Si racconta che questo lavoratore finirà in prigione per aver portato l’auto dal medico durante il congedo di malattia. Ecco quali sono i veri motivi.
Ci sono temi e modalità di trattarli che attirano sempre moltissima attenzione mediatica, come ci dimostra questa vicenda avvenuta in Danimarca. Alcuni media locali stanno raccontando di un lavoratore in congedo per malattia che ha portato l’auto dal medico per un controllo, rischiando ora il carcere. La notizia ha scatenato un vero e proprio polverone, sia per il modo sensazionalistico e piuttosto fuorviante con cui è stata presentata che pure per il contenuto stesso.
La stragrande maggioranza degli utenti è a dir poco indignata, sia per la narrazione avvenuta che per quanto accaduto al lavoratore, tanto che la notizia sta facendo il giro del mondo. Così, si sta aggiungendo ulteriore confusione alla vicenda, complici anche le barriere linguistiche e giuridiche visto che il tutto si è svolto in Danimarca. Appare quindi doveroso fare chiarezza, anche perché i cittadini danesi stanno davvero denunciando un sistema giudicato ingiusto e poco equo, a prescindere dal fatto specifico.
Il lavoratore che finirà in prigione per aver portato la macchina dal medico
La causa di tanta indignazione tra gli utenti, a ben vedere comprensibile, è la correlazione tra il congedo per malattia, l’uso dell’auto e la condanna penale. Elementi che sì, sono tutti parti centrali della vicenda, ma non hanno un vero nesso causale. Il lavoratore in questione, che era davvero in congedo per malattia, si è recato dal medico per una visita utilizzando la propria auto. Non avrebbe potuto guidare, ma ha deciso di farlo lo stesso per evitare di affaticarsi eccessivamente con la bicicletta, avendo dovuto usare anche le scale per via di un guasto all’ascensore.
Il problema è che il cittadino aveva subito la revoca della patente di guida e la confisca della moto per una precedente infrazione stradale, quindi non avrebbe potuto mettersi al volante di alcun veicolo a motore, indipendentemente dalle finalità e dalla destinazione. Le circostanze non c’entrano quindi con la condanna penale ricevuta dall’uomo, che ha commesso un reato secondo la legge danese, che prevede multe salate proporzionate al reddito annuo del trasgressore e anche pene detentive.
Queste ultime possono generalmente essere sospese, a meno che si verifichino condotte particolarmente gravi, come una recidiva o un altro reato commesso nel periodo di “libertà vigilata”, solitamente corrispondente a 2 anni. Ecco perché il lavoratore finirà in prigione, o almeno dovrebbe, avendo guidato con la patente revocata. Le sanzioni non hanno nulla a che vedere con i motivi per cui il lavoratore si è messo alla guida, ma le circostanze non possono neanche essere del tutto ignorate.
Molte persone hanno trovato ingiusto che non siano state considerate le ragioni che hanno spinto l’uomo a usare l’auto, consistenti per l’appunto nella necessità di sottoporsi a una visita medica evitando di affaticarsi eccessivamente e rispettando le regole del congedo di malattia, tra orari e controlli, per preservare il posto di lavoro. Per quanto questi aspetti siano evidenti, però, è altrettanto ovvio che ci sarebbero state molte altre alternative per ottenere lo stesso risultato senza violare la legge, come chiedere un passaggio o chiamare un taxi, per esempio.
Guida senza patente per un’emergenza medica
Nella vicenda danese non si è configurato il cosiddetto stato di necessità, che avrebbe consentito di derogare alle regole normali in ragione di una specifica urgenza. Lo stesso si può dire in Italia, dove la guida senza patente o con patente revocata è severamente vietata. Per la configurazione dello stato di necessità è infatti pretesa l’assenza di alternative per risolvere un problema urgente e molto grave. Pensiamo per esempio al trasporto di un malato per il raggiungimento dei soccorsi se nessun altro poteva portarlo e i servizi di soccorso e le forze dell’ordine non potevano ovviare al problema, magari per calamità naturali, caratteristiche delle strade e così via.
Certamente il caso danese non rientra in questa ipotesi, neanche secondo la legge locale, pertanto non ci sono speranze di annullare la sanzione. Si può dire lo stesso, seppur in modo leggermente ridimensionato, per le sanzioni che riguardano gli obblighi rispetto al datore di lavoro. L’uso del mezzo aziendale durante il congedo di malattia, per esempio, è una frequente causa di licenziamento.
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