I colossi industriali del Germania stanno riscrivendo i propri modelli di business, affrontando un contesto economico complicato e, allo stesso tempo, aprendo nuove opportunità per operazioni di fusione e acquisizione (M&A) che potrebbero rimodellare il panorama economico.
Tuttavia, resta da vedere se queste mosse strategiche riusciranno a rilanciare un’economia in difficoltà o se saranno solo un palliativo temporaneo.
In linea con la tendenza globale, anche in Germania il volume delle fusioni e acquisizioni è diminuito. Nei primi dieci mesi del 2024, le operazioni M&A hanno raggiunto un valore complessivo di circa 106 miliardi di dollari, il 3% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e ben al di sotto del picco di 185 miliardi raggiunto nel 2021, secondo i dati di Dealogic. Tuttavia, recenti operazioni di alto profilo suggeriscono un potenziale cambio di rotta.
A metà settembre, l’operatore ferroviario di proprietà statale Deutsche Bahn ha annunciato la vendita della sua divisione logistica Schenker alla danese DSV per 15 miliardi di dollari. Poche settimane dopo, Abu Dhabi National Oil Company ha acquistato il produttore chimico tedesco Covestro per un valore aziendale di 16 miliardi di dollari. Questi accordi potrebbero segnare l’inizio di una nuova fase per il settore, alimentando speranze di rilancio economico e di maggior dinamismo nel mercato delle M&A.
Dietro a queste operazioni si cela una necessità impellente di cambiamento. Negli ultimi due anni, le principali aziende tedesche hanno visto venire meno due pilastri storici della loro crescita: l’energia russa a basso costo e l’enorme domanda cinese per i prodotti manifatturieri tedeschi. Il risultato è stato un’economia stagnante e in contrazione, che ha riflettuto il peso di queste perdite strutturali.
Per rispondere a queste sfide, le aziende stanno cercando di reinventarsi attraverso investimenti massicci in nuovi prodotti, infrastrutture e mercati, al fine di incrementare i ricavi e mitigare i rischi derivanti da conflitti commerciali globali. La multinazionale privata Bosch, ad esempio, ha recentemente investito 8,1 miliardi di dollari nell’acquisizione delle operazioni di riscaldamento e condizionamento d’aria residenziale di Johnson Controls negli Stati Uniti, con l’obiettivo di crescere in un mercato chiave come quello statunitense. Anche Volkswagen si sta adattando al cambiamento tecnologico, avendo annunciato quest’estate un investimento di 5 miliardi di dollari nella società statunitense di veicoli elettrici Rivian Automotive. Parallelamente, Merck KGaA punta a espandere il proprio settore delle scienze della vita attraverso acquisizioni mirate.
Oltre a espandere le proprie attività principali, molte aziende tedesche stanno vendendo asset periferici per concentrare risorse sulle aree strategiche. BASF, gigante chimico dal valore di 44 miliardi di dollari, sta pianificando di quotare la propria divisione agricola e di vendere l’unità brasiliana, mentre i fondi di private equity si fanno sempre più presenti come acquirenti di asset non essenziali.
Un caso emblematico è quello di CVC Capital Partners, che ha recentemente tentato di acquisire Schenker. Pur senza successo, il fondo ha ottenuto il supporto dei sindacati, segnale di un cambiamento culturale notevole che solo pochi anni fa sarebbe stato impensabile. Tuttavia, il sistema economico tedesco mantiene ancora delle barriere culturali e politiche: l’opposizione della Germania alle offerte di UniCredit per Commerzbank rappresenta un’eccezione significativa a questa nuova apertura.
Le condizioni finanziarie stanno offrendo un assist ai dealmaker: con il calo dei tassi d’interesse, sia le società blue chip che i fondi di private equity trovano più agevole il finanziamento delle operazioni. Ciò potrebbe incoraggiare ulteriormente il flusso di accordi nei prossimi mesi, ma la questione centrale rimane: una nuova ondata di M&A potrà realmente arrestare il declino dell’industria tedesca o si rivelerà solo un argine temporaneo?
Per ora, gli advisor finanziari sono concentrati sull’attività intensa di negoziazione, lasciando aperta la riflessione sull’impatto di lungo termine. Un rilancio stabile e sostenibile dell’economia tedesca richiederà però ben più che operazioni di facciata: l’intero tessuto industriale deve trasformarsi in modo da rispondere a un contesto internazionale mutato e a esigenze produttive e tecnologiche più complesse.