Quali sono le città più care del 2026? Il ranking aggiornato fotografa le località dove la spesa per una famiglia media è cresciuta di più
Quali sono le città italiane più costose del 2026? A rispondere è la classifica dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), elaborata sui dati territoriali dell’inflazione diffusi dall’Istat: l’ultimo aggiornamento disponibile fa riferimento a giugno 2026.
Il criterio è quello ormai consolidato: non conta soltanto il tasso di inflazione tendenziale, ma quanto quel tasso si traduce in euro effettivi sul bilancio di una famiglia media. Per questo il primo posto nella graduatoria dei rincari e il primo posto per inflazione non coincidono quasi mai: pesano la composizione dei consumi locali e il livello medio di spesa di ciascun territorio.
Rispetto alla rilevazione di aprile 2026, quando in testa si trovava Bolzano, la mappa dei rincari si è ridisegnata: al vertice sale Ferrara, con un aggravio annuo che supera i 1.100 euro per nucleo familiare. Restano confermate le due velocità già emerse in primavera: il Centro-Sud registra i tassi di crescita dei prezzi più elevati, mentre il conto più salato in valore assoluto continua a maturare soprattutto nel Nord-Est.
Le città più care d’Italia nel 2026
Considerando i dati territoriali Istat di giugno 2026 su base annua, ecco le prime dieci città per aumento della spesa familiare secondo l’elaborazione UNC:
| Città | Inflazione giugno 2026 | Spesa aggiuntiva annua per famiglia |
|---|---|---|
| Ferrara | 4,0% | 1.157 euro |
| Verona | 3,9% | 1.083 euro |
| Bolzano | 3,4% | 1.033 euro |
| Massa-Carrara | 3,4% | 957 euro |
| Pistoia | 3,4% | 957 euro |
| Rimini | 3,3% | 955 euro |
| Vicenza | 3,4% | 944 euro |
| Pavia | 3,1% | 929 euro |
| Siena | 3,3% | 928 euro |
| Viterbo | 3,3% | 926 euro |
Ferrara guida la graduatoria con un’inflazione tendenziale del 4%, la seconda più alta d’Italia a pari merito con Siracusa e Reggio Calabria. Verona segue con il +3,9%, terzo valore nazionale insieme a Macerata. Bolzano, prima nella rilevazione di aprile, scivola al terzo posto pur mantenendo un’inflazione del 3,4%.
Fuori dal podio si collocano Massa-Carrara e Pistoia, appaiate a 957 euro, davanti a Rimini e Vicenza. La coda della top ten è occupata da tre città con incrementi molto ravvicinati: Pavia, Siena e Viterbo, separate da appena tre euro l’una dall’altra.
Un caso a parte è quello di Olbia-Tempio, che registra l’inflazione più alta d’Italia con il +4,3% ma si ferma al ventunesimo posto per spesa aggiuntiva, con 853 euro annui: la conferma più netta che tasso percentuale e impatto sul portafoglio sono due grandezze distinte.
Le città più economiche d’Italia nel 2026
All’estremo opposto della graduatoria si concentrano soprattutto capoluoghi del Mezzogiorno e del Nord-Ovest. Ecco le dieci città dove il costo della vita è cresciuto meno in valore assoluto:
| Città | Inflazione giugno 2026 | Spesa aggiuntiva annua per famiglia |
|---|---|---|
| Brindisi | 2,4% | 459 euro |
| Ancona | 2,3% | 537 euro |
| Benevento | 2,5% | 547 euro |
| Trapani | 2,4% | 554 euro |
| Aosta | 2,0% | 568 euro |
| Firenze | 2,0% | 573 euro |
| Parma | 2,0% | 579 euro |
| Cuneo | 2,3% | 584 euro |
| Campobasso | 2,4% | 592 euro |
| Potenza | 2,6% | 601 euro |
Brindisi si conferma la città più «leggera» per le famiglie, come già accadeva ad aprile, con un aggravio annuo di 459 euro. Aosta, Firenze e Parma condividono invece il primato opposto: il +2% è l’inflazione più bassa registrata in Italia a giugno 2026.
Le regioni con i rincari maggiori
Anche su base regionale la classifica UNC “premia” il Nord-Est e il Centro. Il Trentino registra l’incremento più elevato, con un’inflazione del 3,1% e una spesa aggiuntiva di 917 euro a famiglia. Segue il Lazio (+3,3%, +902 euro) e, al terzo posto, il Veneto (+3,3%, +893 euro). La regione più virtuosa è invece la Basilicata, con il +2,6% e un aggravio di 583 euro.
Cosa ha spinto i prezzi nel 2026
Il motore dei rincari del 2026 è stato individuato dalle associazioni dei consumatori nelle tensioni geopolitiche nell’area del Golfo e nel blocco dello Stretto di Hormuz, con effetti diretti su energia e alimentari. Ad aprile gli energetici non regolamentati sono passati da -2,0% a +9,6% su base annua, quelli regolamentati da -1,6% a +5,3%, mentre gli alimentari non lavorati hanno accelerato dal +4,7% al +5,9%.
Il presidente UNC Massimiliano Dona ha parlato di effetti paragonabili a quelli del conflitto del 2022. Sempre secondo Dona, il rallentamento dell’inflazione al 3% registrato a giugno sarebbe un dato già superato, legato a una tregua venuta meno all’inizio di luglio, con gas e petrolio tornati a salire.
Sulle voci di spesa più colpite, l’analisi del Codacons riferita all’inflazione di aprile quantificava una stangata media di 893 euro annui per la famiglia tipo, che saliva a 1.233 euro per un nucleo con due figli, per un conto complessivo di 23 miliardi di euro l’anno su tutte le famiglie italiane. I rincari più marcati riguardavano:
- combustibili liquidi: +38,1% annuo
- ortaggi freschi: +21,5% annuo
- gas: +11,8% annuo
- elettricità sul mercato libero: +8,2% annuo
L’impatto per tipologia di famiglia
Le stime UNC riferite alla nuova ondata di rincari differenziano l’impatto in base alla composizione del nucleo. Per una coppia con due figli l’aumento complessivo del costo della vita è stimato in 1.081 euro annui, così ripartiti: 311 euro per abitazione, elettricità e gas, 276 euro per i trasporti, 167 euro per alimentari e bevande, 98 euro per servizi di ristorazione e alloggio. Per una coppia con un figlio la spesa supplementare scende a 1.003 euro, mentre per la famiglia tipo l’aumento medio si attesta a 787 euro.