Le carte segrete che collegano Epstein all’élite e agli affari in Ucraina

Roberto Vivaldelli

16/02/2026

Il mainstream enfatizza i legami di Epstein con la Russia mentre emergono connessioni significative con Kiev: dalle modelle ai viaggi passando per la politica

Le carte segrete che collegano Epstein all’élite e agli affari in Ucraina

La narrazione sulla stampa mainstream, in particolare quella britannica, ha recentemente enfatizzato con insistenza i presunti legami di Jeffrey Epstein con la Russia, arrivando a dipingerlo come una possibile «spia russa» o agente coinvolto in operazioni di intelligence per Mosca.

Questa linea è emersa con forza dopo la pubblicazione, da parte del Dipartimento di Giustizia USA, di oltre 3 milioni di pagine di documenti legati al caso Epstein. Tali documenti rivelano effettivamente contatti del finanziere con figure russe, tra cui, tentativi ripetuti di organizzare incontri con Vladimir Putin (tramite intermediari come l’ex premier norvegese Thorbjørn Jagland) e rapporti con Sergei Belyakov, ex vice ministro russo con formazione all’Accademia FSB.

Tuttavia, questa enfasi su Mosca appare sbilanciata e fuorviante se confrontata con l’insieme delle prove storiche e documentali che dimostrano legami ben più profondi, duraturi e strutturali di Epstein con Israele. In particolare, emerge dai documenti la già nota lunghissima e stretta amicizia con l’ex premier israeliano Ehud Barak, che non solo visitò ripetutamente le residenze di Epstein (New York e Little St. James) per anni ma si rivolgeva al magnate per organizzare incontri con mezza élite mondiale e per consigli su quale aziende americane contattare (vedi Palantir di Peter Thiel, altro fidatissimo fornitore della macchina bellica israeliana).

C’è, tuttavia, un aspetto decisamente meno conosciuto e riguarda le connessioni del finanziere statunitense con l’Ucraina, riportare di recente anche in un’inchiesta della Berliner Zeitung. Oltre ai contatti con agenzie di modelle nella capitale ucraina, emergono dettagli su viaggi organizzati, acquisti immobiliari e un’attenzione spasmodica alla politica locale, descritta da Epstein come una «commedia» intrisa di «corruzione raffinata». Tra il 2010 e il 2019, in particolare, il finanziere avrebbe coltivato rapporti con intermediari ucraini, facilitando spostamenti di giovani donne e monitorando da vicino gli sviluppi politici a Kiev.

Al centro delle rivelazioni ci sono due agenzie di modelle con sede a Kiev: Linea 12 Models e L-Models. In una email del 2010, un informatore anonimo – il cui nome è stato oscurato nei documenti – le indica a Epstein come «le migliori» della città. Le altre, più piccole, verrebbero liquidate come «escort a basso costo». La stessa corrispondenza include fotografie di potenziali candidate, con selezioni personali che evocano i meccanismi oscuri del giro di Epstein.

Traffico sessuale anche in Ucraina

Un nome ricorrente è quello di Julija Kiselewa, descritta come una figura in grado di reclutare «circa 400 ragazze» per agenzie di modelle e servizi matrimoniali a Kiev. Le due agenzie, contattate dal Kyiv Independent, hanno respinto con fermezza ogni accusa. Stas Yankelevskiy, co-proprietario di L-Models, ha dichiarato: «Né l’agenzia né i suoi rappresentanti hanno mai avuto legami con servizi di escort, tantomeno con il caso Epstein». Similmente, non risulta alcuna collaborazione con Kiselewa.Un episodio particolarmente controverso coinvolge Mascha Manjuk, 58enne fondatrice di Linea 12 Models e ex conduttrice televisiva ucraina. In un’email dell’ottobre 2010, contatta Jean-Luc Brunel, agente francese e stretto collaboratore di Epstein, per discutere un contratto per una modella ucraina vista a Parigi. L’obiettivo? Un possibile viaggio negli Stati Uniti. Brunel, accusato in seguito di stupro su minori e traffico sessuale, inoltra il messaggio a Epstein. Fu ritrovato morto nella sua cella parigina nel febbraio 2022. Manjuk, intervistata dal Kyiv Independent, minimizza: «Si trattava di una lettera standard e trasparente. Non conoscevo Epstein e ignoravo i suoi legami con Brunel. Lo frequentavo da vent’anni, ma non ho mai sospettato nulla».

I documenti non si limitano alle email: rivelano un’intensa attività logistica. Nell’aprile 2011, Epstein riceve opzioni di volo da New York a Kiev, tutte con la compagnia russa Aeroflot e scalo a Mosca. L’anno successivo, la sua assistente Lesley Groff prenota una suite al lussuoso Hyatt Regency di Kiev per le notti dal 8 all’11 ottobre, facilitata da Thomas Pritzker, presidente della catena alberghiera e noto associato di Epstein. Nel 2018, Groff organizza voli di andata e ritorno per diverse donne, con destinazione Odessa, al tempo vivace città sul Mar Nero. Una di loro riceve conferma di un appartamento fornito da Epstein per un soggiorno di una settimana. Ancora più suggestivo è un messaggio di Brock Pierce, co-fondatore della piattaforma crypto Tether, che nel 2018 invita Epstein su «uno yacht ad Antigua pieno delle migliori ucraine».

Non manca un capitolo immobiliare: nel 2017, Epstein è coinvolto in un acquisto a Lviv, nell’Ucraina occidentale. Attraverso una fitta corrispondenza con la gallerista d’arte ucraina Anastasija Siroochenko (nata in Ucraina), il contabile Michael Stein e l’agente Jon Tomlinson, si discute di un edificio in via Borys-Romanyzkyj 24. Acquistato nel 2015 dalla madre di Siroochenko, Tetjana, per 128.500 dollari tramite la società Lviv Enterprises LLC, il immobile passa poi alla figlia. Tra le idee d’uso, un centro Pilates. Epstein definisce la venditrice Olga Krawtschuk un «elemento criminale» e si domanda se sia fuggita dall’Ucraina. Siroochenko trasferisce complessivamente 400.000 dollari, inclusi investimenti in una società chiamata Curation Media.

I contatti con la politica

Epstein non era solo un osservatore passivo. Come riportato dalla Berliner Zeitung, nel 2019 seguiva con avidità la politica interna ucraina. Tre giorni dopo l’elezione di Volodymyr Zelensky a presidente, invita una interlocutrice ignota a monitorare «Zelensky, il parlamento e gli sviluppi sulla corruzione». Alla replica di lei – che definisce la scena politica una «commedia show» –, Epstein ribatte: «Sì, è divertente, ma si tratta di corruzione raffinata. Si fanno enormi quantità di denaro. Enormi. Mi piacerebbe vederti come oligarca femminile». Una email di giugno 2019 accenna a una visita a Zelensky «questo giovedì», con il coinvolgimento dell’ex segretario al Tesoro USA Larry Summers.

Quest’ultimo, a maggio, si offre di discutere dell’Ucraina basandosi sulle sue partecipazioni alla Pintschuk Conference, forum di alto livello ospitato dall’oligarca ucraino Viktor Pintschuk.Altro scambio rivelatore: con Miroslav Lajčák, allora ministro degli Esteri slovacco. Discutono della vittoria di Zelensky su Petro Poroschenko. «I russi odiano Poroshenko, questo potrebbe aiutare a risolvere il conflitto», scrive Lajčák. «Ma non so se Zelensky sia in grado di guidare il paese». Epstein replica: «È un posto perfetto per te per intervenire». Lajčák: «Ci sto provando». Dopo la pubblicazione delle email, Lajčák si dimette dal ruolo di consigliere per la sicurezza nazionale slovacco all’inizio di febbraio 2026.

E non è tutto. Il 18 marzo 2014, a poche settimane dal colpo di stato di Euromaidan, Jeffrey Epstein scrive in un’email – presumibilmente indirizzata o scambiata con Ariane de Rothschild (allora vice-presidente ed esponente di spicco del board di Edmond de Rothschild Group) e/o con Olivier Kohl (consulente internazionale del gruppo) – una frase rivelatrice: «The coup in Ukraine should provide many opportunities, many»
(Il colpo di stato in Ucraina dovrebbe offrire molte opportunità, molte). Quelle parole non lasciano spazio a dubbi: Epstein non si limitava a osservare gli eventi ucraini come un semplice spettatore. Li vedeva come un’opportunità concreta, un terreno fertile per affari, influenze e profitti. In quel momento storico di caos e riassetto geopolitico, il finanziere non era un passante: era già proiettato a calcolare vantaggi e a posizionarsi.