Avete mai fatto caso a cosa c’è scritto sulla manica sinistra della maglietta da gioco dell’Arsenal? Due semplici paroline: Visit Rwanda, e cioè, rivolto ai tifosi della squadra inglese e ai milioni di appassionati di calcio che seguono le partite dei Gunners, “visitate il Rwanda”.
Non c’è trucco, non c’è inganno. Il club di Londra può vantare una partnership con l’ente del turismo del Paese africano in essere dal 2018. Nel 2021 le due parti hanno firmato un contratto di sponsorizzazione quadriennale - che prevede, tra le altre cose, la scritta Visit Rwanda come official sleeve sponsor - dal valore di 10 milioni di sterline all’anno.
Un accordo simile è in essere anche tra lo stesso Rwanda e il Bayern Monaco nonché con il Paris Saint-Germain. La partnership con i francesi, avviata nel 2018, è stata estesa fino almeno al 2025. Prevede la presenza del logo Visit Rwanda sulla divisa da allenamento e riscaldamento della squadra maschile, nonché sulla manica della divisa da gioco della squadra femminile.
Il marchio mantiene inoltre una forte presenza anche presso lo stadio di casa del club, il Parc des Princes, nei giorni delle partite, e tutto il tè e il caffè serviti nell’impianto provengono esclusivamente dalla nazione dell’Africa orientale. Il valore di tutto questo? Circa 10 milioni di euro all’anno.
Anche il Milan potrebbe presto chiudere un’intesa con un governo africano: da giorni si parla infatti di un accordo (ad un passo) tra i rossoneri e la Repubblica Democratica del Congo...
I milioni (controversi) del Rwanda
La vicenda è semplice: alcuni tra i club di calcio più famosi del pianeta hanno messo a disposizione dei governi africani le loro divise (e non solo) per promuovere il turismo in determinati Paesi del continente. L’Arsenal è il caso più emblematico.
Al netto delle polemiche mosse da chi ritiene che i Gunners stiano ricevendo soldi – e facendo pubblicità – ad una nazione per nulla democratica, la società londinese ritiene di aver svolto un’adeguata due diligence sull’accordo ed è complessivamente soddisfatta di una partnership che frutta al club un’ingente somma di denaro. L’Arsenal ripete che l’obiettivo dell’intesa è quello di contribuire a creare un’industria turistica redditizia per un paese in via di sviluppo con un’economia a basso reddito come lo è il Ruanda.
Nel 2019, un anno dopo il primo deal con il club inglese, il Ruanda ha registrato un aumento del 30% su base annua nel numero di visitatori provenienti da tutta Europa e un aumento del 18% di viaggiatori provenienti dal Regno Unito. Il punto è che il governo ruandese è accusato di compiere abusi seriali da parte di molteplici gruppi per i diritti umani. Human Rights Watch sostiene che in Ruanda la tortura sia all’ordine del giorno, insieme alla mancata conduzione di indagini su «morti sospette», mentre Amnesty International afferma che «le sparizioni degli anni precedenti sono rimaste irrisolte».
Nel Regno Unito, inoltre, il Ruanda è finito sotto i riflettori a causa di una politica controversa che prevede l’invio in quel Paese, da parte di Londra, dei richiedenti asilo che tentano di attraversare la Manica (il tutto nella speranza di arginare il fenomeno migratorio).
Anche il Milan guarda all’Africa
Paul Kagame, confermato presidente del Ruanda con il 99% dei voti, è un grande tifoso dell’Arsenal, e sarà sicuramente orgoglioso di questa partnership. Il suo obiettivo politico consiste del resto nell’incrementare le entrate derivanti dal turismo, fino ad arrivare a 800 milioni di dollari all’anno entro il 2025.
Anche la Repubblica Democratica del Congo (RDC), dicevamo, intende attirare turisti e investitori. Per farlo ha scelto di affidarsi al Milan, con il quale la trattativa è in corso d’opera (e, forse, di realizzazione). Il Financial Times ha scritto che il governo congolese ha approvato una sponsorizzazione triennale multimilionaria con il Milan.
In base all’accordo, il club italiano promuoverà il Congo, un’abbreviazione comune per la RDC, come destinazione turistica tramite cartelloni allo stadio Meazza e un logo Visit Congo sulle maglie dei giocatori.
Anche in questo caso non mancano le polemiche. C’è chi fa notare come la RDC non sia affatto un Paese sicuro, tanto meno da visitare per fini turistici. Il ministero degli Esteri italiano attualmente raccomanda ai cittadini italiani di evitare tutti i viaggi non essenziali nel Paese. Il suo sito web afferma: “Alla luce dell’attuale situazione di sicurezza nel Paese, sconsigliamo i viaggi in RDC che non siano assolutamente necessari”.
Ricordiamo che nel 2021 tre persone, tra cui l’allora ambasciatore italiano Luca Attanasio, furono uccise da uomini armati in un’imboscata mentre si recavano nei pressi di Virunga per visitare un’iniziativa del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite.