Non è inflazione, è shrinkflation: come le aziende riducono le confezioni e svuotano il tuo portafoglio.
L’inflazione non è soltanto quella raccontata dagli indici statistici o dalle decisioni delle banche centrali. È quella che incontriamo ogni giorno davanti agli scaffali del supermercato. E, sempre più spesso, assume una forma tanto discreta quanto efficace: la shrinkflation.
Il termine nasce dall’unione dei verbi inglesi to shrink (restringere) e inflation (inflazione). Il meccanismo è semplice: il prodotto diventa più piccolo, ma il prezzo rimane uguale o aumenta. Il consumatore continua a comprare la stessa confezione, convinto di pagare più o meno come prima, senza rendersi conto che sta acquistando meno prodotto.
Prendiamo un esempio concreto. Una confezione di caffè macinato nel 2020 conteneva 250 grammi e costava 3,50 euro. Oggi la stessa confezione contiene 220 grammi e costa 3,90 euro. L’aumento del prezzo sembra contenuto, appena l’11%. Ma se si calcola il costo per grammo, il quadro cambia radicalmente: si passa da 1,4 centesimi al grammo a 1,8 centesimi, con un incremento di circa il 27%. In altre parole, il consumatore non paga soltanto qualche decina di centesimi in più: paga un prezzo significativamente maggiore per ogni grammo di prodotto acquistato. È questo il vero effetto della shrinkflation, spesso molto meno visibile del semplice aumento del prezzo esposto sullo scaffale. [...]
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