I caregiver familiari hanno diritto agli ’accomodamenti ragionevoli’ sul lavoro. Scopri come la legge 104 tutela chi assiste un disabile contro le discriminazioni sui turni.
Per chi assiste un familiare disabile ai sensi della legge 104 aumentano le tutele grazie a quanto stabilito della sentenza numero 9104 della Corte di Cassazione depositata il 13 aprile 2026.
L’assistenza di un familiare con disabilità da parte di un caregiver familiare comporta un carico fisico e morale che necessita di tutele. Non si tratta, infatti, di prestare solo assistenza fisica nei gesti che il disabile non può più compiere, ma anche farsi carico di qualsiasi altro atto, anche amministrativo e organizzativo, che l’assistito non è più in grado di svolgere.
L’importanza dei caregiver familiari
L’affaticamento psicologico e fisico possono tradursi per il caregiver in un impegno tale da rendere difficile lo svolgimento della propria attività lavorativa. Va sottolineato, in questo frangente, che l’opera che il caregiver compie per motivazioni affettive e sentimentali è un vero e proprio risparmio per le casse dello Stato. L’attività domiciliare svolta a titolo gratuito evita l’onere economico che l’assorbimento dell’intera gestione clinica e logistica del paziente comporterebbe per il sistema sanitario nazionale.
La presenza del caregiver, infatti, esonera lo Stato da un compito istituzionale pur garantendo l’assistenza personalizzata del disabile. La figura dei caregiver familiari rappresenta un pilastro invisibile della sanità nazionale perché ogni ora spesa per l’assistenza del disabile è un’ora di spesa pubblica risparmiata dalla collettività.
Proprio per questo motivo il caregiver è visto anche come la figura che assorbe l’urto della carenza di servizi pubblici e nella maggior parte dei casi l’assistenza prestata, che non toglie dignità al disabile, è prestata a fronte di sacrifici enormi.
La giurisprudenza, quindi, tende a tutelare queste figure quasi equiparandole al disabile stesso. Già con la sentenza C-38/24 dell’11 settembre 2025, la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha fissato i confini della normativa discriminatoria prevedendo che gli “accomodamenti ragionevoli” fossero estesi anche ai lavoratori caregiver: pur non presentando una disabilità personale, questi lavoratori prestano assistenza a un disabile e proprio per questo motivo hanno diritto a modifiche o adattamenti che rendano meno onerosa l’assistenza prestata.
Se gli adattamenti ragionevoli sono stati inizialmente pensati per includere nel mondo del lavoro i disabili titolari di legge 104, con il tempo sono stati estesi anche ai familiari che prestano cura alle persone disabili.
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Accomdamenti ragionevoli per i caregiver
Il decreto legislativo numero 62 del 2024 introduce nella Legge 104 del 1992 l’articolo 5-bis con il quale definisce gli accomodamenti come le misure necessarie e adeguate per rimuovere gli ostacoli all’effettivo svolgimento dell’attività lavorativa.
Con la sentenza 9104 della Corte di Cassazione, l’Italia si allinea al diritto europeo rafforzando le tutele previste per i caregiver avvicinandole a quelle riconosciute per il lavoratore disabile.
Per gli Ermellini, infatti, se il lavoratore subisce un pregiudizio per l’assistenza prestata al disabile si configura una discriminazione indiretta. Il caso preso in esame è quello di una mamma lavoratrice che aveva chiesto di essere assegnata stabilmente al turno del mattino per poter prestare la cura e l’assistenza al figlio disabile. La domanda era stata respinta in primo e secondo grado escludendo la discriminazione in quanto la lavoratrice era stata ritenuta già adeguatamente tutelata.
Dello stesso avviso, invece, non sono stati i Supremi Giudici poiché non erano state valutate nel modo adeguato le necessità di soluzioni strutturali e non provvisorie. In altri casi l’azienda per la quale lavora la donna aveva previsto accomodamenti ai turni lavorativi per lavoratori disabili non riconoscendo lo stesso trattamento alla mamma caregiver.
Cosa cambia per i caregiver?
Gli accomodamenti ragionevoli non devono rappresentare un onere sproporzionato per il datore di lavoro. La forza della sentenza 9104/2026 risiede proprio nel fatto che l’azienda aveva già concesso turni agevolati ad altri, dimostrando che l’accomodamento era possibile e non gravoso.
Proprio per questo motivo la Suprema Corte ha ritenuto che nel caso in esame non fossero stati considerati adeguatamente turni agevolati per tutelare la donna nell’assistenza di un familiare con disabilità permanente. La Cassazione riconosce al caregiver una tutela riflessa, trasformando un obbligo morale (la cura del figlio) in un diritto soggettivo del lavoratore.
La sentenza non impone un obbligo cieco, ma introduce il dovere di negoziazione. Il datore di lavoro non può più limitarsi a un rifiuto categorico, ma deve cercare attivamente una soluzione organizzativa. Se il cambio turno è tecnicamente possibile e non danneggia l’attività, negarlo diventa una discriminazione punibile per legge.
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