono alcune domande sull’ipotesi di selezione dei pazienti che potranno accedere alla terapia intensiva.

Limite di età per la terapia intensiva: coronavirus mette a dura prova l'etica medica

Quella scatenata dal coronavirus è un’emergenza sotto tutti i punti di vista. Gli ospedali e il personale sanitario in questi giorni stanno valutando con attenzione la distribuzione degli accessi in terapia intensiva, viste le risorse non adeguate a gestire una situazione come quella venutasi a creare.

L’epidemia in rapida espansione potrebbe portare a una vera e propria selezione dei malati sul fronte dei posti in terapia intensiva, a seconda delle possibilità di sopravvivenza di ognuno.

Emergenza coronavirus, la Siaarti: “Con risorse scarsissime limite d’età per terapia intensiva”

La nota pubblicata dalla Siaarti, la Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva, sulle nuove regole di gestione dei malati sta facendo discutere. Dalla stessa si evince come, se l’emergenza coronavirus dovesse aggravarsi, l’accesso alla terapia intensiva sarà distribuito in maniera diversa. Non avrà più la precedenza chi è arrivato per primo in ospedale.

In particolare, in caso di “saturazione totale” dei reparti di terapia intensiva, potrebbe essere posto un limite di età. In quel caso si andrebbero a verificare le possibilità di sopravvivenza dei vari pazienti, privilegiando quelli con percentuali più alte. Il ragionamento sarà fatto quindi in un’ottica di “massimizzazione dei benefici per il maggior numero di persone”. Questo tipo di riflessione sarà fatta solamente dopo aver compituo “gli sforzi possibili per aumentare la disponibilità di risorse erogabili” e dopo aver valutato “ogni possibilità di trasferimento dei pazienti verso centri di cura con maggiore disponibilità di risorse”. Tuttavia, Filippo Anelli, il Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, ha chiarito che i pazienti “sono uguali” e che “vanno curati senza discriminazioni”.

La situazione in Lombardia e i criteri di accesso per la terapia intensiva

Uno scenario quello appena presentato che potrebbe concretizzarsi nei prossimi giorni. In Lombardia, dove il focolaio continua ad espandersi il sistema sanitario sta riscontrando molte difficoltà nel gestire l’emergenza coronavirus. La situazione sarebbe talmente complicata che i medici avrebbero già iniziato una selezione dei pazienti per la terapia intensiva. Un processo che pesa particolarmente dal punto di vista dell’etica sanitaria. Sembra inevitabile la creazione di pazienti di serie A e pazienti di serie B, nonostante il diritto alla salute sia garantito dall’articolo 32 della Costituzione. La diffusione del COVID-19, tuttavia, ha fatto saltare tutti gli schemi.

Christian Salaroli, anestesista rianimatore dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, parlando al Corriere della Sera, ha svelato come una ‘discriminazione’ sia già in atto. Le strutture sono in crisi, visto che esiste una “sproporzione tra le risorse ospedaliere, i posti letto in terapia intensiva, e gli ammalati critici, non tutti vengono intubati”. Per questo, con “una persona tra gli 80 e i 95 anni” che “ha una grave insufficienza respiratoria non si procede”. Lo stesso Salaroli ha ricordato che le vittime, ad oggi 366 -nella sola Lombardia 267- stanno morendo della forma critica del coronavirus e non per patologie pregresse:

“Muoiono di Covid-19 perché nella sua forma critica la polmonite interstiziale incide su problemi respiratori pregressi, e il malato non riesce più a sopportare questa situazione. Il decesso è causato dal virus, non da altro”.

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