Le ultime mosse degli hedge fund: maggio 2023

My Finance Club

24 Maggio 2023 - 11:12

A differenza del 2022 (ottimo anno per i fondi hedge), il 2023 non sembra essere iniziato col piede giusto per questo tipo di investitori.

Le ultime mosse degli hedge fund: maggio 2023

L’indice HFRI World Index (l’indice di riferimento delle performance di tutti i tipi di hedge fund) fa segnare un aumento dell’1% da inizio anno, contro l’8,8% dell’S&P500.

A guidare le performance tra gli hedge fund sono i c.d. fondi “multi-strategy” (cioè quelli che pongono in atto molteplici strategie, dagli arbitraggi alle strategie long-stort equity), che sono in rialzo del 4,5% quest’anno. Bene anche i fondi attivisti (+4,1%), cioè quei fondi che raccolgono capitale e deleghe da parte degli azionisti di minoranza per esercitare pressioni sul CdA di una società al fine di porre in atto determinate attività strategiche in grado di generare valore.

In difficoltà invece sono i fondi arbitraggisti M&A (-1,7%) che scommettono “short” sulla riduzione di un titolo di una società che acquisisce una target e “long” sul titolo della società che verrà acquisita e che soffrono da un lato la mole ridotta di attività di acquisizioni e dall’altro la scure degli Antitrust in giro per il mondo, che cercano di limitare sempre più i grandi oligopoli (come Big Tech o Big Pharma).

Soffrono anche i fondi macro (-1,5%) che hanno scommesso a inizio anno sull’ulteriore aumento dei tassi e sui ribassi dei mercati (soprattutto contro le tech) e che hanno pagato il repentino rialzo di gennaio.

Fonte: Fonte: My Finance Club

Ciononostante, va detto che, se nel complesso l’annata potrebbe non essere soddisfacente per gli hedge fund, storicamente alcune mosse di tali fondi si sono rivelate essere abbastanza interessanti e profittevoli, come ad esempio la chiamata sui bond high yield di novembre scorso.

Ecco dunque un aggiornamento sugli ultimi movimenti dei fondi più celebri.

Il Dollaro che va giù

Stanley Durckenmiller, uno dei più famosi hedge fund manager della storia recente (che assieme a Soros lanciò l’attacco alla Sterlina nel 1992, facendo capitolare la Bank of England) ha dichiarato qualche settimana fa che il suo più grande fallimento della carriera da investitore è stato aver perso il rally del Dollaro lo scorso anno, perché non credeva alle parole di Powell su una Fed che sarebbe stata aggressiva fino alla fine e che dunque ha evitato di scommettere a favore del biglietto verde.

Ma Druckenmiller ora è sicuro e si è detto abbastanza “a mio agio nell’essere “short” sul Dollaro”, in quanto vede l’economia americana andare verso una lenta ma inesorabile recessione (“sono del partito dell’hard landing”), cui la Fed dovrà necessariamente rispondere con un taglio dei tassi, cosa che a sua volta indebolirà la valuta USA. “La Fed ha mostrato un certo coraggio finora. Ma non direi che Jay Powell sia un profilo coraggioso”, a suggerire che la Banca Centrale americana si fermerà presto nella sua stretta monetaria.

Fonte: Fonte: My Finance Club

A questo si unisce il proseguimento della narrativa (abbastanza esagerata) anti-Dollaro, spinta dai Paesi Emergenti, tra tutti Russia, Cina e Brasile, che stanno ponendo in essere scambi commerciali in valute diverse dal biglietto verde.

Long sulle “cinesi”

Daniel Loeb, hedge fund manager di Third Point e il celeberrimo “The Big Short” Michael Burry di Scion Asset Management hanno deciso di puntare forte su Alibaba e sul suo concorrente JD.com.

In particolare Loeb ha investito $120mln sulla società di Jack Ma, mentre Burry, dopo aver ammesso di essersi sbagliato sull’effetto deflattivo cui avremmo dovuto assistere a inizio di quest’anno, ha deciso di triplicare il suo investimento in JD.com (a $11mln) e di raddoppiare quello in Alibaba (a $10mln), che adesso valgono un quinto del suo intero portafoglio di investimento.

Fonte: Fonte: My Finance Club

Aumento degli “short”

Molti fondi, tra cui Seawolf Capital, Beach Point Capital e Converium hanno cominciato a incrementare sensibilmente le proprie posizioni “short” sull’azionario USA, soprattutto con l’incertezza sistemica derivata dal collasso di SVB e delle altre banche regionali.

Le posizioni “short” sulle banche USA riguardano, oltre alla defunta First Republic, soprattutto PacWest, Metropolitan, Bank of Hawaii e Zions.

Fonte: Fonte: Wall Street Journal

È bene tuttavia notare che, nonostante le convinzioni pessimistiche dei fondi hedge, ciò non vuol dire che tali azioni continueranno a calare. Ma sicuramente saranno molto più volatili della loro volatilità media storica e della volatilità media del mercato.

La dimostrazione è il rally delle stesse nella giornata di ieri dopo che una delle banche regionali (Western Alliance) ha riportato che i depositi hanno ripreso a crescere dopo la fuga dei primi mesi del 2023.

Infatti le posizioni “short” contribuiscono a rafforzare il trend ribassista in caso di notizie negative sulle banche in oggetto, ma, d’altro canto, possono ingenerare i c.d. “short squeeze” in casi di improvvise notizie positive, che portano rialzi repentini, con ricopertura delle posizioni corte, che alimentano a loro volta rialzi esplosivi.

Occorre dunque sempre attenzione e prudenza con questi titoli.

L’immobiliare svedese crolla

L’ultimo trend registrato nell’operatività dei fondi hedge è quello delle scommesse contro il settore immobiliare svedese.

La scorsa settimana l’agenzia di rating S&P’s ha evidenziato preoccupazioni per la tenuta creditizia di SBB, uno dei player più importanti del mercato immobiliare svedese, che è alla disperata ricerca di rifinanziare il proprio esoso debito in scadenza a breve, in un contesto di sfiducia e tassi elevati (ricordate Evergrande in Cina?)

In Svezia infatti, i prezzi immobiliari hanno conosciuto una vera e propria esplosione nell’ultimo decennio, favorita da tassi di interesse sempre più bassi. Il tutto condito da una tendenza (per il 70% del totale) a prendere mutui a tasso variabile o con il c.d. “short-term fixed” (tasso di interesse fisso che viene però rinegoziato alle condizioni di mercato ogni 2-5 anni).

Con l’aumento improvviso dei tassi, il mercato immobiliare del Paese ha cominciato a scricchiolare non poco (i prezzi degli immobili sono crollati del 15% nel 2022) e con essi i titoli degli sviluppatori immobiliari del Paese, da SBB a Catena, da Fastighets a Fabege. Tutte società oggetto di “short selling” da parte di hedge fund come Viceroy Research, Marshall Wace, Gladstone Capital e Perbak Capital.

Fonte: Fonte: Tikr.com

Le attese per quest’anno sono che il rendimento delle locazioni immobiliari salga dell’attuale 3,5% al 4,7% in Svezia, cosa che implicherebbe un ulteriore ribasso dei prezzi in Svezia di ca. il 25%.

Insomma, siamo solo all’inizio di un periodo complicato per l’intero Paese.

Questo contenuto è tratto da MyFinanceClub, la community italiana per gli investitori.
Come abbonato a Money.it hai diritto a uno sconto del 30% sull’abbonamento a MyFinanceClub, scopri come ottenerlo nella sezione offerte.