La Grecia è la nuova casa degli hedge fund. Perché fondi da 134 miliardi di dollari lasciano Londra per Atene

Andrea Fabbri

18 Settembre 2026 - 12:41

Bonus tassati al 5%, imposta forfettaria da 100.000 euro e nessuna doppia imposizione: così la Grecia di Mitsotakis ha convinto Chris Rokos e attirato l’interesse di Millennium e Verition.

La Grecia è la nuova casa degli hedge fund. Perché fondi da 134 miliardi di dollari lasciano Londra per Atene

Per molti anni i grandi nomi della finanza europea hanno lasciato Londra per «accasarsi» a Ginevra o negli Emirati Arabi. Ora la destinazione è un’altra.

Ha fatto scalpore la decisione di Chris Rokos, fondatore del fondo Rokos Capital Management e terzo contribuente individuale del Regno Unito, di trasferire la residenza fiscale in Grecia e di aprire un nuovo ufficio ad Atene. Secondo le stime riportate dalla stampa britannica, lo scorso anno fiscale Rokos ha versato al fisco del Regno Unito circa 330 milioni di sterline.

E non è l’unico. Millennium Management, uno dei più grandi hedge fund al mondo, si prepara ad aprire il suo primo ufficio nella capitale greca, mentre Verition Fund Management sta valutando la stessa strada, per ora in una fase preliminare.

Sono i primi risultati di una strategia fiscale, quella della Grecia, pensata per trasformare il Paese in una delle principali mete europee per fondi di investimento, private equity e grandi nomi della finanza internazionale.

Chris Rokos e Izzy Englander aprono la strada

Rokos Capital Management gestisce circa 22 miliardi di dollari, poco più di 19 miliardi di euro, con uffici a Londra, New York, Singapore e Abu Dhabi. Millennium Management, fondata da Izzy Englander, arriva secondo le ricostruzioni della stampa greca a 97 miliardi di dollari di patrimonio. Verition, guidata da Nicholas Maounis, si colloca intorno ai 15 miliardi. Nel complesso, secondo Bloomberg, i tre gestori amministrano circa 134 miliardi di dollari.

Rokos ha spostato la propria residenza fiscale in Grecia e prevede di sviluppare ad Atene una presenza che potrebbe arrivare a una cinquantina di persone. Millennium, sempre secondo Bloomberg, è in trattativa con il governo ellenico sull’apertura e sull’organico del primo ufficio ateniese.

Tra i manager che stanno valutando il trasferimento c’è Rahul Chopra, gestore di portafoglio di Millennium con base a Londra.

Le autorità greche si aspettano che, oltre alle residenze fiscali, arrivino anche gli uffici e le funzioni operative delle società.

La nuova politica fiscale di Atene

La strategia del governo di Kyriakos Mitsotakis è chiara: trasformare Atene in un centro finanziario capace di attrarre gestori di fondi, banche, studi legali, società di revisione e consulenti fiscali.

Il pacchetto, contenuto nella legge 5313 approvata dal Parlamento greco il 24 giugno 2026, poggia su tre leve.

La prima è il regime forfettario per i grandi patrimoni: chi trasferisce la residenza fiscale in Grecia può pagare un’imposta fissa di 100.000 euro l’anno su tutti i redditi prodotti all’estero, a prescindere dal loro ammontare.

La seconda riguarda i compensi variabili dei gestori. Bonus e carried interest, cioè la quota di profitti che spetta ai manager sulle operazioni andate a buon fine, vengono tassati al 5% invece che con l’aliquota ordinaria del 15%. L’agevolazione dura al massimo sette anni e vale per chi rientra nel regime dei lavoratori in entrata previsto dal Codice delle imposte sui redditi.

La terza è una garanzia contro la doppia imposizione: i fondi esteri restano tassati nella giurisdizione in cui sono costituiti, anche quando i loro manager si trasferiscono in Grecia o la società apre un ufficio nel Paese.

Gli incentivi, però, non bastano. Per accedere all’aliquota del 5% la società greca che assume i manager deve sostenere spese operative di almeno 3 milioni di euro l’anno in Grecia: una soglia pensata per escludere le presenze puramente nominali. «L’obiettivo principale è che vengano qui e costruiscano imprese vere», ha spiegato al Financial Times Vassilis Karatzas, consulente del ministro dell’Economia nazionale e delle Finanze Kyriakos Pierrakakis e tra gli artefici del pacchetto fiscale.

L’importanza della ripresa economica

A rendere credibile l’operazione è il risanamento dei conti pubblici. La Grecia è tornata all’investment grade nel 2023, e a marzo 2025 anche Moody’s ha alzato il giudizio sui titoli di Stato greci, chiudendo quindici anni di rating speculativo.

I numeri confermano il cambio di passo: il rapporto tra debito pubblico e Pil è sceso dal 209,9% del 2020 al 154,8% del 2024, e l’economia greca cresce ormai stabilmente più della media europea.

C’è poi un passaggio simbolico atteso proprio in questi giorni. Dal 21 settembre 2026 FTSE Russell inserisce la Borsa di Atene tra i mercati sviluppati, dopo un decennio nella categoria degli emergenti. Anche MSCI ha deciso la riclassificazione della Grecia da mercato emergente a sviluppato, che diventerà operativa con la revisione degli indici di maggio 2027.

La crisi di Londra e il fattore Emirati

La nuova politica attrattiva greca arriva in un momento in cui la posizione di Londra come principale hub europeo per gli hedge fund inizia a vacillare. La distanza da colmare resta ampia, ma l’abolizione del regime fiscale per i residenti non domiciliati (i cosiddetti «non-dom») e l’aumento della pressione fiscale sui maggiori contribuenti britannici, dal private equity alle successioni fino ai capital gain, stanno spingendo sempre più professionisti a cercare alternative.

Per anni quelle alternative sono state soprattutto la Svizzera e il Golfo. La scelta di Rokos è significativa anche per questo: il suo fondo aveva già annunciato l’apertura del primo ufficio estero ad Abu Dhabi, e la Grecia si è inserita proprio in quella traiettoria.