Licenziato da Walt Disney dopo 23 anni di lavoro. Colpa di un post su Facebook

Ilena D’Errico

6 Giugno 2026 - 01:30

Roberto Gagnor è stato sceneggiatore di Topolino per 23 anni e oltre 300 numeri, ma viene lasciato a casa per un post su Facebook.

Licenziato da Walt Disney dopo 23 anni di lavoro. Colpa di un post su Facebook

Panini, licenziatario dei fumetti Walt Disney in Italia, saluta Roberto Gagnor, sceneggiatore di Topolino dal 2003, tutto per colpa di un post su Facebook. In prossimità dell’uscita della sua ultima storia in edicola, Gagnor ha raccontato pubblicamente del benservito ricevuto a seguito del suo acceso dibattito con una community di lettori. Dopo 23 anni di lavoro, con un impegno continuativo e un rapporto caratterizzante, l’addio sancito da Alex Bertani - direttore del settimanale - pesa almeno quanto un licenziamento in tronco, anche se lo sceneggiatore freelance era legato all’azienda da una collaborazione.

La notizia dovrebbe lasciare l’amaro in bocca al pubblico più affezionato del fumetto, ma nei fatti risponde a una richiesta diretta che una fetta di lettori ha portato avanti con molta convinzione. Bertani, d’altro canto, difende la legittimità di questa scelta professando rispetto per i lettori, intenzionato a tutelare l’immagine e i valori dell’azienda. Intenti più che comprensibili, sì, ma che non tolgono all’intera vicenda un grande senso di sconfitta.

Lo sceneggiatore di Topolino licenziato dopo 23 anni

Chi Topolino non lo legge o semplicemente preferisce restare fuori da tutte le dinamiche che circondano il prodotto potrebbe attribuire l’atteggiamento dei lettori, o per meglio dire di un gruppo di lettori, a un eccessivo attaccamento tradizionale al fumetto. Nei fatti, però, sono più di vent’anni che Gagnor porta nelle case le storie dell’amatissimo personaggio Disney, diventando immediatamente riconoscibile e direttamente associato a Topolino con i suoi 300 e più numeri.

Di fatto, lo riconosce anche Bertani, quando spiega che chi lavora insieme a Panini viene percepito come parte di una sensibilità condivisa e pertanto dovrebbe fare attenzione al modo in cui rappresenta l’azienda. Il direttore, in particolare, difende la libertà di critica dei lettori, chiedendo un atteggiamento educato e aperto anche di fronte alla più dura intransigenza. Molti lettori sono rimasti piacevolmente sorpresi da questa attenzione, ma per tanti altri è l’ennesimo segnale di declino editoriale che, si voglia o meno, colpisce anche e soprattutto i colossi pensati intramontabili.

I fumetti Disney di Panini non hanno bisogno di presentazioni, anzi si stanno espandendo a livello internazionale, ma a quanto pare sono profondamente dipendenti dal giudizio del lettore. Ciò in parte è normale, visto che è il pubblico ad acquistare i fumetti, ma solo fino a un certo punto. Quella che poteva essere un’occasione di dibattito e coinvolgimento è stata subito messa a tacere con una resa che, come acclamato da molti fan, consiste nell’allontanamento di Gagnor. Ma cosa succederà quando un altro gruppo di lettori insorgerà pretendendo modifiche di qualsiasi genere?

Fatto assai probabile, ora che è stato legittimato e incoraggiato. Certo, l’azienda potrebbe semplicemente decidere di accogliere di nuovo le pretese del pubblico e magari continuare così per un po’, ma soltanto finché i lettori stessi non si frammenteranno. Che posizione si potrà prendere quando i lettori chiederanno cambiamenti diversi senza sacrificare una fetta di pubblico? Cosa ne sarà di uno dei fumetti più amati di sempre se il sano incontro dei gusti del pubblico diventerà un’esecuzione su commissione che annullerà la componente creativa? Domande che il caso Gagnor suscita, per quanto spiacevoli siano state le risposte dello sceneggiatore ai fan.

Tutta colpa di un post su Facebook

Non si può neanche dubitare delle buone intenzioni Bertani, alle prese con scelte difficili per la tutela del fumetto ed evidentemente intenzionato a preservare un clima di rispetto, apertura e serenità nella sua redazione. Stupisce però che non siano i lettori stessi a preoccuparsi per questa deriva, sempre più comune nella generalità dei prodotti editoriali.

Va detto che in questo caso tutta la polemica è rimasta confinata al contenuto artistico, senza toccare altri aspetti della vita dello sceneggiatore, come invece accade di solito con i boicottaggi, condivisibili o meno che siano. Semplicemente, pochi (ma rumorosi) lettori non hanno gradito gli ultimi numeri di PK, la serie supereroistica su Paperinik, e hanno riempito il web di critiche. Gagnor ha pubblicato un post sarcastico in merito, difendendo l’operato dei colleghi ma accedendo la discussione con i lettori, a cui ha poi risposto:

Restate irrilevanti. Gente che deve crescere.

In risposta, la stessa fetta di pubblico ha cominciato a lamentarsi su un forum dedicato ai fumetti Disney, dichiarando che non avrebbe più acquistato i prodotti e chiedendo sostanzialmente l’uscita di Gagnor. Sul punto bisogna dire che diversi utenti hanno dichiarato di aver ricevuto spiacevoli insulti personali, circostanza che lo sceneggiatore nega, accusando invece la direzione di non aver supportato un proprio collaboratore, negandogli invece la libertà di esprimersi.

Bertani resta comunque convinto della scelta presa l’indomani dai fatti narrati, sicuro che la redazione non debba entrare nel vivo dibattito social, rispettando le opinioni dei clienti e limitandosi a fornire chiarimenti e spiegazioni. A ben vedere, lo sceneggiatore avrebbe potuto reagire con maggiore professionalità alle critiche e senza dubbio un approccio più costruttivo sarebbe stato più efficace, ma ora resta solo da vedere come proseguirà la vita di Topolino. Ci sono tanti lettori affezionati per cui questa storia potrà diventare motivo di disagio, anche se i fumetti di Topolino possono contare su una considerevole porzione di pubblico al 100% fedele, senza se e senza ma.

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