Quanto rendono €100 al mese sul Nasdaq 100 in 20 anni (e quali ETF si possono comprare dall’Italia)?

Flavia Provenzani

18 Settembre 2026 - 15:51

100 euro al mese per vent’anni. Quattro scenari di rendimento, quanto resta dopo il 26% di tasse e quali ETF sul Nasdaq 100 si possono comprare dall’Italia.

Quanto rendono €100 al mese sul Nasdaq 100 in 20 anni (e quali ETF si possono comprare dall’Italia)?

Un versamento mensile da 100 euro per vent’anni vale 24.000 euro di capitale investito, e fin qui il calcolo è semplice. Ma a quanto può ammontare il rendimento effettivo secondo le diverse ipotesi di rendimento? E quanto pesano le tasse?

L’Invesco QQQ Trust, uno degli ETF più conosciuti al mondo, replica il Nasdaq 100, l’indice che raccoglie le 100 maggiori società non finanziarie quotate al Nasdaq, gestisce circa 474 miliardi di dollari e ha un costo annuo dello 0,18%. Il suo rendimento degli ultimi dieci anni è stato eccezionale, con un rendimento complessivo negli ultimi dieci anni pari al 543% (dati aggiornati al 16/09/2026). Molti portali di informazione finanziaria statunitensi ipotizzano che, se quel ritmo proseguisse, un versamento mensile di 100 euro diventerebbe una cifra a sei zeri nel giro di vent’anni. Il calcolo è corretto sul piano aritmetico, è vero, ma poggia su un’ipotesi molto forte. E per chi investe dall’Italia c’è un ostacolo in più.

Puntare a un rendimento del 20,4% annuo ha senso?

Un rendimento complessivo del 543% in dieci anni corrisponde a un rendimento medio annuo composto del 20,4%. Proiettarlo sui vent’anni successivi significa ipotizzare che la performance del decennio appena trascorso si ripeta identica, del tutto invariata.

Con questa ipotesi, 100 euro versati ogni mese per 240 mesi, quindi 24.000 euro di capitale effettivamente investito, arriverebbero a circa 260.400 euro lordi. Ma attenzione: il 20,4% annuo per vent’anni consecutivi sarebbe un risultato senza precedenti per un indice azionario su un orizzonte così lungo, e nessuno può garantirlo.

Gli scenari più prudenti

Rimaniamo nel territorio delle ipotesi, ma con un approccio più prudenziale, seppur incerto. Nella tabella il capitale versato è sempre 24.000 euro, distribuiti in venti anni, e i valori sono lordi e arrotondati.

Rendimento medio annuoValore finale lordoGuadagno lordo
7% 51.000 euro 27.000 euro
10% 72.400 euro 48.400 euro
15% 132.700 euro 108.700 euro
20,4% 260.400 euro 236.400 euro

Il 10% corrisponde all’incirca alla media storica di lungo periodo dell’indice S&P 500, il 7% a un’ipotesi più conservativa. La distanza tra il primo e l’ultimo scenario mostra quanto il risultato dipenda dall’assunzione di partenza, molto più che dalla cifra versata ogni mese.

Quanto resta dopo le tasse?

Nessuna di queste cifre finisce intera in tasca. Sui proventi degli ETF armonizzati, cioè quelli conformi alla direttiva UCITS e domiciliati nell’Unione europea, si applica un’imposta del 26%.
La base imponibile è la differenza tra il valore di vendita o rimborso e il costo fiscalmente riconosciuto, comprensivo delle commissioni di acquisto. Nel caso di un piano di accumulo, ogni versamento entra nel calcolo con il proprio prezzo di carico.

Rendimento medio annuoValore finale lordoImposta al 26%Valore netto
7% 51.000 euro 7.020 euro 43.980 euro
10% 72.400 euro 12.584 euro 59.816 euro
15% 132.700 euro 28.262 euro 104.438 euro
20,4% 260.400 euro 61.464 euro 198.936 euro

Con un ETF ad accumulazione l’imposta si versa soltanto al momento della vendita, perché i dividendi vengono reinvestiti all’interno del fondo senza passare dal conto dell’investitore. Con un ETF a distribuzione, invece, ogni dividendo incassato sconta subito il 26% e il capitale che resta investito è quindi inferiore. È il motivo per cui, a parità di indice, le versioni ad accumulazione risultano più efficienti per chi ha un orizzonte lungo e non ha bisogno di una rendita periodica.

Ricordiamo che il 26% scende al 12,5% per la quota di proventi riferibile a titoli di Stato italiani o di Paesi inclusi nella cosiddetta white list - un vantaggio degli ETF obbligazionari governativi, ma per un ETF azionario sul Nasdaq 100 l’aliquota resta piena.

Occhio anche all’asimmetria delle minusvalenze. Il risultato positivo è un reddito di capitale, mentre la perdita realizzata sulla vendita è un reddito diverso, due categorie che la legge non consente di compensare tra loro. Chi vende un ETF in guadagno paga il 26% pieno anche se ha minusvalenze accumulate in passato ma, al contrario, la perdita realizzata su un ETF resta nello «zainetto fiscale» per quattro anni e può essere compensata solo con guadagni della stessa categoria, per esempio quelli su azioni singole, derivati o ETF non armonizzati.

Con un intermediario italiano in regime amministrato è la banca o il broker ad applicare la ritenuta e a gestire lo zainetto fiscale ma, con un broker estero che non opera come sostituto d’imposta, gli adempimenti restano in capo al contribuente, che deve compilare i quadri della dichiarazione dedicati ai redditi di capitale e alle minusvalenze, oltre a quello per il monitoraggio delle attività detenute all’estero.

Sui dossier titoli detenuti in Italia, poi, si paga l’imposta di bollo dello 0,2% annuo sul controvalore, che diventa IVAFE, sempre allo 0,2%, per i rapporti presso intermediari esteri

Gli ETF sul Nasdaq 100 acquistabili in Italia

Chi cerca il QQQ sulla piattaforma della propria banca lo trova quotato, ma non riesce ad acquistarlo. Il motivo è il regolamento europeo PRIIPs, che impone a ogni prodotto d’investimento offerto a un cliente retail nell’Unione europea di avere un KID, il documento standardizzato con rischi, costi e scenari.
Gli emittenti statunitensi non producono il KID perché la normativa americana non lo richiede. Senza quel documento, gli intermediari europei non possono vendere il prodotto alla clientela al dettaglio.

Esistono però numerosi ETF UCITS, cioè europei, che replicano lo stesso indice e sono regolarmente negoziabili. Questi i principali, con i dati al 31 agosto 2026.

ETFISINTERProventiReplica
iShares Nasdaq 100 UCITS ETF (Acc) IE00B53SZB19 0,30% Accumulazione Fisica
Invesco EQQQ Nasdaq-100 UCITS ETF IE0032077012 0,30% Distribuzione Fisica
Invesco EQQQ Nasdaq-100 UCITS ETF Acc IE00BFZXGZ54 0,30% Accumulazione Fisica
Amundi Core Nasdaq-100 Swap UCITS ETF Acc LU1829221024 0,22% Accumulazione Sintetica
Xtrackers Nasdaq 100 UCITS ETF 1C IE00BMFKG444 0,20% Accumulazione Fisica
BNP Paribas Easy II NASDAQ 100 UCITS ETF USD Acc IE000QDFFK00 0,14% Accumulazione Fisica
UBS Nasdaq-100 UCITS ETF USD acc IE000SB4G4I4 0,13% Accumulazione Fisica

Il più grande per patrimonio è l’iShares, con oltre 24 miliardi di euro, seguito dall’Invesco a distribuzione con quasi 12 miliardi. I più economici sono i prodotti UBS e BNP Paribas, sotto lo 0,15% annuo.

Nella scelta contano tre elementi oltre al costo:

  • la gestione dei proventi: gli ETF ad accumulazione reinvestono i dividendi automaticamente, quelli a distribuzione li versano sul conto, con tassazione immediata;
  • il metodo di replica, fisica o tramite swap;
  • la dimensione del fondo, che incide sulla liquidità e sulla facilità di negoziazione.

Il rischio di cambio (e quello di concentrazione)

Anche comprando un ETF quotato in euro, l’esposizione valutaria resta poicé le azioni sottostanti sono in dollari, quindi il risultato dipende anche dal rapporto tra euro e dollaro. Esistono versioni con copertura del cambio, che hanno però costi superiori e non eliminano del tutto il rischio.

C’è poi la concentrazione, considerando che nel QQQ le prime dieci società pesano circa il 47% del portafoglio: Nvidia vale l’8,40%, Apple il 7,92% e Microsoft il 5,91%. Su 100 titoli, il risultato dipende in larga parte da una manciata di nomi, tutti esposti agli stessi temi come intelligenza artificiale, cloud e dispositivi mobili.

È la ragione della performance straordinaria degli ultimi dieci anni, ma è anche il principale fattore di rischio per i prossimi.

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