Il mese di ottobre per i mercati finanziari rappresenta spesso un doppio punto di svolta:
1) si registrano crash flash o minimi importanti
2) spesso parte il rally di fine anno da metà ottobre a metà gennaio.
Considerando che siamo anche nell’anno elettorale, la dicotomia tra rialzisti e ribassisti si fa ancora più forte, restituendo un mercato americano piatto e con compressione di volatilità, mentre in Asia, Cina e Giappone registrano alta volatilità a partire da agosto ad oggi. Che la velocità dei prezzi sia in aumento è ormai palese, anche se l’accelerazione è diversa da asset ad asset. Per leggere bene il mercato è opportuno analizzare la volatilità diversi strumenti finanziari.
VIX: è tornato sopra il livello di 20, che non aveva superato neppure ad inizio agosto, quando oggi gli indici americani sembrano stare sempre lì.
VIX
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VVIX. Anche la volatilità del Vix è tornata sopra il livello trigger di 110, valore che aveva superato dal periodo covid e mantenuto fino a giugno 2022.
VVIX
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OVX. Anche il petrolio sembra voler superare la soglia di 50, livello trigger preoccupante.
OVX
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GVZ. L’oro, che ha registrato massimi storici recentemente, ha una volatilità che sta salendo lentamente verso la resistenza di 20, molto importante.
GVZ
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VIXTLT. Anche il settore dei bond, pur uscito dal sell off dell’aumento dei tassi, rimane sopra a 100, livello di guardia fondamentale che dovrebbe essere abbandonato in vista di un prossimo probabile ribasso dei tassi.
VIXTLT
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EVZ. Anche la volatilità sul cambio euro/dollaro è lontana dal valore 10 di agosto, a metà strada a 7,5 distante dal valore 5 di basso rischio.
EVZ
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Totale tranquillità, in una situazione di massima compressione, è il rapporto tra VIX e yield Us, con tensioni generalmente sopra al livello di 10.
Rapporto tra VIX e yield Us
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Ottobre sembra un mese sornione con episodi sporadici di volatilità come in Cina, dopo quello giapponese di agosto, con le elezioni americane che si avvicinano e nessuna sorpresa sui tassi e l’inflazione stella e strisce. L’America cresce bene, mentre l’Europa soffre per i dati macro peggiorativi e per la situazione di stallo sul fronte ucraino; in Medio Oriente il focolaio belligerante sembra ben digerito dai mercati finanziari. Quanto ancora potrà rimanere compressa la molla, considerando l’alta mole di debiti pubblici a livello globale e la fragilità delle banche americane minori?