Negli ultimi mesi, i mercati finanziari sono stati mossi da una combinazione di fattori economici che hanno influenzato profondamente il panorama degli investimenti.
In particolare, i recenti timori per una nuova ondata di inflazione globale, alimentati da dati economici statunitensi, hanno avuto un impatto significativo sui rendimenti obbligazionari, mentre il settore immobiliare ha mostrato segni di resilienza.
In questo scenario turbolento conviene davvero investire nel «mattone»? Oppure le obbligazioni rappresentano ancora una valida alternativa? Uno sguardo ad alcuni dati interessanti.
Inflazione e rendimenti obbligazionari
Le preoccupazioni per l’inflazione globale sono state recentemente ravvivate dalla pubblicazione di un rapporto sul lavoro statunitense molto espansivo. Con un tasso di disoccupazione in calo al 4,1%, il mercato del lavoro USA sembra particolarmente solido, un dato che ha spinto in alto i rendimenti obbligazionari. Tuttavia, un successivo rapporto sull’inflazione, che si attesta al +2,9% su base annua, ha calmato in parte i mercati, riportando i rendimenti in una relativa stabilità. Nonostante ciò, l’inflazione USA rimane sopra il target della Federal Reserve del 2%, un segnale che preoccupa sia gli investitori americani che quelli europei.
In Europa, l’aumento dei rendimenti obbligazionari si sta facendo sentire. I titoli decennali europei ora rendono il 2,53%, in netto aumento rispetto ai livelli di meno di sei mesi fa, quando si avvicinavano al 2%. Questo incremento ha messo sotto pressione i prezzi delle obbligazioni, determinando una contrazione dei portafogli obbligazionari di molti investitori. Negli Stati Uniti, il Treasury decennale ha superato il 4,7%, un livello che sta influenzando negativamente sia il mercato azionario che quello obbligazionario.
Il calo nei prezzi delle obbligazioni occidentali ha generato nuovi timori sullo stato di salute dell’economia globale.
La resilienza del settore immobiliare
Mentre i mercati azionari e obbligazionari registrano difficoltà, il settore immobiliare ha dimostrato una certa resilienza. Negli Stati Uniti e in Europa, i titoli legati al comparto Real Estate hanno mostrato leggeri apprezzamenti. Sebbene i tassi d’interesse elevati tendano a comprimere gli utili delle società immobiliari, i prezzi degli immobili seguono spesso l’andamento dell’inflazione. Questo li (dovrebbe) rendere una forma di investimento protetta dal punto di vista reale (anche se spesso non è così).
Il mercato sembra scontare questa resilienza, attribuendo al settore immobiliare un ruolo di protezione contro l’inflazione. Tuttavia, è importante ricordare che l’immobiliare non è immune ai rischi. I tassi di interesse più alti possono ridurre la domanda di nuovi mutui, mentre la crescita economica incerta può influenzare negativamente i prezzi degli immobili in alcune aree.
Il mattone tradizionale contro i REITs
In Europa, l’investimento immobiliare tradizionale è spesso visto come un porto sicuro per il capitale. Ma forse non tutti sanno che esistono strumenti finanziari, come i Real Estate Investment Trusts (REITs), che consentono di ottenere rendite simili a quelle immobiliari senza possedere fisicamente un immobile. I REITs, noti anche come «mattoni digitali», sono fondi quotati in borsa che investono in immobili e distribuiscono la maggior parte degli utili sotto forma di dividendi.
Negli ultimi 12 mesi, le azioni immobiliari hanno reso solo poco più dell’1%, rimanendo indietro rispetto al rendimento del 22% dell’S&P 500 o del 14% dell’EuroStoxx50. Tuttavia, i REITs offrono alcune peculiarità interessanti. Ad esempio, lo Schwab U.S. REIT ETF, viene scambiato a sole 21 volte gli utili, nonostante rappresenti un fondo di riferimento per l’intero settore. Anche in considerazione del fatto che, il rendimento medio dei dividendi dei REITs, pari al 3,2%, supera di gran lunga l’1% (medio) offerto dall’S&P 500. Questo li rende spesso una soluzione attraente ed alternativa per gli investitori da rendita passiva.
I principali REITs da considerare
Tra i REITs più discussi, troviamo Prologis ed Enbridge. Prologis è leader nel settore degli immobili industriali, con una forte presenza nei magazzini e nei centri di distribuzione, una categoria che ha beneficiato enormemente della crescita dell’e-commerce. La società offre un dividendo del 3.55%, con un P/E di 33.
Enbridge, invece, si concentra principalmente sulle infrastrutture energetiche, ed è questa la sua più grande peculiarità. con una significativa esposizione agli immobili commerciali e industriali. I suoi dividendi generosi (attualmente superiori al 5%) la rendono una scelta attraente per gli investitori alla ricerca di reddito; resta interessante anche il suo andamento in borsa, crescente dal lancio, con un apprezzamento di circa il 1800%. Non certo un ritorno comune per uvetta categoria di investimenti, ne tanto meno rispetto al classico investimento nel mattone.
Quindi conviene investire sul mattone?
La risposta a questa domanda dipende dalle esigenze e dagli obiettivi di investimento individuali. Gli immobili tendono a offrire una protezione naturale contro l’inflazione, ma possono risultare illiquidi e costosi da mantenere. In questo senso, i REITs rappresentano un’alternativa interessante, combinando i benefici dell’investimento immobiliare con la flessibilità e la liquidità del mercato azionario.
In un contesto economico caratterizzato da inflazione persistente e tassi in leggera contrazione, il comparto immobiliare potrebbe tornare a essere un tema molto discusso, anche in borsa. Questo è particolarmente vero considerando il calo dei prezzi del mercato obbligazionario, a fronte del recente aumento dei rendimenti. Allo stesso tempo, un’inflazione più pronunciata potrebbe tradursi in una politica monetaria restrittiva più prolungata di quanto pronosticato in passato. Tassi elevati non favoriscono il mercato immobiliare, né tantomeno i REITs. Se la stretta creditizia dovesse diventare ancora più marcata, il mercato potrebbe affrontare addirittura una crisi del settore. Di conseguenza, è sempre fondamentale valutare attentamente il rischio.