Il mainstream enfatizza i legami di Epstein con la Russia mentre emergono connessioni significative con Kiev: dalle modelle ai viaggi passando per la politica
La narrazione sulla stampa mainstream, in particolare quella britannica, ha recentemente enfatizzato con insistenza i presunti legami di Jeffrey Epstein con la Russia, arrivando a dipingerlo come una possibile «spia russa» o agente coinvolto in operazioni di intelligence per Mosca.
Questa linea è emersa con forza dopo la pubblicazione, da parte del Dipartimento di Giustizia USA, di oltre 3 milioni di pagine di documenti legati al caso Epstein. Tali documenti rivelano effettivamente contatti del finanziere con figure russe, tra cui, tentativi ripetuti di organizzare incontri con Vladimir Putin (tramite intermediari come l’ex premier norvegese Thorbjørn Jagland) e rapporti con Sergei Belyakov, ex vice ministro russo con formazione all’Accademia FSB.
Tuttavia, questa enfasi su Mosca appare sbilanciata e fuorviante se confrontata con l’insieme delle prove storiche e documentali che dimostrano legami ben più profondi, duraturi e strutturali di Epstein con Israele. In particolare, emerge dai documenti la già nota lunghissima e stretta amicizia con l’ex premier israeliano Ehud Barak, che non solo visitò ripetutamente le residenze di Epstein (New York e Little St. James) per anni ma si rivolgeva al magnate per organizzare incontri con mezza élite mondiale e per consigli su quale aziende americane contattare (vedi Palantir di Peter Thiel, altro fidatissimo fornitore della macchina bellica israeliana). [...]
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