Licenziato per troppe ore di lavoro, arrivava in anticipo senza comunicarlo. Anche il giudice è d’accordo

Simone Micocci

2 Luglio 2026 - 12:03

Lavorare troppo può portare al licenziamento: un caso esempio che arriva dalla Spagna ci insegna l’importanza del rispetto dell’orario di lavoro.

Licenziato per troppe ore di lavoro, arrivava in anticipo senza comunicarlo. Anche il giudice è d’accordo

Si può essere licenziati perché troppo stakanovisti? La risposta è sì, perché se esiste un orario di lavoro questo va rispettato, sia in difetto che in eccesso.

Se da una parte si può essere ovviamente sanzionati, persino con il licenziamento disciplinare, perché si lavora meno rispetto a quanto previsto dal contratto, lo stesso può accadere nel caso opposto: quando si lavora più del dovuto, fuori dai confini del lavoro straordinario autorizzato o comunque concordato con il datore di lavoro.

Di esempi ce ne sono diversi. Un caso che siamo andati a ripescare dalla giurisprudenza spagnola, ma che aiuta a capire anche il senso delle regole previste dal nostro ordinamento, riguarda un lavoratore di Lidl che nel 2017 è stato licenziato perché era solito anticipare il proprio ingresso in negozio per preparare il supermercato all’arrivo dei clienti.

A prima vista si potrebbe pensare a un dipendente stakanovista, quasi il sogno di ogni datore di lavoro. E invece non è così, perché quel comportamento, pur apparendo orientato all’interesse dell’azienda, ha comportato la violazione di diversi obblighi contrattuali, fino a rendere appunto legittimo il licenziamento disciplinare.

È successo in Spagna e può accadere anche in Italia, dove non bisogna pensare che il mancato rispetto dell’orario di lavoro, se motivato dal desiderio di mostrarsi più disponibili o proattivi, porti necessariamente a un vantaggio. Anticipare l’entrata o posticipare l’uscita senza autorizzazione, o comunque in violazione degli obblighi contrattuali, può infatti avere conseguenze anche molto pesanti per il lavoratore.

Licenziato perché lavora troppo, per i giudici la decisione è legittima

Come più volte spiegato, nulla impedisce al datore di lavoro di fare leva anche su un motivo apparentemente futile per procedere con il licenziamento. Non è detto, però, che la sua decisione venga poi riconosciuta come legittima: il lavoratore ha infatti diversi strumenti di tutela e può impugnare il licenziamento quando ritiene che la decisione dell’azienda non sia conforme alla normativa.

Le regole del diritto del lavoro, infatti, impongono un equilibrio nella comminazione della sanzione disciplinare. Per arrivare al licenziamento è necessario che il fatto contestato sia tanto grave, o comunque reiterato, da compromettere il rapporto di fiducia tra le parti.

Ecco perché, quando si analizzano casi come quello che andremo ad analizzare di seguito, è sempre bene non fermarsi alla decisione del datore di lavoro, che può anche essere ribaltata in tribunale, ma guardare soprattutto all’interpretazione dei giudici.

Nel dettaglio, la vicenda risale al 2017 e riguarda un responsabile di un punto vendita Lidl in Spagna, licenziato dopo che l’azienda aveva accertato una particolare gestione degli orari di lavoro. Per più giorni consecutivi, infatti, il lavoratore aveva disattivato l’allarme del supermercato intorno alle 5 del mattino, salvo poi registrare l’inizio della giornata lavorativa circa un’ora dopo.

In quel lasso di tempo, secondo quanto ricostruito in giudizio, lui e altri dipendenti svolgevano attività lavorative vere e proprie senza che quell’ora di lavoro venisse registrata nel sistema aziendale di controllo dell’orario. Una condotta, quindi, che coinvolgeva anche altri colleghi: secondo i giudici, infatti, il responsabile aveva invitato alcuni lavoratori a presentarsi allo stesso orario del mattino con la prospettiva di una formazione utile a un possibile avanzamento, salvo poi farli lavorare e dire loro di non timbrare fino alle 6.

Il dipendente licenziato si era difeso sostenendo, tra le altre cose, di non aver mai ricevuto richiami precedenti in 12 anni di anzianità e di aver agito nell’interesse dell’azienda. Ma per i giudici questi elementi non sono bastati a rendere sproporzionato il licenziamento.

Il Tribunale superiore di giustizia della Catalogna ha infatti confermato la decisione di primo grado, ritenendo il licenziamento disciplinare legittimo. La condotta è stata considerata reiterata, grave e consapevole, in quanto oltre a violare le regole aziendali sulla registrazione dell’orario finiva poi per nascondere ore effettivamente lavorate, privando i lavoratori del diritto alla corretta retribuzione per il tempo svolto.

Si può essere licenziati perché si lavora troppo, anche in Italia

Riprendiamo quanto detto in apertura rispetto alla possibilità di essere licenziati perché troppo stakanovisti. Come visto nel caso esaminato, in realtà il problema non era semplicemente l’eccesso di lavoro, ma una serie di violazioni ulteriori che hanno portato i giudici a ritenere legittimo il licenziamento disciplinare.

Fermo restando che ogni caso fa storia a sé, anche nel nostro Paese lavorare troppo può comportare la violazione di più regole. Si pensi, ad esempio, alla disciplina sull’orario di lavoro, che fissa limiti precisi proprio per tutelare la salute e la sicurezza del lavoratore. Superare sistematicamente questi limiti, magari senza autorizzazione e senza una corretta registrazione delle ore, può creare problemi non solo al dipendente, ma anche al datore di lavoro, che in caso di controlli ispettivi sarebbe chiamato a risponderne.

Fare troppi straordinari, quindi, non è consentito se non nei limiti e secondo le modalità previste dalla legge, dal contratto collettivo e dagli accordi con l’azienda. E se le ore in più vengono svolte senza autorizzazione, oppure addirittura fuori dai sistemi di rilevazione dell’orario, il comportamento può diventare disciplinarmente rilevante.

È quindi opportuno lavorare il giusto, rispettando quanto previsto dal contratto e le indicazioni ricevute dal datore di lavoro. Arrivare in anticipo può certamente essere apprezzabile, così come trattenersi qualche minuto in più quando serve, ma deve trattarsi di situazioni ragionevoli e non sistematiche. Non si tratta di “spaccare il minuto”, ma di evitare che la disponibilità personale si trasformi in una violazione delle regole sull’orario e sull’organizzazione del lavoro e sulla sicurezza.