Nel 2025 le borse europee stanno correndo più di Wall Street. E non è solo un rimbalzo tecnico o questione di fortuna. Guardando ai numeri, l’Europa dimostra di avere ancora benzina nel motore. L’Euro Stoxx 50 ha guadagnato oltre il 10% da inizio anno, meglio dell’S&P 500 (fermo a +6%). E il DAX tedesco è salito del 22% in valuta locale, sostenuto anche dall’euro più forte.
Indice Eurostoxx 600 vx S&P 500
Fonte Bloomberg
Gli investitori sembrano convinti che borse europee saliranno ancora. Secondo il sondaggio mensile di Bank of America, il 41% netto dei fund manager europei è sovrappesato sull’equity dell’Eurozona. Non succedeva da quattro anni. Perché? Valutazioni ancora basse, solidi piani di spesa pubblica e una minore esposizione ai rischi interni che oggi stanno zavorrando gli Stati Uniti, come l’incertezza politica e la minaccia di nuovi dazi.
Vediamo tutti i motivi per cui l’Europa ha ancora margini per salire.
1) Valutazioni più basse rispetto a Wall Street
Il mercato europeo tratta con uno sconto del 35% rispetto a quello statunitense, se si guarda al rapporto prezzo/utili atteso. È una differenza troppo ampia per essere ignorata. Non si tratta solo di numeri, ma di un’opportunità. In un momento in cui le grandi big tech USA scontano elevate aspettative (e multipli) nei prezzi, l’Europa offre titoli più economici, con margini di risalita. Oltre a una maggiore diversificazione settoriale.
Lo sconto non riguarda solo le valutazioni, ma anche la percezione di rischio. Oggi, paradossalmente, è Wall Street a sembrare più vulnerabile, stretta tra l’incertezza politica e il rischio dazi. L’Europa, pur con le sue fragilità, è tornata a offrire stabilità macro e riforme fiscali coordinate.
2) Il piano tedesco da 1.000 miliardi
Mesi fa, la Germania ha annunciato un maxi piano da oltre 1.000 miliardi di euro per difesa e infrastrutture. Una cifra colossale, che ha già iniziato a produrre effetti. Titoli come Rheinmetall, Siemens Energy e SAP sono tra i migliori performer dell’anno, con una crescita rispettivamente del 201%, dell’87% e del 12%.
È la prima volta che l’Europa agisce con una strategia fiscale di lungo termine così coordinata, in risposta a nuove esigenze geopolitiche. E non è un caso che la spesa per la difesa sia il motore di questo rialzo: rappresenta una delle poche aree in cui è previsto un aumento strutturale nei prossimi anni.
Il risultato è un mercato azionario europeo che cresce non più per inerzia, ma per visione industriale. E gli investitori lo intuiscono con il 41% netto dei fund manager europei che oggi sovrappesato sull’equity UE.
3) Diversificazione e rotazione settoriale
Il rally europeo non è trainato da pochi titoli, come accade negli USA con le Magnifiche Sette. È un rimbalzo più sano, più diversificato. I settori che guidano la crescita sono banche (47% dei rendimenti), aerospazio e difesa (23%) e assicurazioni (15%).
Questi comparti beneficiano di tassi ancora elevati, di una maggiore visibilità sugli utili futuri e di flussi in entrata da investitori esteri. Le banche, in particolare, stanno tornando appetibili dopo anni di sottovalutazione, anche grazie alla ripresa di operazioni di M&A (soprattutto in Italia) che hanno riacceso l’interesse degli operatori internazionali.
Anche il settore del lusso, che ha faticato nel primo semestre, potrebbe presto tornare in carreggiata. UBS è diventata più ottimista su LVMH e sul comparto nel suo complesso, nonostante lo scandalo che ha coinvolto Loro Piana. Se la domanda globale regge, il rimbalzo non tarderà.
4) Il cambio euro/dollaro e la diversificazione valutaria
L’euro si è apprezzato di circa il 13% rispetto al dollaro da inizio anno. Questo ha moltiplicato i guadagni degli investitori americani che hanno puntato sul Vecchio Continente. E non è solo un effetto collaterale, ma è parte integrante della tesi d’investimento.
Comprare azioni europee oggi equivale, in un certo senso, a scommettere anche sulla tenuta della moneta unica, in un contesto in cui la BCE ha avviato un ciclo di taglio dei tassi più ordinato rispetto alla Fed.
Per molti gestori, l’esposizione al rischio euro è anche un modo per diversificare portafogli troppo concentrati su asset in dollari e su titoli tech USA.
5) Minore incertezza politica e meno rischio dazi interni
La variabile Trump pesa molto sugli investimenti. Le sue minacce di imporre tariffe del 30% sulle importazioni europee (e fino al 200% su alcuni farmaci) creano instabilità. Ma, paradossalmente, stanno danneggiando più gli Stati Uniti che l’Europa.
Il Vecchio Continente, nel frattempo, ha trovato un equilibrio politico che, pur con tutte le sue complessità, appare meno turbolento. Dunque per gli investitori globali l’Europa rappresenta oggi una sorta di “porto sicuro geopolitico” alternativo.
Anche il Regno Unito, con il FTSE 100 sopra i 9.000 punti, sta beneficiando di questo clima. Ma resta indietro rispetto all’Eurozona. Troppo difensivo, troppo ancorato a settori maturi. Per gli strategist di Citi, può essere una copertura. Ma il vero potenziale di crescita si vede altrove.
| DISCLAIMER Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio. |