1 maggio in busta paga: quanto spetta al lavoratore

Teresa Maddonni

29 Aprile 2021 - 17:12

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Il 1° maggio è la festa dei lavoratori, ma quanto spetta in busta paga? Vediamolo nel dettaglio facendo una distinzione tra chi presta servizio e chi no.

1 maggio in busta paga: quanto spetta al lavoratore

1° maggio in busta paga: quanto spetta al lavoratore? E a chi presta servizio? Per chi lavora il 1° maggio in busta paga viene corrisposto con una retribuzione maggiorata di una percentuale stabilita dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro di riferimento.

Il 1° maggio è la festa dei lavoratori, una festività nazionale segnata in rosso sul calendario che quest’anno cade di sabato.

Essendo il 1° maggio un giorno festivo che nel 2021 cade di sabato che per molti corrisponde a un giorno di riposo (si pensi a chi ha il contratto dal lunedì al venerdì) sorge spontanea la domanda se si tratti o meno in questo caso di una festività non goduta come quella del 25 aprile caduta di domenica.

Vediamo allora nel dettaglio quanto spetta in busta paga il 1° maggio, che sia un giorno lavorato o meno.

Lavoro festivo: cosa prevede la legge italiana?

La legge italiana in materia di lavoro prevede che alcuni giorni dell’anno debbano considerarsi festivi in quanto sono dedicati collettivamente alla celebrazione di riti civili e religiosi.

I giorni festivi infatti vengono individuati sia dalla legislazione nazionale che dai contratti collettivi nazionali.

In particolare in Italia le festività comuni a tutti i lavoratori sono:

  • 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno considerate festività civili nazionali;
  • 1° gennaio, 6 gennaio, lunedì di Pasqua, 15 agosto, 1° Novembre, 8 dicembre, 25 dicembre, 26 dicembre considerate festività religiose nazionali;
  • il Santo Patrono che ha tuttavia una data variabile.

1° maggio in busta paga: quanto spetta

Il 1° maggio come abbiamo visto è una festività nazionale, segnata in rosso sul calendario e quindi al lavoratore in busta paga spetta la retribuzione prevista per il giorno di lavoro normale.

Quest’anno tuttavia il 1° maggio cade di sabato e sono moltissimi i lavoratori che hanno un contratto di lavoro dal lunedì al venerdì: quanto spetta in questo caso?

La festività che cade di sabato, al contrario della festività che cade di domenica come è stato il 25 aprile o come sarà il 15 agosto 2021, non viene considerata tecnicamente una festività non goduta che va corrisposta in busta paga al lavoratore.

Nel caso in cui il lavoratore abbia un contratto dal lunedì al venerdì il giorno della festività del 1° maggio che cade di sabato viene considerato come un giorno feriale a zero ore lavorative non essendo né un giorno di riposo del lavoratore né un giorno lavorativo. La festività non dà quindi diritto alla retribuzione in più in busta paga.

È bene tuttavia ricordare che la disciplina sulle festività non può essere generalizzata pertanto occorre sempre far riferimento al CCNL. Nel caso della festività che cade di sabato come il 1° maggio per capire quanto spetta in busta paga occorre consultare il CCNL applicato alla categoria di interesse; possono infatti esservi dei contratti collettivi che prevedono delle condizioni più favorevoli per i lavoratori.

Lavorare il 1° maggio: quanto spetta in busta paga

Lavorare il 1° maggio, sebbene sia un festivo, è un’eventualità che può presentarsi. In busta paga in questo caso, come abbiamo anticipato, spetta la normale retribuzione maggiorata per una percentuale che viene stabilita dal CCNL di riferimento. Nel dettaglio:

  • per i lavoratori retribuiti in maniera fissa che lavorano durante il giorno festivo è prevista oltre alla normale retribuzione della giornata lavorativa anche la maggiorazione;
  • per i lavoratori retribuiti a ore come gli operai, vengono corrisposte le quote di retribuzione oraria con la maggiorazione per il lavoro festivo (sono pagate le ore lavorate con la percentuale di maggiorazione).

Per calcolare con precisione la percentuale della maggiorazione prevista per chi lavora nei giorni festivi è necessario anche in questo caso consultare il proprio CCNL.

In particolare nel CCNL Commercio il lavoro durante il festivo, tra cui rientra anche la prestazione domenicale, è maggiorato del 30%.

Il lavoro festivo nel CCNL Multiservizi viene invece maggiorato del 50%, del 65% se lavoro straordinario festivo diurno, del 75% se notturno festivo.

Come ricordano i CCNL di riferimento le percentuali di maggiorazione non sono cumulabili, nel senso che la maggiore assorbe la minore.

Il CCNL Case di Cura Private - Personale Non Medico - ARIS prevede per esempio che:

“Qualora nel giorno di festa il lavoratore presti servizio questo ha diritto a un permesso compensativo nei 30 giorni successivi e a un’indennità la cui cifra è stabilità dal CCNL stesso.”

Il lavoratore è obbligato a lavorare nei giorni festivi?

Nel caso in cui il datore di lavoro chiede al dipendente di lavorare in un giorno festivo questo non è obbligato a farlo. A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione che ha più volte ribadito che l’obbligo di lavorare nei giorni festivi non può essere inserito nel CCNL, ma può essere previsto nel contratto individuale di lavoro.

La Suprema Corte ha inoltre stabilito che nel caso in cui il lavoratore decidesse di non lavorare durante il giorno festivo, nonostante la richiesta del datore di lavoro, non perde il diritto alla normale retribuzione.

Inoltre al dipendente non può essere contestata l’assenza ingiustificata, in quanto trattandosi di un giorno festivo il lavoratore può decidere liberamente di lavorare o meno.

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