I fondi pensione in Italia rappresentano un’opportunità per integrare o sostituire la pensione pubblica, ma come valutare la loro sicurezza e i rischi connessi? In questo articolo analizzeremo i vari tipi di fondi pensione, il loro funzionamento, i contributi, i rendimenti e i benefici fiscali offerti in Italia, esaminando anche l’alternativa del Tfr in azienda.
Chi desidera investire in un fondo pensione deve però informarsi anche sui possibili rischi, capire cosa succede in caso di fallimento di un fondo pensione e valutare attentamente le opportunità offerte da ogni fondo.
Cosa sono i fondi pensione e come funzionano
In Italia, i fondi pensione rappresentano una soluzione di investimento collettivo per accumulare un capitale per il futuro al fine di integrare o sostituire la pensione pubblica. Ci sono diversi tipi di fondi pensione in Italia:
- i fondi pensione aperti,
- i fondi pensione chiusi,
- i fondi pensione negoziali.
Le tre tipologie differiscono tra loro in base ai soggetti che li gestiscono, alle modalità di accesso dei partecipanti e alla flessibilità degli investimenti.
Come funzionano i fondi pensione: contributi, rendimenti e benefici fiscali
I fondi pensione permettono di accumulare risorse finanziarie per la pensione attraverso la raccolta di contributi. Questi contributi vengono investiti in una serie di strumenti finanziari, tra cui azioni, obbligazioni e fondi comuni di investimento, con l’obiettivo di generare rendimenti nel tempo.
I rendimenti generati dai fondi pensione vengono poi reinvestiti all’interno del fondo stesso, contribuendo a far crescere l’ammontare delle risorse accumulate che poi, al momento della pensione, potranno essere utilizzare come integrazione o sostituzione della pensione pubblica.
I fondi pensione offrono anche alcuni benefici fiscali, come la possibilità di dedurre dal reddito imponibile i contributi versati. In particolare:
- i premi versati sono completamente deducibili fino a un massimo di 5.164,57 euro l’anno. Inoltre i fondi pensione offrono vantaggi fiscali sui rendimenti, con una tassazione agevolata del 20% per gli investimenti in bond societari e azioni, anziché del 26%;
- non si paga il bollo di legge presente sugli altri investimenti;
- al momento della pensione, i risparmi accumulati saranno tassati in parte sui contributi e in parte sui rendimenti, con aliquote comprese tra il 15% e il 9%, a seconda del periodo di permanenza nel fondo. Tuttavia, la tassazione sui fondi pensione è sempre più vantaggiosa rispetto al Tfr, che è tassato tenendo conto dell’aliquota media Irpef degli ultimi 5 anni prima del pensionamento;
- i dipendenti beneficiano del contributo del datore di lavoro, che aumenta i risparmi complessivi.
In generale, i fondi pensione in Italia possono essere un’ottima soluzione per chi desidera integrare o sostituire la pensione pubblica, ma è importante considerare attentamente i rischi e le opportunità di ciascun fondo prima di prendere una decisione di investimento.
I fondi pensione sono sicuri o rischiosi?
Per stabilire se i fondi pensione sono sicuri o rischiosi occorre partire dal loro funzionamento: si tratta infatti di veri e propri fondi di investimento che mirano a investire denaro sui mercati finanziari globali in modo da ottenere un rendimento periodico. Tali fondi investono principalmente in obbligazioni e titoli di Stato che offrono un rendimento fisso, ma anche in azioni, immobili e quote di fondi comuni d’investimento, bilanciati in base alla propensione al rischio: i rendimenti sono legati alle scelte di investimento dell’iscritto e del fondo. Tuttavia, poiché gli investimenti non sono privi di rischi, i fondi pensione non possono essere considerati sicuri al 100%. Pertanto, alcune persone non li considerano l’ideale per una pensione complementare che affianca quella pubblica al termine della carriera lavorativa.
Un’alternativa potrebbe essere quella di tenere il Tfr in azienda, che molti ancora scelgono di fare in Italia, soprattutto i giovani. Questo offre un rendimento certo e costante e, in caso di necessità, è possibile richiedere un anticipo del denaro accumulato dietro richiesta al datore di lavoro. Tuttavia, è importante notare che il Tfr potrebbe essere tassato a un’aliquota media Irpef degli ultimi 5 anni prima del pensionamento, il che potrebbe portare a una tassazione più elevata rispetto a quella sui fondi pensione.
Cosa succede se fallisce un fondo pensione?
Il fondo pensione non può fallire, perché opera con il regime della contribuzione definita. Inoltre, come previsto dall’art. 15 comma 5 del Dl 252/05, il fondo pensione può solo essere messo in amministrazione straordinaria o in liquidazione coatta amministrativa. Nel caso di una situazione estrema come la liquidazione del fondo pensione, gli iscritti non subiscono conseguenze dirette sulle proprie posizioni individuali, poiché la liquidazione riguarda solo la gestione dell’attività del fondo pensione e non l’utilizzo delle risorse degli associati.
Le entrate del fondo pensione provengono dalle commissioni e dalle quote associative versate da lavoratori e aziende associate. Se le entrate non dovessero coprire le uscite, potrebbe essere necessaria la liquidazione del fondo pensione e la decadenza dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività rilasciata dalla Covip.
Tuttavia, in questo caso estremo, gli iscritti non subiscono alcuna penalizzazione. Dovranno solamente trasferire le proprie posizioni individuali a un’altra forma di previdenza complementare, mantenendo il montante accumulato fino a quel momento. Pertanto, è importante sottolineare che il fondo pensione rappresenta comunque un’opzione sicura ed affidabile per la costruzione di una pensione complementare.
Chi garantisce i fondi pensione?
I fondi pensione sono tutelati da una rigida normativa e da una stretta vigilanza, a partire dalla raccolta dei contributi fino all’investimento presso una banca con l’aiuto di un gestore.
L’organismo di vigilanza che sorveglia i vari attori coinvolti nel processo è la Covip, Commissione di vigilanza sui fondi pensione .
I fondi pensione sono inoltre tenuti a garantire controlli interni attraverso l’istituzione di diverse figure e organismi:
- l’assemblea dei delegati,
- il consiglio di amministrazione,
- il collegio sindacale,
- l’organismo di sorveglianza,
- la funzione finanza,
- il controllo di gestione del rischio.
Inoltre, ogni fondo pensione può nominare un advisor esterno che si occupa di vigilare sugli investimenti effettuati dal fondo. Grazie a questi controlli, il denaro investito nel fondo pensione è sottoposto a una costante vigilanza in ogni fase del processo.
Quali sono i fondi pensione più sicuri?
La risposta alla domanda «quali sono i fondi pensione più sicuri?» è dipende. La scelta del fondo pensione dipende dall’orizzonte temporale e dal profilo di rischio personale. Se si è disposti a tollerare maggiori oscillazioni del mercato, sono indicati i comparti dinamici come l’azionario o il bilanciato tra azioni e obbligazioni. Al contrario, per coloro che si sentono più prudenti o sono prossimi al pensionamento, i comparti consigliati sono quelli a componente maggiormente obbligazionaria, come il bilanciato prudente o garantito.
Per individuare i fondi pensione più sicuri, è importante considerare la rendita che si può ottenere da una pensione integrativa. Tuttavia, il calcolo della rendita varia a seconda del tipo di fondo pensione scelto: aperto, chiuso o Pip. Inoltre, il rendimento e il rischio dipendono dalla composizione del portafoglio. Un’alternativa ai fondi pensione è data dai Pac in fondi comuni o in Etf, ma i Pac in Etf sono più efficienti sotto il profilo dei costi e offrono una buona diversificazione per contenere i rischi.
Quanto stanno perdendo i fondi pensione?
Nel 2022, i fondi pensione hanno subito perdite significative a causa dell’aumento dell’inflazione. Il patrimonio dei fondi sta diminuendo perché i prezzi delle obbligazioni e dei titoli di Stato acquistati in passato sono scesi. Secondo i dati di Covip, in Italia la perdita è stata di quasi il 6% a livello patrimoniale con effetti sui rendimenti dei fondi pensione negativi del 9,8% di media. Nello specifico i dati mostrano che nel periodo 2021-2022, i comparti dei fondi pensione chiusi hanno registrato un rendimento medio del -9,8%, mentre i fondi pensione aperti hanno avuto un rendimento medio del -10,7%. I Pip (Piani Individuali Pensionistici) del ramo III hanno registrato un rendimento medio del -11,5%.
Tuttavia, questi risultati si riferiscono a un periodo specifico e non rappresentano necessariamente l’andamento futuro dei rendimenti dei fondi pensione. Inoltre, l’investimento in fondi pensione ha un orizzonte temporale di lungo periodo, pertanto non deve essere valutato ogni singolo anno ma nell’intero arco temporale dell’investimento.
A tal proposito può essere utile l’esempio riportato da Fondapi ( il fondo nazionale pensione complementare per i lavoratori delle piccole e medie imprese) in cui paragona il rendimento di tre comparti con la rivalutazione media decennale del Tfr in azienda. Nel decennio 2013-2022, il rendimento medio del fondo Garanzia è stato dell’1,03%, quello del fondo Prudente del 3,07% e quello del fondo Crescita del 4,80%. Pertanto solo il fondo Prudente ha avuto un rendimento inferiore alla rivalutazione del Tfr in azienda, pari al 2,84%.
La decisione di investire in un fondo pensione deve dunque essere ponderata prendendo in esame il rendimento del Tfr, certo e prestabilito, pari all’1,5% + 75% del tasso d’inflazione annuale. Sebbene i lavoratori possano desiderare una pensione complementare, i rendimenti del Tfr sono prestabiliti e sicuri, garantiti dallo Stato e non soggetti alle turbolenze del mercato. Gli investitori possono semplicemente utilizzare il tesoretto del Tfr e investirlo in titoli di Stato, evitando di regalare commissioni ai gestori dei fondi di investimento. Inoltre, il capitale non andrà mai perso e può essere devoluto in caso di successione, a differenza della trasformazione in rendita offerta dai fondi pensione.
Come recuperare i soldi da un fondo pensione?
Chi vuole recuperare i soldi dal fondo pensione integrativa in modo urgente può farlo a certe condizioni. Di norma, i fondi pensione e i Pip prevedono la liquidazione solo dopo aver raggiunto i requisiti per la pensione obbligatoria e con almeno 5 anni di partecipazione alla previdenza complementare.
Una volta raggiunti i requisiti per il pensionamento, è possibile riscattare quanto accumulato nel fondo pensione e scegliere tra diverse modalità di erogazione, come la rendita al 100%, mista fino al 50% in capitale e il restante in rendita oppure il 100% in capitale subito se l’importo accumulato non supera una certa soglia.
Tuttavia, ci sono alcune eccezioni per le quali è possibile richiedere il riscatto o l’anticipazione dei soldi versati durante la fase di accumulo: per esempio nel caso di gravi malattie, per l’acquisto prima casa o ristrutturazione, nel caso di disoccupazione oltre 12 mesi è previsto un rimborso parziale o totale.
Una soluzione alternativa al fondo pensione è quella di optare per un Piano di accumulo (PAC), dal quale è possibile uscire e recuperare i soldi versati in qualsiasi momento.
Scegliere la tipologia di erogazione della rendita del fondo pensione è il modo migliore per integrare la pensione pubblica individuando la scelta quella più adatta alle proprie esigenze.