Vogliono scavare un canale di 2.400 km in Africa per salvare un lago morente

Alessandro Nuzzo

13 Giugno 2026 - 13:27

Il lago Ciad è prosciugato al 90%. Per salvarlo si sta pensando di costruire un canale che lo collega con un fiume ma i costi sono elevati.

Vogliono scavare un canale di 2.400 km in Africa per salvare un lago morente

In Africa esiste un lago che un tempo sembrava infinito e che oggi lotta per la sopravvivenza. Nel corso degli ultimi decenni ha perso circa il 90% della sua superficie, mettendo in allarme milioni di persone che dipendono dalle sue acque per la pesca, l’agricoltura e la pastorizia. Si tratta del lago Ciad, uno specchio d’acqua che si estende tra Ciad, Camerun, Nigeria e Niger.

La situazione è particolarmente preoccupante perché decine di milioni di persone vivono lungo le sue sponde e molte di esse dipendono direttamente dal lago per il proprio sostentamento quotidiano. Quando le acque si ritirano, si perdono posti di lavoro, si abbandonano villaggi, diminuiscono i raccolti e interi stili di vita vengono stravolti. Per questo motivo è tornato d’attualità un progetto faraonico concepito già negli anni Ottanta, ma tornato al centro del dibattito negli ultimi anni a causa del peggioramento della situazione ambientale.

Il progetto ’Transaqua’ per costruire un canale tra il fiume Congo e il lago Ciad

Il progetto si chiama Transaqua e prevede la costruzione di un canale lungo circa 2.400 chilometri che dovrebbe trasportare acqua dal bacino del fiume Congo fino al lago Ciad. L’obiettivo è reintegrare parte dell’acqua perduta e cambiare il destino di un’intera regione africana. Sebbene l’idea sia stata elaborata oltre quarant’anni fa, oggi viene nuovamente considerata come una possibile soluzione alla crisi che minaccia il lago.

Si tratta di un’opera gigantesca, con un costo stimato di circa 43 miliardi di euro. Una cifra enorme, soprattutto per gli standard economici di molti Paesi africani coinvolti, e questo spiega perché per decenni il progetto sia rimasto sulla carta senza mai trasformarsi in un vero cantiere.

I sostenitori di Transaqua, tuttavia, non lo considerano semplicemente un canale destinato a trasferire acqua da un fiume a un lago. Lo vedono piuttosto come un grande corridoio di sviluppo per l’Africa centrale. Lungo il percorso del canale, infatti, l’acqua potrebbe essere utilizzata per irrigare i campi, sostenere nuove attività agricole e produrre energia idroelettrica. Inoltre, l’infrastruttura potrebbe diventare una nuova via navigabile interna, favorendo il commercio e i collegamenti tra diversi Paesi.

Per questi motivi, il progetto viene spesso descritto come una possibile spina dorsale economica dell’Africa centrale, capace di favorire crescita, investimenti e sviluppo in una vasta area del continente.

Naturalmente non mancano gli ostacoli. Il primo è quello economico: reperire 43 miliardi di euro non è semplice. A questo si aggiungono problemi politici, burocratici e ambientali. La Repubblica Democratica del Congo, da cui dovrebbe provenire parte dell’acqua, non ha ancora espresso un consenso definitivo all’iniziativa.

Esistono poi numerose preoccupazioni ambientali. Deviare una parte delle acque del bacino del Congo potrebbe avere conseguenze su uno degli ecosistemi più importanti e ricchi di biodiversità del pianeta. Infine c’è la questione della governance: chi dovrebbe finanziare il progetto, chi gestirlo e chi controllarlo? Si tratta infatti di un’infrastruttura che attraverserebbe o coinvolgerebbe diversi Stati dell’Africa centrale.

Per ora, dunque, Transaqua continua a essere uno dei progetti più ambiziosi mai immaginati per il continente africano. Un’idea affascinante e potenzialmente rivoluzionaria, ma che, almeno per il momento, appare ancora molto difficile da realizzare.

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