Lagarde (BCE), sono 2 i Paesi europei che si salveranno dallo shock energetico (non l’Italia)

Laura Naka Antonelli

5 Maggio 2026 - 16:26

Shock prezzi petrolio e prezzi gas, in sintesi shock energetico. 2 Paesi europei si stanno salvando dagli effetti della guerra. Lagarde (BCE) spiega perché.

Lagarde (BCE), sono 2 i Paesi europei che si salveranno dallo shock energetico (non l’Italia)

Parola di Christine Lagarde, Presidente della BCE: lo shock energetico provocato dalla guerra USA-Iran avrà un impatto drammatico su tutto il mondo, e in particolare sull’Europa, dipendente dalle importazioni di energia.

Ma alcuni Paesi riusciranno a salvarsi in qualche modo, o per lo meno saranno più al riparo, dallo shock del caro energia.

Si tratta di Spagna e Portogallo, economie pronte a raccogliere i frutti degli investimenti effettuati nelle energie rinnovabili.

Quelle energie rinnovabili nei confronti delle quali l’Italia ha sempre mostrato un malcelato scetticismo.

Shock energetico e transizione ecologica. Lagarde (BCE) presenta il paradosso preoccupante

Così Lagarde, numero uno della BCE, intervenendo alla conferenza organizzata a Francoforte dalla BCE, dalla Frankfurt School e da Cetex:

“L’ultimo decennio ha messo in luce un paradosso preoccupante: ogni nuovo dato ci spinge ad accelerare la transizione verde, eppure questa sta rallentando. È stato il decennio più caldo mai registrato. Il ritmo di innalzamento del livello del mare è raddoppiato da quando sono iniziate le misurazioni satellitari. E gli scienziati ritengono ormai probabile che, entro i prossimi cinque anni, il mondo supererà la soglia di 1,5° C fissata dall’Accordo di Parigi, molto prima di quanto previsto nel 2015”.

Nonostante ciò, ha ammonito Lagarde, “alla maggiore presa di coscienza non ha fatto seguito una maggiore determinazione. Piuttosto, la transizione ecologica ha perso slancio ”, se si considera che “l’anno scorso le emissioni globali di carbonio derivanti dai combustibili fossili hanno raggiunto un livello record ”.

Inoltre, “se un tempo i governi avevano mostrato una determinazione condivisa a Parigi, oggi assistiamo a passi indietro in alcune giurisdizioni ”.

Il motivo di questo dietrofront? Lagarde non ha nascosto le motivazioni di natura politica, facendo notare che “una parte della spiegazione è che il cambiamento climatico – un fenomeno che colpisce indipendentemente dall’orientamento politico – è diventato esso stesso un tema divisivo ”, tanto che “negli ultimi anni, abbiamo assistito in Europa a dibattiti sulla possibilità che, nell’attuale contesto geopolitico instabile, la transizione verde abbia reso il continente più vulnerabile, aumentando i costi dell’energia ”, in sostanza delle bollette.

Lagarde: status quo insostenibile con Europa che importa 60% dell’energia

La numero uno della BCE ha lanciato però un chiaro avvertimento: “ Lo status quo è chiaramente insostenibile. L’Europa importa circa il 60% della propria energia - quasi interamente da fonti fossili - e il recente aumento dei prezzi energetici è un promemoria del costo di questa dipendenza”, mentre “ le fonti energetiche alternative rappresentano il percorso più chiaro per ridurre al minimo i compromessi tra gli obiettivi della politica energetica europea: sicurezza, sostenibilità e accessibilità economica”.

A dire le cose come stanno è stata proprio un’analisi della Banca Centrale Europea che, ha messo in evidenza Lagarde, si è focalizzata sull’attuale shock energetico.

Lo studio ha dimostrato che “i Paesi in cui una quota più elevata di elettricità è prodotta da fonti non fossili, come Spagna e Portogallo, sono stati più protetti dall’aumento dei prezzi del gas ”.

Allo stesso tempo, ha sottolineato la numero uno della BCE, “è importante anche il modo in cui affrontiamo la transizione: farlo correttamente significa individuare i percorsi economicamente più efficienti, così da massimizzare le opportunità affinché la crescita e la decarbonizzazione procedano insieme”.

Lagarde ha concluso il suo discorso avvertendo tutta l’Europa:

“I rischi climatici e naturali sono, per loro natura, profondamente incerti e, di fronte a tale incertezza, la fortuna aiuta la mente preparata, come osservò Louis Pasteur. Le comunità della ricerca e delle banche centrali incarnano proprio questa preparazione. E resta ancora molto da fare”.

Il caso della Spagna che si è svincolata da dipendenza gas e il paragone con l’Italia

Leader in Europa nella transizione ecologica e nell’utilizzo delle energie rinnovabili è soprattutto la Spagna che, come riassume un articolo dedicato al tema, ha iniziato a recidere il cordone ombelicale che la teneva dipendente dai combustibili fossili soprattutto nel 2022, a seguito della guerra tra la Russia e l’Ucraina.

A partire da quell’anno, l’attuale premier spagnolo Pedro Sanchéz ha iniziato a iniettare miliardi di euro ottenuti dall’UE in progetti di energia rinnovabile, lanciando anche un piano sostegno dell’energia eolica e solare. Tanto che, dai dati della società di consulenza Independent Commodity Intelligence Services (ICIS) emerge che, a partire dal 2022, in Spagna la capacità di energia solare è quasi triplicata a più di 41 gigawatt nel corso del 2026, mentre la capacità di energia eolica onshore è aumentata a più di 32 gigawatt.

Un rapporto pubblicato alla metà di marzo ha messo inoltre in evidenza come l’utilizzo dell’energia eolica e solare abbia impedito ai prezzi dell’elettricità, in Spagna, di schizzare sulla scia della fiammata dei prezzi del gas seguita alla guerra USA-Iran.

Non per niente dall’inizio del 2026 i prezzi del gas hanno influenzato i prezzi dell’elettricità, in Spagna, in appena il 15% delle ore totali, a fronte dell’89% delle ore in Italia.

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